Galaad Edizioni (clicca qui per tornare al sito)

"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
 Galaad Edizioni (del 30/04/2008 @ 15:24:22, in News, linkato 475 volte)
C’è anche il nome del nostro bravissimo illustratore Ulderico Fioretti nella rosa dei primi dieci classificati dell’edizione 2008 di Lanciano Nel Fumetto, settore illustrazione. La giuria del concorso - composta da John Cassaday, Bryan Talbot, Frank Espinosa, Giuseppe Palumbo, Tito Faraci e Lorenzo Bartoli - ha selezionato il nostro Ulderico in un novero di 250 concorrenti, nel quale figurano stimati professionisti del mondo del fumetto. Un risultato degno di nota, anche perché le opere dei primi dieci classificati saranno pubblicate nel Book della manifestazione, che verrà distribuito nelle edicole e nelle fumetterie in allegato - omaggio al numero in uscita tra Giugno e Luglio dello storico comics magazine italiano FUMO DI CHINA, e diffuso gratuitamente al Lucca Comics & Games di quest’anno.

Ulderico Fioretti ha illustrato per la Galaad Edizioni i primi due volumi di fiabe della collana La Porta magica. “L’airone bianco” di Sarah Orne Jewett, già pubblicato, può essere acquistato nelle librerie fiduciarie della Galaad Edizioni e sulle maggiori librerie on line. “La terra del fiore azzurro” di Frances Hodgson Burnett – la celebre autrice de “Il piccolo lord” e “Il giardino segreto” - uscirà invece tra qualche settimana. Nel frattempo, i lettori del Galaad Cafè possono assaggiare alcune anticipazioni del lavoro di Ulderico sul suo art blog: uldericofiorettiart.blogspot.com.
Lavorare con Ulderico è stata un’esperienza entusiasmante e noi della Galaad Edizioni siamo davvero contenti che il suo lavoro sia stato apprezzato anche da una giuria di nomi prestigiosi come quella di Lanciano nel Fumetto.
Dulcis in fundo, ecco l’illustrazione segnalata al concorso:


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 Galaad Edizioni (del 29/04/2008 @ 11:03:48, in Libri, linkato 496 volte)


di Giuliana Friscia

Questo è un diario un po’ speciale, un diario che conserva tra le pagine l’innocenza di una giovane donna costretta a vivere una realtà non sua, ma che gli altri, i “nemici”, le hanno appiccicato addosso.
Quando si entra in una sfera così intima e personale è quasi irrispettoso pretendere di scriverne senza citare le parole dell’autore, in questo caso particolarmente efficaci nel testimoniare la forza d’animo di una sopravvissuta d’eccezione, Alda Merini.
è vero che un grande dolore può fare un grande scrittore”; e, aggiungerei io, una grande poetessa. Alda Merini è nata con una dote tra le più rare: scrive poesie. Sente nascere dentro di sé la poesia della vita e riesce a trasferirla, palpitante e viva, sulla pagina, per farne dono ai suoi lettori. E ci vuole un coraggio immenso e un’estrema intelligenza per affrontare, superare e raccontare una vita che ha conosciuto momenti di un’asprezza intollerabile per qualsiasi essere umano.
“Il manicomio è senz’altro un’istituzione falsa, una di quelle istituzioni che, create sotto l’egida della fratellanza e della comprensione umana, altro non servono che a scaricare gli istinti sadici dell’uomo. E noi eravamo le vittime innocenti di queste istituzioni”. Una vera e propria denuncia, espressa non da qualcuno che del manicomio ha solo sentito parlare, ma da una donna che ha vissuto quella realtà in prima persona e l’ha subita sulla propria pelle per anni. “Il manicomio non finisce più. È una lunga pesante catena che ti porti fuori, che tieni legata ai piedi. Non riuscirai a disfartene mai”.
“Nelle malattie mentali la parte primitiva del nostro essere, la parte strisciante, preistorica, viene a galla e così ci troviamo a essere rettili, mammiferi, pesci, ma non più esseri umani”.
Esseri ridotti a niente, privi d’identità e di forma, di colori e odori. “Noi venivamo saziati di colpa, quotidianamente; i nostri istinti erano colpa; le visioni erano colpa; i nostri desideri, i nostri sensi erano colpevolizzati. Così ridotti, non potevamo che giocare, giocare a fare i mostri oppure i santi, il che fa quasi lo stesso…”. Derubati dei sogni e calpestati nella dignità. “Ci era proibito tutto; anche di soffrire d’insonnia”.
“Ma a volte la solitudine è una cosa atroce, il silenzio è una cosa insopportabile. In manicomio ci avevano abituati al silenzio. Ci mettevano allineate sopra le panche, con le mani in grembo, e con l’ordine di “non fiatare”. Qualcuna che, grazie alla pazzia, riempiva l’aria e il vento dei suoi urli, era accolta da noi come una novità, qualcosa di finalmente vivo”.

