"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)
01dic
![]() di Pietro Ruggieri |
Se vi recate alla mostra dedicata a Van Gogh (1853-1890), allestita presso il Complesso del Vittoriano a Roma, con la speranza di ammirare le sue opere più importanti, resterete di certo delusi. In mostra, a parte alcune eccezioni, non è presente nessuna delle sue opere più famose, nessun dipinto tra quelli che ci aspetteremmo di trovare. Inoltre, il confronto con le opere di altri artisti, dai quali Van Gogh fu influenzato o che considerò padri spirituali, talvolta distoglie in modo irritante l’attenzione dai capolavori del maestro olandese. L’itinerario espositivo si sviluppa lungo l’intero percorso artistico di Van Gogh con un preciso tema di fondo, quello del rapporto tra la campagna e la civiltà moderna. La campagna è espressione della natura benefica, della semplicità del vivere e del duro lavoro dei contadini; la modernità si concretizza nella vita di città, con le sue frenesie e le sue attrattive mondane. Van Gogh riesce a fondere i due aspetti, spesso inserendo tracce inconfondibili della vita moderna all’interno di paesaggi prettamente rurali o naturali (Cipressi con due figure femminili, 1889); anche quando rappresenta la grande città, Parigi, la ritrae attraverso le zone periferiche, circondate da orti e da giardini, inserendo un carattere di atemporalità, tipico della sua produzione artistica, teso a rappresentare valori universali.
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| Van Gogh fu un uomo dalla vita travagliata. Nel 1880, esortato dal fratello Théo, che ebbe un ruolo fondamentale nella sua vita e lo sostenne sempre psicologicamente ed economicamente, decise di impiegare la sua inquieta energia nella pittura. Il furore religioso, che fino a quel momento lo aveva spinto a ricercare in Dio e nei precetti ecclesiali una pace che non riusciva a trovare, si trasformò in furore artistico, in un fuoco che non si spense mai, alternando momenti di intensa creatività ad altri di angoscia, rabbia e instabilità mentale (uno per tutti, l’episodio del taglio dell’orecchio dopo il furibondo litigio con Paul Gauguin nel suo studio della “casa gialla” ad Arles). Le influenze artistiche che segnarono Van Gogh, da Millet, che considerò un padre spirituale, a Cézanne, Pissarro e a tutti gli impressionisti, che conobbe e studiò nel suo soggiorno a Parigi, vanno rilette alla luce di questa indomabile forza espressiva. |
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| L’artista riceve emozioni dall’ambiente circostante e le concretizza sulla tela attraverso l’uso forte del colore e le pennellate dense e decise, che fanno vibrare le immagini come se fossero animate da una sorta di turbolenza, da un continuo divenire che fonde gli elementi della natura (Vialetto nel giardino pubblico, 1888; Olivi, 1889), privandoli di qualsiasi staticità. Le stesse abitazioni, immerse nei paesaggi di campagna, risultano deformate, alla luce del perenne mutamento delle cose, come se anch’esse vivessero dell’eterno respiro della natura (Fattorie vicino ad Auvers, 1890). L’arte di Van Gogh pone le basi della pittura espressionista che, come dice il termine stesso, intende esprimere gli stati d’animo dell’artista con il colore e renderne partecipi gli spettatori. Lo stesso Van Gogh, in una delle numerosissime lettere inviate all’amato fratello Théo, scrisse: “Voglio fare disegni che vadano al cuore della gente”. L’intento può dirsi pienamente riuscito. Vincent Van Gogh, Campagna senza tempo – Città moderna Roma, Complesso del Vittoriano, 8.10.2010-6.2.2011 |

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Commenti
Consiglieresti questa mostra a chi, per potervi prendere parte, deve farsi 500 km di strada e ore di fila?
No, a meno che tu non voglia studiare dei tempi specifici della pittura di Van Gogh. Io l'ho vista: per me il bilancio è stato abbastanza positivo, nonostante la prima impressione di delusione.
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