"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)
06mar
![]() di Daniela Di Pietrantonio |
Duecentosessantuno anni sono tantissimi. In quasi tre secoli tutto cambia in un paese: la società, la cultura, il gusto. Eppure una commedia del 1747 può ancora divertire. Quando ci si appresta ad assistere all’opera di un grande autore del passato come Goldoni ci si aspetta fondamentalmente di conoscere un classico della letteratura italiana, di comprendere un’epoca, ma raramente di ridere di gusto. E in effetti, messi di fronte a una scena settecentesca, con tanto di linguaggio affettato e costumi d’epoca, ci si trova un po’ fuori dal tempo. Ma poi entra in scena un uomo che è una maschera comica naturale, che si fa capire anche parlando in bergamasco o veneziano, e ogni distanza temporale tra lo spettatore e la comicità immortale dell’opera è annullata. La scenografia, i costumi, la lingua e la stessa vicenda sono inevitabilmente d’altri tempi: Zanetto e Tonino, gemelli veneziani separati da bambini, si trovano contemporaneamente a Verona per sposare due donne diverse e dall’incontro con gli altri personaggi, che non riescono a distinguerli, nasce una serie di fraintendimenti risolti solo nel finale semi-tragico. La commedia degli equivoci è un classico declinato nelle più diverse maniere, da Plauto a Shakespeare ai film demenziali, e che per questo rischia di risultare banale e addirittura noiosa. Per di più la comprensione della commedia goldoniana viene messa alla prova dall’utilizzo praticamente esclusivo, da parte di alcuni personaggi, del dialetto. Ma a provocare l’ilarità del pubblico basta il talento comico di Massimo Dapporto, che passa con naturalezza dal ruolo dello sciocco e pusillanime Zanetto, caratterizzato da una mimica facciale e una cadenza irresistibili, a quello dell’arguto e coraggioso Tonino. Benché la comicità dell’opera sia affidata in parte anche ad altri personaggi (Arlecchino), il maggior peso della riuscita della rappresentazione è affidato alla versatilità e al talento del protagonista. I temi sono quelli universali dell’amore, l’amicizia, l’onestà, il tradimento e l’interesse, incarnati con leggerezza ed efficacia dalle maschere tradizionali della commedia dell’arte (Brighella, Colombina, Arlecchino). Un’occasione per ridere, riflettere e ammirare l’arte di un drammaturgo intramontabile e di un attore di grandissimo talento. Di Carlo Goldoni, regia di Antonio Calenda, con Massimo Dapporto |

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Commenti
Anch'io ho visto lo spettacolo. Delizioso e ben recitato.
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