Difficile concentrare in poche frasi un libro così traboccante di pathos e di dolore. L’unica allora è affidarsi all’istinto, aprire una pagina a caso e avvertire il lettore che potrà imbattersi in frasi come questa:
“Di fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini”.

L’altra verità. Diario di una diversa
di Alda Merini
Pagg. 158
Rizzoli


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 Galaad Edizioni (del 28/04/2008 @ 15:49:13, in Poesia, linkato 284 volte)

(L'Absinthe, Edgar Degas, 1876)

Un’alba illanguidita
versa per i campi
la malinconia
dei soli morenti.
La malinconia
culla con dolci canti
il cuore che s’oblia
nei soli morenti.
E strane fantasie
come soli morenti,
rossi ardenti sui greti
fantasmi incandescenti,
sfilano senza tregua,
sfilano come tanti
rossi ardenti sui greti
grandi soli morenti.

(Paul Verlaine, Poesie, a cura di Luciana Frezza, Rizzoli, 1999)

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 Galaad Edizioni (del 27/04/2008 @ 08:55:48, in Video, linkato 306 volte)
 
i got two strong arms
blessings of babylon
with time to carry on and try
for sins and false alarms
so to america the brave
wise men save

near a tree by a river
there's a hole in the ground
where an old man of aran
goes around and around
and his mind is a beacon
in the veil of the night
for a strange kind of fashion
there's a wrong and a right
but he'll never, never fight over you

i got plans for us
nights in the scullery
and days instead of me
i only know what to discuss
of for anything but light
wise men fighting over you

it's not me you see
pieces of valentine
with just a song of mine
to keep from burning history
seasons of gasoline and gold
wise men fold

near a tree by a river
there's a hole in the ground
where an old man of aran
goes around and around
and his mind is a beacon
in the veil of the night
for a strange kind of fashion
there's a wrong and a right
but he'll never, never fight over you

i got time to kill
sly looks in corridors
without a plan of yours
a blackbird sings on bluebird hill
thanks to the calling of the wild
wise mens child

near a tree by a river
there's a hole in the ground
where an old man of aran
goes around and around
and his mind is a beacon
in the veil of the night
for a strange kind of fashion
there's a wrong and a right
but he'll never, never fight over you
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 Galaad Edizioni (del 25/04/2008 @ 22:39:33, in Orme sulla luna, linkato 335 volte)

Nessuno di coloro che un giorno leggeranno questo mio resoconto si aspetti ch'io riesca a descrivere le indicibili angosce suscitate nel mio animo da questa visione; voglio dire con ciò che, pur trattandosi di un sogno, sognai la mia stessa angoscia; né mi sarebbe più facile descrivere l'impressione che perdurò nel mio spirito quando mi destai e mi resi conto ch'era stato solamente un sogno.
 

Sarebbe impossibile, e d'altronde inutile, riferire per esteso la pioggia di contrastanti idee che affollò, la notte, quella strada maestra del nostro cervello che è la memoria. Rifeci in breve, o per così dire riassunsi, tutta la storia della mia esistenza fino all'arrivo sull'isola, e anche di quella trascorsa dopo il mio arrivo. Nel meditare sulla situazione in cui ero venuto a trovarmi in questo luogo di solitudine, raffrontavo il felice adattamento alla mia condizione raggiunto nel corso dei primi anni, alla vita di angoscia, di paura, di angustia che avevo conosciuto nel periodo successivo, dopo aver scoperto l'orma di quel piede sulla sabbia.

(Robinson Crusoe, Daniel Defoe)
 
(The day dream, Dante Gabriel Rossetti, 1880)
 

Ho steso ora le ali, sono
nella casa modesta
immenso; quasi manca lo spazio
alla mia grande veste.
Pur non mai fosti tanto sola,
vedi: appena mi senti;
nel bosco io sono un mite vento,
ma tu, tu sei la pianta.

(Poesie, Rainer Maria Rilke, traduzione di Giaime Pintor, Einaudi, 1955)
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 Galaad Edizioni (del 24/04/2008 @ 20:39:11, in Film, linkato 265 volte)


