"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)
13ago
R.L.Stevenson |
Il più noioso tra i clown racconta, o cerca di raccontare, una storiella, come il più debole dei bambini mette qualcosa di suo nel gioco; e, proprio come la persona adulta dotata di immaginazione che si unisce al gioco lo arricchisce subito con molte liete situazioni, il grande scrittore creativo ci mostra la realizzazione e l’apoteosi dei sogni ad occhi aperti della gente comune. I suoi racconti possono nutrirsi della realtà della vita, ma il loro segno distintivo è quello di soddisfare gli indicibili desideri del lettore, obbedire alle leggi ideali del sogno ad occhi aperti. La cosa giusta deve accadere nel luogo giusto; deve essere seguita dalla cosa giusta; e non solo i personaggi devono parlare in maniera conveniente e pensare in modo naturale, ma tutte le circostanze di un racconto devono farsi eco l'una con l'altra; come le note nella musica. Le fila di un racconto devono riunirsi di quando in quando a formare un quadro nella tela; i personaggi devono assumere, di quando in quando, delle posizioni l'uno nei confronti dell'altro o della natura, cosa che darà al racconto un suo timbro caratteristico, come un'illustrazione. Crusoe che scappa di fronte all'impronta, Achille che insolentisce i Troiani, Ulisse che curva il grande arco, Cristiano che corre turandosi le orecchie, sono tutti momenti della leggenda e ciascuno di essi si è stampato in eterno nella memoria. Cose di altro genere possiamo dimenticarcele; possiamo dimenticarci le parole, anche se sono bellissime; possiamo dimenticarci il commento dell'autore, anche se forse era intelligente e sentito; ma queste scene che fanno epoca, che lasciano un marchio indelebile nel racconto e soddisfano, in un colpo solo, la nostra capacità di condividere un piacere, le teniamo così care nel cuore della nostra memoria che né il tempo né il gusto riusciranno ad affievolire la nostra impressione. Questa è dunque la parte plastica della letteratura: identificare il personaggio, il pensiero, o il sentimento in qualche gesto o atteggiamento che risulterà di particolare effetto per la memoria visiva. E’ la cosa più eccelsa e più difficile che si possa fare con le parole; la cosa che, una volta raggiunta, fa la felicità sia della studente che del sapiente e costituisce, di diritto, la qualità dell’epoca. Al suo confronto tutti gli altri scopi della letteratura, eccetto il lirico puro o il filosofico puro, hanno una natura bastarda, sono di facile esecuzione e dal risultato debole. Una cosa è scrivere della locanda di Burford, o descrivere uno scenario usando le parole come i pennelli; tutt’altra cosa è cogliere il nocciolo del suggerimento e rendere un paese famoso con una leggenda. Una cosa è annotare e sezionare, facendo uso della logica più tagliente, le complicazioni della vita e dello spirito umano; tutt’altra cosa è dar loro corpo e sangue con la storia di Aiace o di Amleto. La prima è letteratura, ma la seconda è qualcosa di più perché è anche arte.
(Robert Louis Stevenson, Romanzi, racconti e saggi, a cura di Attilio Brilli, Mondadori 1982) |

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