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"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
 Galaad Edizioni (del 26/02/2008 @ 14:51:46, in Video, linkato 490 volte)
Parlami dell'Universo,
di un codice stellare che morire non può.
Di anime in continuo mutamento
e abbracci nucleari estesi nell'immensità,
dove tu mi stai aspettando adesso.
Dentro a una vertigine che danza,
e ci porta al di là del tempo,
sino a ritornare sulle labbra,
l'incanto è lo stesso,
perché niente è cambiato
anche se tutto è diverso.
Cantami dell'Universo
di un codice stellare che mentire non può.
Cadono nel vuoto in un momento
miliardi di segnali che accendono l'immensità,
dove tu lo sai che poi mi perdo
dentro a una vertigine che danza,
e ci porta al di là del tempo,
sino a ritornare sulle labbra,
l'incanto è lo stesso,
perché niente è cambiato anche se tutto è diverso.
Perché niente è cambiato anche se tutto sembra diverso.
Miliardi di segnali che accendono l'immensità
dentro a una vertigine che danza
e ci porta al di là del tempo
sino a ritornare sulle labbra l'incanto è lo stesso
e tu sei dentro a una vertigine che danza
e ci porta al di là del tempo.
Dentro a una vertigine che danza,
ci porta al di là del tempo.
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 Galaad Edizioni (del 25/02/2008 @ 10:08:29, in Film, linkato 861 volte)


di Paolo Ruggieri

Tratto dal romanzo omonimo diCormac McCarthy e candidato a otto premi Oscar, “Non è un paese per vecchi” è solo in apparenza la storia di un pugno di uomini disposti a fare qualunque cosa per recuperare una valigetta con dentro due milioni di dollari. Infatti alla fine della pellicola il danaro sembra svanire nel nulla, perdendo definitivamente la sua fittizia centralità, e ci rendiamo conto che il film non è altro che la profonda analisi psicologica di tre uomini in apparenza diversi l’uno dall’altro ma accomunati dalle stesse deviazioni mentali. E i fratelli Coen si dimostrano abilissimi nel mostrarci poco per volta i tormenti dei protagonisti: un assassino psicopatico, un ex saldatore e uno sceriffo. I tre ruotano attorno alla fatale valigetta come tre squali attorno a una preda evanescente, e quando sferrano l’attacco decisivo non trovano ciò che cercavano, ma cozzano l’uno contro l’altro scontrandosi con ciò che è reale. E la cosa reale può infliggere ferite letali a chi ha vissuto una vita che non ha scelto davvero, ma che gli è stata imposta da qualcosa di esterno alla propria volontà. L’ex saldatore (Josh Brolin), il primo a trovare i soldi e che fino all’ultimo è determinato a tenerli per sé battendosi con le unghie e con i denti, è un reduce del Vietnam e viene spontaneo pensare che se non fosse stato in guerra avrebbe avuto una vita diversa, nella quale avrebbe potuto far fruttare la prontezza e la sagacia di cui dà prova per quasi tutto il film. Come l’avrebbe avuta lo sceriffo (Tommy Lee Jones), costretto a indossare la divisa più per non turbare una lunga e solida tradizione di famiglia che per intima convinzione - e in realtà, dietro la scorza del duro, s’intravvede un animo poetico e raffinato, più portato alla speculazione che all’azione. E sarebbe di certo stata diversa la vita dell’assassino psicopatico interpretato dall’immenso Javier Bardem, un essere cupo e privo di umanità, una macchina di morte, ma anche lui deviato dal Male o da qualche personalità malvagia. Emblematica a tal proposito la scena finale: per un unico istante il killer, in fuga a bordo dell’ennesima auto rubata dopo l’ennesimo omicidio, indugia con lo sguardo su due ragazzi spensierati che vanno in bicicletta, passa con il rosso e rimane coinvolto in un banalissimo incidente stradale. E forse è proprio così, a causa di un evento in apparenza casuale e imprevedibile come il testa o croce di una moneta, che la sua vita si è fermata in gioventù, deviando dal suo percorso quando il folle assassino era una persona reale, quando era ancora se stesso.


