"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)
27apr
di Marco Vagnozzi |
| Jess, ragazzo solitario e malinconico, cerca attraverso la creatività dei suoi disegni di sfuggire alla realtà di un mondo ingrigito che sembra respingerlo e da cui comunque non si sente attratto. Non compreso dal padre, indurito da una vita difficile e incapace di coglierne la spiccata sensibilità, vessato da compagni di scuola gretti e crudeli e da una situazione economica non particolarmente florida, stringe una profonda amicizia con una coetanea, solitaria e creativa anche lei, ma molto più allegra e spontanea. La ragazzina, figlia di scrittori amorevoli e anticonformisti, nemici di quella tv che “depreda” la società del suo animo e del ricorso confortante all’immaginazione, tira fuori dall’amico tutto quello che di meglio ha dentro di sé e lo conduce, al di là del fiume, nel Regno di Terabithia, quel posto incantato che Jess comincia a vedere semplicemente chiudendo gli occhi. |
23apr
di Pietro Ruggieri |
| L ’interessante mostra in corso a Roma presso il palazzo delle Scuderie del Quirinale si sofferma sui legami di Albrecht Dürer (1471-1528) con l’arte italiana, in particolare con la pittura. Dürer avverte un’incompletezza nella propria esperienza pittorica formatasi negli ambienti artistici tedeschi e si reca in Italia con l’avidità di chi vuole imparare dai grandi per spiccare un balzo in avanti. Resta affascinato dai capolavori dei maestri italiani dell’Umanesimo: il contatto con l’Italia lo segna profondamente, tanto che assimila gli elementi della pittura italiana e li traspone, senza mai imitarli, nelle sue opere, divenendo un artista di fama internazionale in rapporti di reciproca ammirazione persino con l’imperatore Massimiliano I, al quale Dürer dedicò diversi lavori. La vasta produzione di Dürer spazia in campi innumerevoli: la ritrattistica (Ritratto del padre, Ritratto di giovane), l’antichità classica e la mitologia (Ercole in lotta contro gli uccelli stinfalidi), la paesaggistica (Veduta di Trento), la natura (Muso di bue, Studio di albero e rocce), la religione (la mirabile Adorazione dei Magi), i fasti di Massimiliano I (Porta Onoris).Ammirando i lavori del maestro tedesco, emergono tratti che rappresentano delle costanti nella sua opera: la riproduzione dei dettagli in modo minuzioso, quasi maniacale, forse frutto della sua esperienza giovanile presso il laboratorio orafo del padre, la ricerca di un giusto compromesso tra verità e arte e i suoi molteplici interessi di studioso di geometria, astronomia, prospettiva, antropometria. Lo vediamo nei Nodi, misteriosi intrecci di linee che creano trame geometriche, nella attenta rappresentazione di case, capanne, vegetazione, nella riproduzione di tratti somatici appesantiti dall’età o alterati da un effetto caricaturale, nei suoi studi sulle proporzioni delle parti del corpo umano. Ma ciò che più inquieta e lascia turbati è la serietà e la durezza di quasi tutti i volti: mai un sorriso o un’espressione serena. Sono volti severi, quelli di Dürer, assorti in pensieri che non ci è dato conoscere, gravati dai misteri e dalle leggi dell’universo. Dürer, che assimilò la lezione degli artisti italiani del suo tempo, ma la cui opera fu a sua volta studiata e assimilata dai pittori italiani successivi, rappresenta un anello di congiunzione tra l’arte dell’Umanesimo e quella del Cinquecento e Seicento. Dürer e l’Italia, 10 marzo / 10 giugno 2007 Roma, Scuderie del Quirinale |

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