“Riflessi da un paradiso” raccoglie gli “Scritti sul cinema” – per lo più recensioni brevi o brevissime – che Attilio Bertolucci firmò tra il 1945 e il 1953 per la «Gazzetta di Parma» e altre testate. Il volume, ottimamente curato da Gabriella Palli Baroni e pubblicato da Moretti & Vitali, è una lettura che si consiglia non solo ai cinefili e a coloro che si occupano di cinema, ma a chiunque nutra interesse per il mestiere del recensore. Sarebbe bello fare un esperimento: prendere alcune delle recensioni qui riunite e pubblicarle anonime su un giornale. Tutti, un po’ stupiti e un po’ ammirati, si domanderebbero: ma chi è questo? Bertolucci scriveva con una chiarezza e una concisione incantevoli, quasi performative. Era limpido, immediato, scioltissimo e non era, Deo gratias, un critico. Dei voli pindarici non sapeva che farsene e non sapeva che farsene nemmeno dell’erudizione tecnica. Il suo cuore batteva in platea, dalla parte dello spettatore, che considerava un compagno di viaggio da non trascurare per nessun motivo al mondo. Bertolucci era un innamorato attento ed esigente, un innamorato che sapeva osservare e giudicare, ma la levità del tocco e la rapidità del passo non gli impedivano di toccare gli aspetti “grammaticali” di un film (le inquadrature, il ritmo, il mordente narrativo, i personaggi e l’attorialità: si leggano, fra tutte, le recensioni a “Trovarsi ancora” di Edmund Goulding e a “Vertigine” di Otto Preminger”). E oltre alla gioia di scrivere, che si percepisce in ogni rigo, Bertolucci aveva soprattutto una virtù, un talento naturale: sapeva trovare il giusto livello focale con cui recensire un film, sapeva trovare il punto della giusta distanza. Vediamo di capirci. Nei giornali lo spazio è quello che è e quasi sempre è uno spazio limitato, in particolare per chi cura una rubrica. Ieri si diceva: dieci righe, quindici righe, venti righe. Oggi si dice: mille battute, millecinquecento battute, duemila battute. Ieri come oggi, chi scrive per i giornali sa che quello che ha da dire deve dirlo in un certo spazio, senza sforare. Il lavoro del recensore che disponga di uno spazio ridotto (o comunque prefissato) inzia allora prima della stesura della recensione, inizia stabilendo quali e quanti concetti quello spazio potrà “tollerare” e quali e quanti concetti dovranno essere sviluppati. In questa fase prescrittoria, in questa fase “ideativa”, o se vogliamo “progettuale”, il recensore deve individuare le “informazioni” da proporre al lettore, le modalità con cui farlo, il taglio da dare al “pezzo”, e deve farlo per non scadere nell’eccesso di approfondimento (per quello ci sono i saggi o le riviste specialistiche) o nell’eccesso di superficialità (per quello c’è la pubblicità). In parole povere, deve trovare il modo per essere comprensibile ed efficace (come retorica insegna, del resto), deve trovare il “tono”, impostare il discorso, scegliere cosa dire e cosa no, e come dirlo, e perché dire alcune cose e non altre. Trovare il giusto punto focale, trovare la giusta distanza, significa mettere le idee in ordine, significa prendere bene la mira prima di premere il grilletto della scrittura: e in questo, ma naturalmente non solo in questo, Bertolucci era un maestro. Tanto più che le sue recensioni dimostrano come per ogni taglio, per ogni punto focale, esistano delle specifiche misure di esattezza. Non fu d’altrone un caso se, in una lettera a Leone Traverso, Cristina Campo scrisse che «in venti righe, trenta al massimo, si può dir tutto di un libro, renderlo memorabile o futile a volontà». E da questo punto di vista, poco conta che si parli di pagine o di pellicole, e poco conta che lo si faccia alla radio o sulla carta stampata. Sui giornali bisogna scrivere in discesa, per non stancare il lettore e condurlo dall’inizio alla fine senza quasi che se ne accorga, ma bisogna anche (provare a) mettere del succo in quel che si consegna alla pagina: “Riflessi da un paradiso” è allora una specie di manuale, una sorta di “Consigli a un giovane recensore” (non solo di film), un exemplum ad imitandum da studiare e gustare al tempo stesso.
(Attilio Bertolucci, “Riflessi da un paradiso. Scritti sul cinema”, a cura di Gabriella Palli Baroni, Moretti & Vitali, pp. 509, Euro 25)
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