Musei Vaticani: meraviglie nascoste.
 Galaad Edizioni (del 03/05/2011 @ 15:28:54, in Mostre, linkato 1438 volte)


di Pietro Ruggieri
L’associazione culturale e scuola d’arte ceramica Terracromata ancora una volta ha colto nel segno, proponendoci un’altra visita guidata all’interno dei Musei Vaticani, grazie alla quale i partecipanti hanno avuto la possibilità di godere meraviglie che di norma sono escluse dai percorsi turistici standard. Si tratta di siti di straordinario valore artistico, che è preferibile ammirare isolatamente nel corso di specifiche visite per apprezzarli meglio e rendersi conto degli inestimabili tesori racchiusi in uno spazio museale che, se paragonato ad altri noti musei europei come il Louvre o il British Museum, risulta poco esteso in proporzione alle opere d’arte che custodisce. La visita ha inizio nel cuore dei Musei Vaticani con l’ingresso al Gabinetto delle maschere, una sala a pianta quadrata di modeste dimensioni, fatta costruire da Pio VI, papa dal 1755 al 1799, il quale visse in prima persona lo scontro con gli epocali mutamenti politici e sociali della Rivoluzione Francese. Insieme al suo predecessore, Clemente XIV, fu il pontefice che diede la spinta determinante alla creazione di ambienti accessibili al pubblico che raccogliessero in modo sistematico e organizzato i capolavori artistici in possesso della Chiesa; queste sale espositive, che presero successivamente il nome di Museo Pio-Clementino, costituiscono il nucleo architettonico più antico e importante dei Musei Vaticani. Il Gabinetto delle maschere racchiude opere di grande pregio artistico; segnaliamo, tra le tante, la celebre Venere di Cnido, copia romana della famosa Afrodite di Prassitele (IV secolo a.C.), Le tre grazie, copia da un originale di una scultura dell’età ellenistica, e i quattro mosaici a colori, divenuti parte della pavimentazione, provenienti, in uno stato quasi perfetto di conservazione, dalla Villa di Adriano a Tivoli. Tre dei mosaici raffigurano maschere teatrali di varia foggia, da cui è derivato il nome della sala. Dal Gabinetto delle maschere accediamo, attraverso una luminosa porta finestra, a una loggia scoperta che si affaccia verso uno splendido panorama della città di Roma dal lato della collina di Monte Mario.
Ma un altro panorama mozzafiato ci attende, quello che si apre dal Terrazzo del Nicchione, successiva meta del nostro percorso. Dal terrazzo semicircolare, realizzato su progetto di Bramante, si può godere di un’incredibile vista su quasi tutta la Roma storica e sull’intera città del Vaticano, cupola di San Pietro compresa. Presi da grande eccitazione, non la smettiamo più di scattare fotografie, ma la guida ci richiama all’ordine e ci invita con gentile fermezza a lasciare il terrazzo. Andiamo via a malincuore, pur consapevoli del privilegio concessoci, visto che il terrazzo viene aperto solo in particolari occasioni ufficiali. Il tempo stringe e a gran velocità, cercando di zigzagare attraverso le lunghe file di turisti che popolano le sale del museo, raggiungiamo la parte più antica del Palazzo Apolistico, la torre di Innocenzo III, all’interno della quale, nei pressi delle Stanze di Raffaello, si trova la Cappella Niccolina. Fatta costruire da Niccolò V come sua cappella privata, conserva su tre pareti i pregevoli dipinti di Beato Angelico (e di suoi collaboratori, tra i quali Benozzo Gozzoli) della metà del ‘400. I dipinti, restaurati in tempi relativamente recenti, raffigurano alcune storie della vita di Santo Stefano nella fascia superiore e di San Lorenzo in quella inferiore. Sono ricchissimi di particolari, con dotti richiami religiosi e mistici alla vita e alle opere dei due Santi. I colori sono intensi, con toni di blu, rosso e verde che lasciano abbagliati, in apparente contrasto con la compostezza delle figure rappresentate.
Cappella Niccolina è un vero gioiello architettonico, uno scrigno che custodisce gelosamente capolavori della pittura quattrocentesca. Prima di lasciare la cappella, ci volgiamo indietro un’ultima volta ad ammirare tanta bellezza, mentre il custode richiude lentamente le porte dello scrigno. La visita termina con una chicca, gentile concessione dell’organizzazione dei Musei Vaticani. Si tratta della Sagrestia dei Papi, alla quale si accede dalla Cappella Sistina attraverso una porta collocata sul lato sinistro della parete del Giudizio Universale. Le sue origini risalgono al IV secolo e conserva paramenti e oggetti sacri utilizzati dai Pontefici nel corso delle celebrazioni liturgiche. La prima stanza della sagrestia, di piccole dimensioni, è di particolare importanza e suggestione, perché il Papa, appena eletto, vi si cambia d’abito per indossare per la prima volta la veste papale. È chiamata “stanza del pianto”, a ricordo dell’emozione che pervade il Papa nei momenti solenni che precedono la sua apparizione sul terrazzo di San Pietro per il primo saluto in veste di sommo pontefice davanti alla folla dei fedeli esultanti. Ma forse, aggiungiamo noi, anche a memoria della nostalgica e umana commozione del Papa nei confronti della vita precedente, che sta lasciando per dedicarsi completamente a più alti e onerosi doveri.