Il museo etrusco di Villa Giulia
 Galaad Edizioni (del 05/03/2010 @ 14:18:01, in Mostre, linkato 138 volte)


di Pietro Ruggieri

La visita al museo etrusco di Villa Giulia a Roma, proposta dall’associazione Terracromata per il 13 febbraio 2010, ci ha riportati, con un balzo all’indietro di molti secoli, alla civiltà dell’antica Etruria meridionale, area geografica corrispondente all’attuale territorio del Lazio e comprendente Veio, Coere (l’odierna Cerveteri), Tarquinia, Tuscania, Vulci e altre amene località nei dintorni di Viterbo. Una guida chiara e attenta riesce con i suoi modi coinvolgenti a trasmetterci un po’ della sua passione per la storia di questo popolo che raggiunse la massima espansione nel periodo tra il VII e il VI secolo a.C., esercitando un’enorme influenza sulle coeve popolazioni italiche e in seguito sulla civiltà romana. Impossibile descrivere la varietà e la ricchezza degli oggetti esposti all’interno delle numerose sale del museo, testimoni della complessità sociale e del grado di civiltà raggiunto dagli Etruschi. Mi limiterò a citarne alcuni, che tra l’altro sono tra i pezzi forti del museo, sperando di trasmettere ai lettori il desiderio di visitarlo quanto prima.
Noto a tutti in quanto divenuto un simbolo della civiltà etrusca, il bellissimo “Sarcofago degli Sposi” (VI secolo a.C.), in terracotta, ci racconta la storia di questo popolo. Una coppia di sposi, adagiata su un triclinio mentre assiste a un banchetto, è colta nell’atto di versare del vino o forse un unguento profumato in segno di purificazione e onore agli dei. La sposa è sdraiata in primo piano accanto al marito, il quale con un braccio protegge affettuosamente la compagna. La rappresentazione mette in luce il grado di evoluzione di una civiltà per la quale la donna svolgeva un ruolo importante nella vita sociale ed era posta sullo stesso piano dell’uomo. La gestualità composta, lo sguardo rivolto verso lo spettatore e atteggiato a un sorriso apparentemente ambiguo e appena accennato (non a caso si parla di “sorriso etrusco”), trasmettono serenità. La scelta di un soggetto conviviale e gioioso come ornamento di un sarcofago intende lasciare ai posteri un messaggio positivo nei confronti della morte, di assenza di angoscia davanti al mistero dell’aldilà.
Di pregevole fattura, il cratere di Eufronio (515 a.C.), firmato dallo stesso autore, è un raro esemplare della produzione ceramica greca antica. Il vaso è l’unico rimasto integro e in perfetto stato di conservazione tra quelli, giunti fino a noi, prodotti dal ceramista e ceramografo greco Eufronio (c. 540 - c. 470 a.C.); originariamente rinvenuto in una tomba etrusca presso Cerveteri, testimonia gli intensi scambi commerciali e culturali tra gli Etruschi e le popolazioni di origine greca. L’arte etrusca, in modo evidente nell’ambito della produzione in ceramica, accoglie le forme e la tecnica pittorica di quella greca, senza subirne del tutto e passivamente l’influenza. Con gusto raffinatissimo, i disegni dei vasi, dei calici e delle anfore rappresentano in prevalenza figure umane e animali, ma si orientano anche verso soluzioni geometriche, forme vegetali di tipo orientaleggiante, raffigurazioni di creature mostruose. I numerosi pezzi esposti nel museo, comprendenti vasellame destinato al trasporto di cibi e bevande, oggetti di uso quotidiano per le libagioni e preziosi monili d’oro, dimostrano l’importanza che il popolo etrusco attribuì, nel periodo di massima espansione e splendore, ai momenti conviviali e ai riti celebrativi. Da segnalare la collezione di “buccheri”, ceramiche che, grazie all’impasto di particolari argille, alla lucidatura a stecca e a una specifica cottura in ambienti fumosi e con ridotta presenza di ossigeno, assumevano una colorazione nera e quasi lucente tale da farle sembrare forgiate in materiale metallico. Un altro esempio del notevole livello tecnico e artistico che gli etruschi furono in grado di raggiungere.

Museo Etrusco di Villa Giulia
Piazzale di Villa Giulia, 9
(Villa Borghese) Roma