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"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
 Galaad Edizioni (del 31/01/2007 @ 17:11:01, in Film, linkato 249 volte)
Nella vita del broker finanziario londinese Max Skinner (Russell Crowe), consacrata alla carriera e al successo (“Vincere non è tutto…è l’unica cosa!”), irrompe una notizia inaspettata: il vecchio zio Harry (Albert Finney) è morto e gli ha lasciato in eredità un magnifico casolare in Provenza con annesso vigneto, dove Max ha trascorso momenti piacevoli durante l’infanzia. Ma è un passato morto e sepolto, perchè Max, impegnato nelle sue imprese mirabolanti da gladiatore della finanza nell’arena della City londinese, ha perso da tempo ogni contatto con lo zio.
Max vola in Provenza. Da bravo affarista votato al profitto, il suo unico scopo è quello di vendere la tenuta e l’azienda vinicola, ma non ha fatto i conti con i panorami mozzafiato e le dolci atmosfere dei declivi del Luberon, che risvegliano in lui ricordi e stati d’animo sopiti. Il viaggio di Max da Londra alla Provenza diventa un viaggio a ritroso nel tempo e nella memoria, una sorta di ritorno alle origini che lo condurrà su una strada dalla quale non potrà più tornare indietro: la via del contatto con la natura, della realizzazione dei propri desideri, dell’amicizia sincera, dell’amore. La fotografia esalta i contrasti: Londra è grigia e piovosa; la Provenza, dove Max riscopre il suo vero io, è colorata e lucente.
“Un’ottima annata”, ispirato all’omonimo romanzo di Peter Mayle, può forse cogliere alla sprovvista chi segue da anni il regista di “Alien”, “Blade Runner” e “Il gladiatore”. Ma la sceneggiatura è tutt’altro che banale, la regia impeccabile e quella che di primo acchito potrebbe essere catalogata come una scontata commedia sentimentale si rivela a poco a poco un piccolo gioiello di ironia e leggerezza, privo di sbavature e leziosità.
Nel film il vino è metafora della vita. E il grande regista britannico, che a sua volta ha posseduto una vigna in Provenza per quattordici anni, lancia al suo pubblico un messaggio di speranza: per tutti nella vita c’è “un’ottima annata”, a tutti viene data l’occasione di cambiare rotta e seguire i propri desideri. Basta cogliere i frutti di quel particolare anno, senza tirarsi indietro, e di certo le “ottime annate” seguiranno numerose.
L’interiorità dell’uomo è come il piccolo vigneto di La Siroque, al quale l’umile vignaiolo Duflot ha dedicato tutta intera la sua esistenza, seguendolo e curandolo tutti i giorni con passione, dedizione totale e profondo rispetto, fino ad ottenere un vino pregiato, raro, dal sapore inconfondibile. Ed è questa la vera eredità che il vecchio zio Harry lascia al cinico nipote, insieme alla memoria indelebile della sua saggezza: “Amo fare il vino perché questo nettare sublime è semplicemente incapace di mentire. Vendemmiato presto o tardi non importa, il vino ti bisbiglierà in bocca sempre con completa e imperturbabile onestà ogni volta che ne berrai un sorso”.
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 Galaad Edizioni (del 24/01/2007 @ 16:58:35, in Mostre, linkato 242 volte)
Il Complesso del Vittoriano ospita fino al 4 Febbraio una mostra dedicata a due determinanti pittori che espressero il loro genio tra la fine del diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo: Henri Matisse e Pierre Bonnard.
Due pittori ma anche due amici uniti da una fitta corrispondenza, un grande rispetto reciproco e una medesimo innovativo approccio alla pittura.
Matisse rappresenta la modernità, Bonnard introduce fondamentali novità in una pittura ancora debolmente legata alla tradizione. Entrambi amavano e adoravano la pittura, ne erano completamente devoti. Per i due pittori l’arte non deve essere una copia della realtà ma la rappresentazione della personale reazione ad essa. Un artista non dovrebbe subordinare l’arte a delle regole ma solamente a quelle della propria espressione pittorica.
La rivoluzione di Bonnard risiede nel suo voler dipingere il sentimento che un soggetto provoca nell’artista per trasferirlo in un tempo non statico. Matisse va ancora oltre. Abbraccia l’idea di pittura come percezione soggettiva della realtà ma al tempo stesso la supera arrivando a concepire la sua idea di “arte decorativa”.
Nonostante dipingessero in maniera così differente i due pittori si tennero sempre in contatto, scambiandosi opinioni, pareri e anche dipinti. L’uno difendeva l’altro. Quando Bonnard morì, Matisse si scagliò contro chi lo riteneva un falso innovatore. Dal canto suo Bonnard esaltò per tutta la vita l’idea originale di Matisse sulla natura come fonte basilare d’ispirazione. I due pittori condivisero gli stessi temi: ritratti, paesaggi marini, finestre aperte verso l’esterno, soggetti floreali e in particolar modo lo studio di figure femminili.
È una mostra che affascina lo spettatore e che tutti dovrebbero contemplare per calarsi nel mondo di due pietre miliari dell’arte pittorica.
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 Galaad Edizioni (del 10/01/2007 @ 15:53:19, in Libri, linkato 259 volte)
Vogliamo attirare la vostra attenzione su un libro edito da Mondadori intitolato “Tu non mi conosci” della scrittrice americana Joyce Carol Oates. È una raccolta di diciannove racconti, diciannove storie diverse ma legate tutte dallo stesso tema: le persone che ruotano intorno alla nostra sfera personale ci conoscono davvero? O ci vedono per come vogliono vederci, senza tener conto delle nostre reali aspirazioni e dei nostri sentimenti? “Tu non mi conosci” è un’implorazione, un’esortazione alla comprensione del nostro essere. Ma può anche rivelarsi un grido minaccioso, una frase da pronunciare con cattiveria, a denti stretti. In particolare vorremmo segnalarvi tre racconti. Ne “L’insegnante” la Oates ci vuol far capire quanto sia importante seguire i propri sogni e percorrere la propria strada nella vita anche a costo di inimicarsi la famiglia e gli amici, che spesso non comprendono le nostre scelte. Quella via, che è la nostra via, ci condurrà a incontri determinanti. “La signora Halifax e Rickie Swann: una ballata” è la storia di due persone completamente diverse che, pur incontrandosi quotidianamente, “non si conoscono”, e che all’improvviso incrociano i loro sguardi e comprendono che si può uscire dal grigiore di una vita condotta passivamente. Il racconto “Tre ragazze” è un invito ad andare oltre le apparenze, oltre il corpo materiale, per scoprire la grandezza interiore di chi abbiamo giudicato solo con gli occhi. Ottima la traduzione di Silvia Rota Sperti.

Tu non mi conosci
Joyce Carol Oates
Mondadori
Oscar Mondadori
Traduzione di Silvia Rota Sperti
368 p.
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"Nessuno può mai essere veramente ferito se non da ciò che altera la sua natura."
(Storia di una fattoria africana, Olive Schreiner)

"Nessuno sa quante ribellioni fermentano nelle masse di esseri viventi che popolano la terra."
(Jane Eyre, Charlotte Bronte) 

PREFERRED GUYS:
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