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 Galaad Edizioni (del 22/02/2008 @ 21:15:57, in Libri, linkato 446 volte)


di Giuliana Friscia

La psiche umana è alla base di ogni rapporto tra gli esseri viventi perché l’individuo è anche e soprattutto il risultato di ciò che vive, subisce, ricorda e rimuove. Il passato influenza l’avvenire ed è impresa ardua non lasciarsi condizionare dal proprio vissuto. Non esistono uomini senza passato, ma è facile incontrare uomini che un’esperienza negativa ha privato di un futuro, di una speranza, di una possibilità di rinascita.
Le esperienze vissute disegnano i contorni del carattere e possono enfatizzarne i punti deboli; ognuno di noi cerca di nascondere con cura i piccoli o grandi traumi subiti, ma quando ciò avviene quei traumi hanno già modificato il volto della propria vittima e si specchiano su un’anima ferita, spossata, debilitata. Qualcuno prova a reagire, qualcun altro dimentica, altri ancora fingono di essersi lustrati l’anima da qualsiasi dolore e infine c’è chi mostra l’aspetto più labile e oscuro della propria natura: la follia.
Trauma” non è un libro di folli né tantomeno per folli. Più semplicemente, esso racconta come la pazzia possa annidarsi nelle profondità dell’animo e come sia facile farla emergere, ‘basta’ subire un trauma. La storia intreccia alcuni personaggi segnati da uno shock, al quale ognuno reagisce in modo diverso. Charles Weir, ad esempio, diventa uno psichiatra che odia il termine “strizzacervelli”, e questo particolare, che sembra inizialmente non avere alcuna importanza, si rivela decisivo quando alla fine del romanzo viene a galla la verità.
E' un thriller psicologico avvincente e scorrevole, nel quale il carattere dei singoli personaggi emerge pagina dopo pagina, come se fosse il lettore a scoprirlo e non lo scrittore a tratteggiarlo con sapienza.
Tema dominante del romanzo  è il senso di abbandono che incombe sull’esistenza  dei folli; la sensazione di vivere soli e isolati, privati di ogni affetto. La continua ricerca di cure si scontra con la paura di un’ulteriore delusione. Così, più si ha bisogno di attenzione più si vive nell’oscurità e nella negazione del proprio male.

“Trauma”  invita il lettore a porsi una domanda fondamentale: perché noi oggi siamo quello che siamo? E gli suggerisce una risposta, che è a sua volta un importante spunto di riflessione: per capire se stessi e non precipitare nel baratro della follia o della negazione di sé bisogna  ripercorrere ogni fase della vita trascorsa e soffermarsi a guardare nella propria anima, in quei luoghi oscuri dove nascondiamo segreti sepolti ma mai risolti.

Trauma
Patrick McGrath
Traduzione di A. Cristofori
Pagg. 252
Ed. Bompiani

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 Galaad Edizioni (del 14/02/2008 @ 16:24:00, in Video, linkato 506 volte)

If you were a sailboat (Katie Melua)

If you're a cowboy I would trail you
If you're a piece of wood I'd nail you to the floor
If you're a sailboat I would sail you to the shore
If you're a river I would swim you
If you're a house I would live in you all my days
If you're a preacher I'd begin to change my ways

Sometimes I believe in fate
But the chances we create
Always seem to ring more true
You took a chance on loving me
I took a chance on loving you

If I was in jail I know you'd spring me
If I was a telephone you'd ring me all day long
If was in pain I know you'd sing me soothing songs

Sometimes I believe in fate
But the chances we create
Always seem to ring more true
You took a chance on loving me
I took a chance on loving you

If I was hungry you would feed me
If I was in darkness you would lead me to the light
If I was a book I know you'd read me every night

If you're a cowboy I would trail you
If you're a piece of wood I'd nail you to the floor
If you're a sailboat I would sail you to the shore
If you're a sailboat I would sail you to the shore
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 Galaad Edizioni (del 12/02/2008 @ 22:26:55, in Libri, linkato 728 volte)


