Incontro con l’artista Carlo Previtali: i vizi capitali.
 Galaad Edizioni (del 15/12/2009 @ 09:09:05, in Mostre, linkato 154 volte)


di Pietro Ruggieri
L’associazione Terracromata persegue con dedizione – sorprendendo piacevolmente i partecipanti alle sue iniziative - l’intento di diffondere la conoscenza dell’arte della ceramica nelle sue molteplici espressioni. Alcuni eventi che l’associazione offre agli aderenti sono interessanti e irripetibili, perché prevedono l’incontro dal vivo con l’artista, che racconta se stesso e illustra le sue opere. E’ il caso dell’incontro organizzato per la mattina del 28 novembre con Carlo Previtali presso la galleria della Biblioteca Angelica di Roma, nella quale sono state esposte le sculture in ceramica dedicate ai vizi capitali. Carlo Previtali, bergamasco, è un signore dall’aspetto solido e dal viso tondo e gioviale. Sembra un vero e proprio artigiano in procinto di rigettarsi a capofitto nelle attività della sua bottega dopo essersi concesso una pausa con chi è venuto ad ammirare le sue opere. Con fare cordiale, si concede generosamente nel raccontare la sua esperienza artistica e l’ispirazione che dà vita alle sue creazioni. Il maestro, che nasce innanzitutto scultore, è approdato al mondo della ceramica in una fase relativamente recente del suo percorso artistico, per mettersi alla prova con un materiale che gli consentisse una capacità espressiva diversa, grazie alla possibilità di lavorare plasticamente le forme e di sperimentare l’utilizzo del colore e i suoi diversi esiti nella cottura in forno.
Le opere esposte nella galleria si ispirano ai sette vizi capitali, ciascuno dei quali è rappresentato da un soggetto umano deformato dal vizio dal quale è posseduto. La superbia dà origine a una forma femminile slanciata verso l’alto, dal volto altero, quasi sprezzante; l’avarizia scarnifica e sbianca i lineamenti e moltiplica le mani tese ad accumulare i beni terreni; la lussuria si trucca, si denuda e si mostra con un volto ambiguo e lascivo; l’invidia deforma il volto fino a renderlo sporgente, pungente, proteso in avanti nell’osservazione delle altrui qualità e ricchezze; la gola ingrossa le fattezze, allarga il collo e gli zigomi; l’accidia invecchia e appesantisce le forme, affloscia i lineamenti, impigrisce gli occhi. L’ira, a mio avviso, risulta essere l’opera più riuscita e meno scontata dal punto di vista della resa figurativa: un volto dai lineamenti apparentemente impassibili, parzialmente cancellato da segni orizzontali che ricordano fiamme vive, accentuate dal colore rosso.
E’ l’attimo che precede lo scoppio iracondo, l’istante in cui i pensieri folli e violenti iniziano a devastare la razionalità, ad alterare la mente e le fattezze umane. Le sculture in ceramica della serie in realtà sono otto: l’ottava è dedicata alla Vanitas, rappresentata dai teschi incoronati di due sovrani consorti, in oro e platino, i quali, pur nella loro scheletricità, sembrano sorridere sarcasticamente e con distacco agli spettatori, quasi a voler ricordare che il destino che accomuna tutti gli esseri umani è la morte. Il filo conduttore di questa esposizione, ma in realtà di tutta la produzione artistica di Carlo Previtali, è un costante richiamo morale alla precarietà e alle debolezze della condizione umana, un monito agli spettatori: la morte è livellatrice delle diseguaglianze tra gli uomini e preludio al momento del giudizio divino.

Roma, Biblioteca Angelica, Galleria, Via S. Agostino, 11