di Paolo Ruggieri

“Il cacciatore di aquiloni” è un romanzo che ha appassionato ed emozionato otto milioni di lettori in tutto il mondo. Ma quando la poesia delle parole si unisce alle immagini e alla musica il risultato è un film asciutto e toccante, pervaso dalla convinzione che i bambini siano esseri speciali ai quali non si deve negare il futuro. Mentre l’adulto ha bisogno di una serie di proiezioni artificiali del suo corpo e della sua mente per poter credere di stare bene, a un bambino bastano, per divertirsi ed essere felice, un aquilone e un amico vero. Leggeri e colorati, gli aquiloni si librano nell’azzurro del cielo e un filo sottile li lega alle mani di un bambino, che ne dirige la traiettoria con la grazia di un direttore d’orchestra. Accanto al bambino che tiene i fili dell’aquilone c’è il suo migliore amico: è lui il cacciatore di aquiloni, una sorta di Sancho Panza senza il quale Don Chisciotte neppure esisterebbe. Gli aquiloni si sfidano nel cielo di Kabul in una pacifica gara di abilità, e quando un aquilone ha la peggio e cade a terra il bambino-cacciatore corre per impossessarsi del trofeo della vittoria: non ha bisogno, lui, di guardare il cielo per capire dove l'aquilone atterrerà, lo sa e basta. Vietare il volo di un aquilone significa allora temere l’energia indomabile e anarchica dell’immaginazione. Gli adulti possono odiarsi quanto vogliono, ma non dovrebbero mai, per il loro stesso bene, coinvolgere i bambini nei loro crudeli giochi di morte. Qualunque sia la sua origine o il colore della sua pelle, ogni bambino è un “piccolo principe” e in quanto tale va rispettato e onorato.
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 Galaad Edizioni (del 23/04/2008 @ 17:42:27, in Orme sulla luna, linkato 268 volte)

Indifferente sono a ogni tortura –
la mia anima è libera.
Dietro questa mortale trama d’ossa
un’altra vi s’intreccia ben più forte.

Non potresti scalfirla con la sega,
né penetrarla con la scimitarra.
Due corpi dunque abbiamo –
se puoi legare l’uno, l’altro vola.

(Emily Dickinson, Tutte le poesie, a cura di Marisa Bulgheroni, Mondadori 1997)
 

(L'ange bleu, Marc Chagall, 1969)


Questo piccolo spirito è la niña milagrosa, la bambina del miracolo, capace di udire il richiamo, la voce lontana che dice: è tempo di tornare a sé. E’ una parte della nostra natura medianica, che ci forza, perché può udire il richiamo quando viene. Sorge dal sonno, dal letto, dalla casa, si lancia nella notte ventosa e nel mare selvaggio che ci fa affermare: “Dio mi è testimone, continuerò su questa strada”, oppure “Resisterò”, oppure “Non mi lascerò sviare”, o “Troverò il modo per continuare”.

(Clarissa Pinkola Estés, “Donne che corrono coi lupi”, traduzione di Maura Pizzorno, Frassinelli 1993)

Io sono un uomo, non un angelo… Sono tempi di insidia, questi, e non ignoro con che facilità le concezioni possano venir distorte da una sola parola detta all’orecchio sbagliato.

(Paul Auster, Viaggi nello scriptorium, traduzione di Massimo Bocchiola, Einaudi 2007)
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 Galaad Edizioni (del 22/04/2008 @ 18:25:11, in Video, linkato 409 volte)

Pull the blindfold down
So your eyes can't see
Now run as fast as you can
Through this field of trees

Say goodbye to everyone you have ever known
You are not gonna see them ever again
I can't shake this feeling I've got
My dirty hands
Have I been in the wars?
The saddest thing that I'd ever seen
Were smokers outside the hospital doors

Someone turn me around
Can I start this again?

How can we wear our smiles
With our mouths wired shut
'Cause you stopped us from singing

I can't shake this feeling I've got
My dirty hands
Have I been in the wars?
The saddest thing that I'd ever seen
Were smokers outside the hospital doors

Someone turn me around
Can I start this again?
Now someone turn us around
Can we start this again?

We've all been changed from what we were
Our broken hearts left smashed on the floor
I can't believe you if I can't hear you
I can't believe you if I can't hear you

We've all been changed from what we were
Our broken hearts smashed on the floor
We've all been changed from what we were
Our broken hearts smashed on the floor

Someone turn me around
Can I start this again?
Now someone turn us around
Can we start this again?


Il video è ambientato a Praga, “città per eccellenza dello spaesamento, dello sradicamento, della perdita”. E se è vero che “an end has a start” (così si intitola l’album del 2007 da cui è tratto il singolo di cui sopra), la fuga della bambina con le scarpette rosse e il mantello blu può essere l’inizio della fine. Fine dei sogni inquieti, delle pareti asettiche, del tempo scandito da altri, per correre a perdifiato verso la Moldava e addentrarsi nel bosco.
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"Nessuno può mai essere veramente ferito se non da ciò che altera la sua natura."
(Storia di una fattoria africana, Olive Schreiner)

"Nessuno sa quante ribellioni fermentano nelle masse di esseri viventi che popolano la terra."
(Jane Eyre, Charlotte Bronte) 

PREFERRED GUYS:
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Cary Grant
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Franz Kafka
Haruki Murakami
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