di Paolo Ruggieri

Perché ad alcune persone viene offerta la possibilità di viaggiare nel tempo? E come vive un uomo al quale la Natura concede una facoltà del genere? A queste domande tenta di dare risposta Audrey Niffenegger ne “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”, e lo fa percorrendo la via del sentimento. All’autrice non interessa descrivere un viaggiatore temporale che ha il compito di usare i suoi poteri straordinari per compiere imprese mirabolanti e magari “salvare il mondo”, tanto che Henry, il protagonista del romanzo, non alza un dito per scongiurare l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre. Per Henry la “cronodisfunzione” da cui è affetto è solo una malattia, un impaccio che gli impedisce di vivere appieno il suo amore per Clare, non una condizione privilegiata o una benedizione celeste. Nel corso delle sue scorribande temporali Henry incontra se stesso fanciullo e gli insegna a cavarsela nelle situazioni più assurde; conosce Clare, la sua futura moglie, quando è ancora una bambina e se ne prende cura finché lei non raggiunge l’età in cui sboccerà il loro amore; torna al passato per rivedere la madre, morta quando lui era piccolo, in modo da tenerne vivo il ricordo; ma non può far nulla per salvarla. In altre parole, Henry può viaggiare nel tempo ma non può mutare il corso degli eventi: tutto è già scritto. E non potrà neppure salvare se stesso. A cosa serve allora viaggiare nel tempo? La Niffenegger non ci offre una risposta esauriente, ma si limita a raccontarci la vita di un uomo che si ritrova suo malgrado nella più assurda e paradossale delle situazioni. Solo l’amore ha la capacità di abbattere le barriere dello spazio e del tempo, solo un sentimento autentico, puro e assoluto può spingere Clare ad accettare fin da bambina un uomo tanto problematico, superando qualsiasi ostacolo. Henry è una persona nuova nel panorama delle tipologie umane e sua figlia erediterà le sue peculiari facoltà. E allora il problema da risolvere sarà un altro: come ci si deve porre di fronte a una “persona nuova”? Bisogna accettarla, seguendo l’esempio di Claire, risponde la scrittrice, perché se la Natura crea un essere nuovo lo fa per uno scopo ben preciso, forse oscuro per la limitata comprensione degli uomini, ma senza dubbio benefico.

La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo
Audrey Niffenegger
2006, 503 p.
Traduzione K. Bagnoli
Mondadori (Oscar bestsellers)

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 Galaad Edizioni (del 07/02/2008 @ 17:14:49, in Video, linkato 445 volte)

THAT'S HOW PEOPLE GROW UP

I was wasting my time
Trying to fall in love
Disappointment came to me and
Booted me and bruised and hurt me

That's how people grow up
That's how people grow up

I was wasting my time
Looking for love
Someone must look at me
and see their sunlit dream

I was wasting my time
Praying for love
For a love that never comes from
Someone who does not exist and

That's how people grow up
That's how people grow up

Let me live before I die
Not me, not I!

I was wasting my life
Always thinking about myself
Someone on the deathbed said
"There are other sorrows too"

I was driving my car
I crashed and broke my spine
So yes, there are things worse in life than
Never being someone's sweetie

That's how people grow up
That's how people grow up

As for me I'm ok
For now anyway

Buone nuove per i fan di Morrissey.

L'ex leader degli Smiths ha annunciato una release imperdibile a febbraio, il suo primo greatest hits.
L'album, che non ha ancora un titolo ufficiale, sarà anticipato a fine gennaio da un singolo inedito, "That's How People Grow Up". La track sarà accompagnata da tre brani live, fra cui "The Boy With The Thorn In His Side" degli Smiths.
Nel frattempo, Morrissey è al lavoro sul suo nuovo album di inediti insieme al produttore Jerry Finn, il quale ha prodotto il suo ultimo disco "You Are The Quarry" del 2004 e anche il nuovo singolo, "That's How People Grow Up".

Un 2008 pieno di sorprese per gli amanti del Moz, quindi.
(Articolo tratto dal sito www.mtv.it)

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 Galaad Edizioni (del 02/02/2008 @ 16:00:23, in Teatro, linkato 927 volte)


di Daniela Di Pietrantonio

Un processo a Dio è paradossale, ma diventa naturale per chi non riesce a trovare più un senso all’esistenza.
Un processo a Dio è tracotante, ma è un diritto di chi ha subito crudeltà tali da non conoscere più vergogna.
Un processo a Dio è impossibile, e per questo è destinato a rimanere aperto.

