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Carlo Fruttero: “Mutandine di chiffon”
 Galaad Edizioni (del 11/05/2010 @ 11:49:17, in Libri, linkato 454 volte)


di Simone Gambacorta

Avete presente una leccornia? Bene, allora non vi sarà difficile capire cosa sia “Mutandine di chiffon”, il nuovo libro autobiografico di Carlo Fruttero. Ma perché questo sottotitolo, “Memorie retribuite”? È proprio l’autore a svelarci l’arcano: «Perché, salvo due o tre eccezioni, sono state scritte su richiesta di vari giornali, settimanali, riviste, libri bisognosi di prefazioni, e naturalmente pagate». Giusto un paio di tocchi per soffiare via gli incensi autocelebrativi e per sottolineare la composizione fortuita e l’anima tutt’altro che retorica del libro. Fruttero ne ha viste e vissute tante, ma non vuole essere considerato un maestro, un punto di riferimento, una memoria storica, e lo dice senza peli sulla lingua. Va bene, non forzeremo la mano. Resta però un fatto: queste pagine sono bellissime. Nel vero senso della parola. E infatti la ripetiamo: bellissime. «Lo stile è l’uomo», diceva Buffon, e qui di stile ce n’è a iosa. A proposito: nel pamphlet “Scritture a perdere”, Giulio Ferroni ha detto che teme la nostra sia l’epoca della «fine dello stile», e purtroppo tutto sembra dargli ragione. Per fortuna ogni tanto capita di incontrare libri di maestri, no, maestri no, Fruttero non vuole lo si chiami così, diciamo veterani, ecco, veterani sì, che entusiasmano e lasciano tirare un respiro di sollievo. Quella di Fruttero è una scrittura saporosa, suadente, briosa; vi convivono un’ironia e un’autoironia mai forzate, sottili, elegantissime, e vi scorre un’intelligenza fabulatoria che declina se stessa nelle forme dell’aneddoto fulminante, del ricordo, del ritratto. Basti citare, per esempio, i primi piani su Luciano Foà, Pietro Citati, Mario Soldati, Italo Calvino e Giulio Einaudi, scatti che fanno colpo in un batter d’occhio, giusto il tempo di “accadere”, come quei pallonetti morbidi e imprevisti che appena te ne accorgi già sono diventati gol. Tra i tanti “pezzi” raccolti nel libro, vanno assolutamente segnalate due autentiche chicche di memoria, cioè “Vita di castello”, un racconto d’infanzia, guerra e iniziazione alla lettura che andrebbe incorniciato, e quell’altro piccolo capolavoro che è “Night of Telegram”, spassoso a più non posso. Molto belle anche le pagine su Lucentini (nessuna lacrima, niente lacrimoni, solo sobrietà e rispetto), sulla famiglia e sul mestiere di genitore e di nonno. Però che grande equilibrio, quanto lavoro di bilancia e bulino, e quanta naturalezza, in questa scrittura che sa essere bella senza ricorrere a bellurie, e quanta sapienza nella costruzione, nel montaggio di ogni testo, dove le parti consuonano, dialogano, si legano con grazia e, a ogni voltar di pagina, mostrano la stessa felicità di passo e tenuta. Un giro di frase, un tratto, una pennellata, restituiscono per intero il sapore di un’immagine, di un volto, di una scena di vita: ne discende una fragranza evocativa tutta particolare, che affascina e sollecita il palato del lettore con una prosa da cui zampillano verve ed eleganza. Le parole di Fruttero sanno trovare da sole la temperatura per lasciarsi sorbire, e poi c’è quell’aura che le avvolge, che le allarga, che le porta a dire sempre un po’ oltre quello che dicono. Queste memorie retribuite retribuiscono chi le ascolta con un piacere di lettura rispetto al quale è impossibile sentirsi estranei. Poche volte capita di poter leggere gli uomini e le cose in una chiave tanto vivida, e così lesta e lieve nel rifiutarsi d’esibire quello spessore culturale e quel valore letterario che pure racchiude.

(Carlo Fruttero: “Mutandine di chiffon. Memorie retribuite”, Mondadori, pp. 240, Euro 18,50)
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  1. # 1   kDwqecajAbdpUBRXj (inviato il 06/11/2012 @ 14:39:09)

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