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"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)

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 Galaad Edizioni (del 13/09/2007 @ 18:31:54, in Mostre, linkato 243 volte)
di Pietro Ruggieri
La ricca e affascinante esposizione dedicata ad Alberto Sughi, in corso ancora per pochi giorni al Complesso del Vittoriano di Roma, abbraccia l’intera carriera artistica del pittore, a partire dai disegni e dagli schizzi della sua giovinezza, a metà degli anni ’40, fino ai lavori del 2007, eseguiti su tela esclusivamente con carboncino e biacca, nel segno di un’ evoluzione quasi sperimentale della sua pittura.
Ripercorrendo la vita artistica di Sughi attraverso i suoi dipinti è sconvolgente constatare come emerga, predominante e violento, il tema della solitudine umana. In particolare, si ha l’impressione che l’artista sia quasi ossessionato dalla più cruda e amara delle solitudini, quella che scaturisce dalla quotidianità del vivere, rappresentata con immagini scabre che, come fotogrammi di un film, immortalano un fugace momento della giornata, strappato al lento e monotono scorrere della vita umana.
I personaggi ritratti da Sughi, siano essi persone comuni oppure figure del mondo politico o dell’alta borghesia decadente, sono assolutamente e irrimediabilmente soli. In qualsiasi contesto siano collocati, al bar, in strada, nell’intimità della loro casa, in una stanza dai contorni indefiniti, in una natura tanto verde quanto artificiale o in un fantomatico tribunale, gli uomini e le donne sembrano avvolti da una barriera invisibile e impenetrabile che impedisce loro di comunicare con gli altri. Persino gli amanti, voluttuosamente abbracciati sulle scalinate del Lungotevere di Roma, non stabiliscono tra di loro una reale intimità, ma sono immersi in cupi pensieri che accrescono la loro incapacità di comunicare.
Non vi è rimedio per la solitudine. L’unico modo per andare avanti è sopravvivere nei gesti e nelle azioni di tutti i giorni, ripercorrendo strade e luoghi al tempo stesso familiari e anonimi. La realtà conduce inesorabilmente all’alienazione dell’individuo e il peso dell’esistenza è talmente schiacciante che le figure si stemperano, i lineamenti svaniscono, i contorni dei corpi si confondono nell’ambiente circostante e l’ambiente stesso perde i suoi connotati, rivelando ancor di più il non-senso del vivere.

Alberto Sughi, 21 luglio /23 settembre 2007
Roma, Complesso del Vittoriano
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