Un processo a Dio è l’unica cosa a cui riesce a pensare Elga Firsch, ex attrice ebrea deportata nel campo di concentramento di Majdanek, all’indomani della liberazione. Non smania per tornare a casa, non si chiede cosa sarà di lei o cosa sia stato di quello e quelli che conosceva, non vuole dimenticare, non può far altro che cercare un senso a tanta atrocità, un colpevole. Quel colpevole è Dio, che se n’è stato lassù, lontano, senza guardare quelli che soffrivano in mano ai Tedeschi, come prima dell’Olocausto se ne stava lì, lontano, nei rotoli del tempio. Elga ne è convinta, per questo “compra” dai Russi liberatori l’ufficiale delle SS Reinhard e una pistola e pretende di tenere una vera udienza. Lei sarà l’accusa, mentre il rabbino Nachman difenderà l’innocenza di Dio di fronte ai giudici Solomon e Mordechai, e Adek, il figlio del rabbino, verbalizzerà ogni cosa. Reinhard assisterà, in qualità di testimone dei crimini nazisti ma anche in rappresentanza del colpevole assente. Ad opporsi sono due visioni di Dio: per la protagonista è il criminale, che ha tradito e abbandonato l’uomo, pura teologia senza conforto; per il rabbino è il Dio giusto e consolatore, che dell’atrocità umana non è la causa ma la vittima. E poi c’è il Dio di Reinhard, che è il destino, incarnato da una pistola, che decide chi vive e chi muore nel campo nazista. Elga è rabbiosa, lancia accuse, porta prove concrete in forma di ossa e capelli di ebrei sterminati. È tanto risoluta da non lasciare quasi spazio al rabbino, che oppone una difesa sempre più esitante, basata su una fede che non è in grado di portare prove o testimoni, che solo se accettata senza riserve può dare consolazione. Elga cerca la colpa in Dio ed è rassegnata a trovarla, ma in fondo spera di non riuscirci. Perché se Dio è colpevole ci sarà qualcuno da incriminare, ma non ci sarà nessuno a salvare l’uomo. Allora forse è proprio l’uomo ad aver peccato contro i suoi simili e il suo creatore, a volersi fare egli stesso Dio in terra. Forse un dubbio, una speranza rimangono. Alla fine sarà proprio Elga a dubitare della sua stessa accusa, e se una sentenza non può essere emessa dal genere umano allora sarà emessa dal destino: una pistola con un solo proiettile, che deciderà della vita o della morte del capitano Reinhard.

Regia di Stefano Fantoni, con Ottavia Piccolo, Vittorio Viviani, Silvano Piccardi, Olek Mincer, Francesco Zecca e Marco Cacciola.

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 Galaad Edizioni (del 01/02/2008 @ 16:22:23, in Video, linkato 332 volte)

I've made up my mind,
Don't need to think it over,
if I'm wrong I am right,
Don't need to look no further,
This ain't lust,
i know this is love but,

If i tell the world,
I'll never say enough,
Cause it was not said to you,
And thats exactly what i need to do,
If i'm in love with you,

Should i give up,
Or should i just keep chasing pavements?
Even if it leads nowhere,
Or would it be a waste?
Even If i knew my place should i leave it there?
Should i give up,
Or should i just keep chasing pavements?
Even if it leads nowhere

I'd build myself up,

And fly around in circles,
Wait then as my heart drops,
and my back begins to tingle
finally could this be it

Should i give up,
Or should i just keep chasing pavements?
Even if it leads nowhere,
Or would it be a waste?
Even If i knew my place should i leave it there?
Should i give up,
Or should i just keep chasing pavements?
Even if it leads nowhere

Il suo nome completo è Adele Laurie Blue Adkins, ma nel mondo della musica vuole essere chiamata solo Adéle. Il suo album d’esordio, uscito il lunedì 28 gennaio, si intitola 19, e infatti la giovane cantautrice soul originaria di Tottenham ha solo diciannove anni e una voce incredibilmente calda e pastosa che ha mandato in visibilio la critica musicale inglese, fruttandole un premio prestigioso e audaci paragoni con la già rodata Amy Winehouse. Lei, pacata nonostante il successo precoce e improvviso che le è piovuto addosso e visibilmente più matura della sua età, non si scompone e si dichiara anzi una fan entusiasta della più famosa collega.

Denise Bianchi


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"Nessuno può mai essere veramente ferito se non da ciò che altera la sua natura."
(Storia di una fattoria africana, Olive Schreiner)

"Nessuno sa quante ribellioni fermentano nelle masse di esseri viventi che popolano la terra."
(Jane Eyre, Charlotte Bronte) 

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