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"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)

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 Galaad Edizioni (del 22/05/2007 @ 17:58:02, in Film, linkato 223 volte)
di Paola Vagnozzi
L’ultimo film di David Fincher (“Seven”, “Fight Club”) ricostruisce con dettagliata maestria gli omicidi di Zodiac, il serial killer che terrorizzò la popolazione della Baia di San Francisco nei primi anni settanta. L’identità del famigerato serial killer non fu mai scoperta con certezza, ma l’interesse del regista si concentra sulla personalità dei quattro uomini che per anni gli diedero la caccia, divorati dall’ossessione di catturarlo.
Il cronista di nera Paul Avery perse il lavoro e finì i suoi giorni devastato dall’alcol e dalle droghe; l’ispettore della omicidi Dave Toschi fu screditato e cadde in disgrazia, il suo partner William Armstrong passò all’antifrode. Il quarto, il vignettista politico del San Francisco Chronicle, un giovane timido e mite, appassionato di enigmistica, continuò a indagare per suo conto anche quando la vicenda di Zodiac era ormai finita nel dimenticatoio. Affidandosi all’istinto seguì fino in fondo la scia di sangue lasciata dall’inafferrabile assassino e scrisse ben due best seller sull’argomento. Come per dire: a volte l’incontro destinato a cambiare per sempre la vita di un uomo è un lungo istante nel quale si guarda dritto negli occhi un efferato omicida e nel fondo di quello sguardo oscuro si finisce per trovare la verità su se stessi.
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 Galaad Edizioni (del 21/05/2007 @ 17:55:01, in Film, linkato 325 volte)
di Paola Vagnozzi
"Le sue mani sono rovinate". "Un po'". "Cos'è successo?". "Che gliene importa". "Perché vuole suonare il piano con queste mani?". "Non ne ho altre".

Jenny von Loeben ha vent’anni e un passato di luci e ombre. Acclamata enfant prodige del pianoforte, la vita non le ha risparmiato il suo volto più sordido, la caduta, la discesa agli inferi. Condannata per un omicidio di inaudita ferocia, sconta la sua pena nel carcere femminile di Luckau. Ed è in questo abisso di squallore e disperazione che incontra l'ottantenne Traude Kruger. L’anziana signorina insegna pianoforte da sessant'anni alle detenute del carcere e convive a sua volta con i fantasmi di un passato difficile, dal quale ha cercato di riscattarsi dedicandosi anima e corpo al “culto della Bellezza”.
Le basteranno poche note per capire che dietro quella ragazza ribelle e aggressiva si nasconde un formidabile talento naturale. La signorina Kruger non ha dubbi, toccherà a lei rendere alla Musica l’ennesimo servigio e preparare Jenny a un concorso pianistico che ha tutte le carte in regola per vincere. S’instaura tra le due donne un rapporto intenso e conflittuale: da una parte l’inflessibile Kruger, con la sua ferrea dedizione alla disciplina dello studio quotidiano, dall’altra l’impetuosa Jenny, istintiva e geniale, così ricca di talento che “se fosse un pesce, sarebbe un pesce-pianoforte”. In mezzo a queste due affascinanti figure femminili sta la musica, il linguaggio universale per eccellenza, capace di emozionarci non solo quando si libra nell’aria con le note sublimi di Schumann e Mozart, ma anche quando veste i panni della contemporaneità ed esprime la rabbia dei bassifondi dove Jenny ha passato l’adolescenza. “Questa musica sono io” risponde l’allieva alla maestra che con polso fermo la conduce sulla strada dei grandi compositori classici, bollando come “negra” la musica che Jenny preferisce suonare. Ma nell’esistenza di ognuno c’è un appuntamento che può cambiare la sua condizione per sempre. E se questo incontro del destino insegnerà a Jenny che coltivare i propri doni per giungere alla piena espressione di se stessi è l’unico antidoto all’apparente insensatezza della vita, consentirà al tempo stesso a Traude Kruger di liberarsi dai demoni di un’intera esistenza. Tra litigi furibondi, fughe e disavventure di ogni genere, Jenny riuscirà a salire sul palco e nei quattro memorabili minuti della sua esibizione ci mostrerà la via d’uscita, l’unica possibile, da prigioni interiori che possono essere più inespugnabili delle mura di un carcere.
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 Galaad Edizioni (del 10/05/2007 @ 17:51:47, in Libri, linkato 236 volte)
di Lidia Calvano
Siamo in terra d’Abruzzo, nella conca di Sulmona, durante l’occupazione tedesca successiva all’armistizio nella seconda guerra mondiale. Il racconto della realtà storica di quei mesi terribili e poco conosciuti fa da sfondo alle vicende di Ada, giovane e bella vedova, forte di carattere ma indurita dal quotidiano, silenzioso eroismo che le richiede la necessità di provvedere alla sopravvivenza della sua famiglia. Quella stessa vita, che sembra riservarle soltanto solitudine e aspre prove, le manda incontro il più dolce e inatteso dei doni: come un fiore in mezzo al deserto, sboccia l’Amore tra la vedova e un giovane soldato tedesco.
Ada accoglie questo sentimento con fierezza e semplicità, accettando di vivere fino in fondo tutto ciò che esso porta con sé; il suo cuore riprende a vivere emozioni e sentimenti che non siano la paura e l’angoscia, e Ada si riscopre donna anche nei sensi, abbandonandosi ai preziosi attimi di estasi rubati a un quotidiano di pericolo e incertezza. Quando arriverà il momento di pagare tutto questo con lo stigma dei suoi compaesani, Ada accetterà anche questo prezzo, con consapevolezza e dignità, ma anche con quella vena di folle testardaggine che solo l’amore vero sa dare.
Di questo romanzo possiamo segnalare la ricercata fluidità della prosa, il grande valore storico delle ricostruzioni anche testimoniali del contesto di quegli anni, la poeticità delle descrizioni degli amati panorami abruzzesi, i numerosi spunti filosofici, ma a mio parere la mirabile intuizione letteraria di D’Alessandro è quella di seguire Ada e il suo amore fino alla vecchiaia. Così facendo, lo scrittore ci restituisce l’essenza dell’Amore vero, che attraversa indenne tutto il tempo che il destino ci riserva, alimentando i nostri progetti e il nostro quotidiano, e ci accompagna fino al tramonto della nostra esistenza.
L’Autore risulta, in questo, coraggioso quanto la sua Ada, e come lei insegue i sogni e i valori in cui crede, senza timore di sfidare e demolire uno dei più diffusi preconcetti del mondo letterario: che solo una storia d’amore tormentata e infelice possa catturare l’attenzione e le simpatie dei lettori.

La puttana del tedesco
Giovanni D’Alessandro
Rizzoli
287 p.
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 Galaad Edizioni (del 09/05/2007 @ 17:48:56, in Musica, linkato 323 volte)
"Non è una favola" è il nuovo singolo di L'Aura, che anticipa l'uscita del secondo attesissimo album (Giugno 2007) della cantante bresciana, venuta alla ribalta due anni fa con l'album "Okumuki". Il brano evidenzia con ironia le nevrosi di personaggi famosi, eternamente insoddisfatti, che con i loro atteggiamenti divistici diventano carcerieri di se stessi.
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"Nessuno può mai essere veramente ferito se non da ciò che altera la sua natura."
(Storia di una fattoria africana, Olive Schreiner)

"Nessuno sa quante ribellioni fermentano nelle masse di esseri viventi che popolano la terra."
(Jane Eyre, Charlotte Bronte) 

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