"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)
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Anche noi dovremmo possedere un po’ di quella serena fiducia. Con questa foschia divina di dipendenza assoluta che permea il nostro essere, non c’è da stupirsi se si è tentati, non c’è da stupirsi se, con un sorriso sognante, si soppesa sul palmo l’arma da fuoco compatta nella custodia di camoscio, appena più grande della chiave del portone di un castello o della sacchetta impunturata di un ragazzino imberbe, non c’è da stupirsi se si sbircia oltre il parapetto nell’invitante abisso. (Vladimir Nabokov, Fuoco Pallido, traduzione di Franca Pece e Anna Raffetto, Adelphi, 2002)
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Ci sono tante cose che si capiscono solo quando è tardi. (Murakami Haruki, Kafka sulla spiaggia, traduzione di Giorgio Amitrano, Einaudi, 2008)
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C’è rumore di api, odore d’aglio. Per qualche istante perdono di vista Mary, che s’infila in cunicoli di ombra blu, tra fiotti di fiori. Sarebbe, pensa il Reverendo, proprio da lei, sparire come un coniglio in un buco. Ma poi la trovano, ai piedi di un albero più grande degli altri, con una mano, un dito che punta alla cima dell’albero, come una figura in un dipinto allegorico. (Andrew Miller, Il talento del dolore, traduzione di Sergio Claudio Perroni, Bompiani 2000) |
![]() (Salvador Dali, Birth of a New World, 1942) |
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Il punto è, per tornare alla questione della sacralità naturale, che la quintessenza di questa natura si presenta appunto come una quintessenza sonora, ancorché impercettibile all’orecchio ordinario. E di questa quintessenza Elias è come il veggente solitario, il tramite incompreso. Elias possiede quello che Ernst Joachim Berendt definiva “il terzo orecchio” (per analogia con “il terzo occhio” della mistica tibetana). Ossia la facoltà di risalire dalla musica come fatto culturale alla musica come fatto naturale, dalla musica humana alla musica mundana. |
![]() (Salvador Dali, Metamorphosis of Narcissus, 1937) |
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In mezzo a tanta costernazione, Quiqueg cadde agilmente in ginocchio, e strisciando sotto lo spazio della boma s’impadronì d’un cavo, ne assicurò una cima alla murata e poi, gettando l’altra come un laccio, l’impigliò alla boma che gli spazzava sul capo. Al balzo seguente, la trave venne così fermata e fu tutto al sicuro. (…) Io cercavo quell’altro, l’eroe, ma non vidi più nessuno. Il novellino era già andato sotto. Scattando perpendicolarmente su dall’acqua, Quiqueg diede allora in giro l’occhiata di un attimo e, sembrando vedere come stessero le cose, si tuffò e scomparve. Qualche minuto e venne su, con un braccio steso al nuoto e con l’altro che tirava un corpo esanime. (…) I marinai in massa proclamarono Quiqueg un nobile cuore e il capitano gli fece le sue scuse. Da allora io stetti attaccato al mio Quiqueg come un cirripede, sempre, finché il povero Quiqueg non fece l’ultimo gran tuffo. |
![]() (Salvador Dali, Geopoliticus Child Watching the Birth of the New Man, 1943) |
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E’ istruttivo pensare che non c’è in questa stanza, né in alcun’altra stanza al mondo, una sola persona che, in qualche punto ben scelto dello spazio – tempo storico, non sarebbe stata messa a morte, là e allora, qui e ora, da una maggioranza di persone di senso comune virtuosamente infuriate. Il colore del credo, delle cravatte, degli occhi, dei pensieri, dei modi, dei toni di voce s’imbatte sicuramente, in qualche punto del tempo e dello spazio, nella fatale obiezione di una folla che odia quel particolare tono. E quanto più un uomo è brillante, quanto più è insolito, tanto più è vicino al rogo. Stranger rima sempre con danger. |
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67 (365) A SUSAN GILBERT DICKINSON circa 1871 Meglio la Fiducia del Contratto, perché l’uno è inamovibile, ma l’altra vacilla. Emily
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76 (394) A LOUISE E FRANCES NORCROSS settembre 1873 Care Sorelle, vi vorrei con me, non proprio qui, ma in quelle dolci case che la mente ama immaginare. Esistono oppure no? Noi crediamo che possano esistere, ma poi esistono davvero, come facciamo a saperlo? “La luce che non ha mai brillato né sul mare né sulla terra” la si potrebbe possedere prestissimo, bussando alla porta. (…) (Emily Dickinson, Lettere 1845-1886, a cura di Barbara Lanati, Einaudi 2006)
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25lug
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…e talvolta vedeva. Che cosa? Sophy non coglieva una grande discontinuità tra le creature e gli oggetti incontrati in sogno, le creature e gli oggetti intravisti dalla finestra, o lassù sopra il frangiflutti, le creature e gli oggetti evocati dalle poesie o dalla Bibbia, o le creature che venivano dal nulla e si trattenevano un momento: potevano essere descritte, viste, odorate, udite, quasi toccate e gustate - alcune erano dolci, altre sapevano di fumo. La sera, distesa a letto in attesa di addormentarsi, vedeva processioni di ogni tipo, che talvolta attraversavano l’aria scura, talvolta portavano con sé un proprio mondo, insolito o familiare, dune, boscaglie, l’interno di credenze buie, calore di fuochi, alberi carichi di frutti. (…) Molte di queste visioni non tentava neppure di descriverle. Erano il suo mondo. (…) Quel giorno, concentrandosi, sentiva che la stanza era piena di attività. Per abitudine osservava i membri del circolo uno dopo l’altro, “vedendoli” in maniera quasi distaccata, quasi soppesando col proprio sangue e ossa gli assilli e il divagare delle loro menti, per poi separarsene, e mettersi in ascolto. Spesso intorno al circolo dei vivi ne scorgeva un secondo, composto da creature che si accalcavano, ansiose e attente, ansiose di avere un pubblico, pronte a una turbinosa esibizione o a ridacchiare o ululare. (…) Aveva i suoi metodi per uscire da se stessa, che da piccola aveva creduto del tutto naturali, alla portata di chiunque, come bere un bicchier d’acqua, o usare il vaso da notte, o lavarsi le mani. Trattenendo il fiato in un certo modo, o arcuando il corpo sul letto e lasciandolo cadere, rapidamente, ritmicamente, scopriva una sorta di Sophy fluttuante, che si librava dolcemente fino al soffitto e osservava placidamente l’involucro, l’involucro pallido che si era lasciata dietro, con labbra semiaperte e palpebre chiuse. (Antonia S. Byatt, Angeli e insetti, traduzione di Anna Nadotti e Fausto Galuzzi, Einaudi 1994)
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![]() (Magritte - Key to the fields) |
“Ho imparato a rivolgere lo sguardo nel mondo interiore; la realtà manifesta per me non ha valore. C’è un mondo invisibile che solo l’anima sa scorgere. (…) Io non vedo il tuo corpo, ma vedo la tua anima, la tua luce interiore. Intuisco la tua ricerca e ti porto rispetto (…).” (Hans Kruppa, La casa dell’anima, traduzione di Loretta Trinei, Salani 2002)
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“E’ molto forte. Come un’energia. E se quest’energia c’è, io la percepisco. C’è in me come una rispondenza. E a modo mia la vedo anche. Ma non come un sogno. Forse come un sogno a occhi aperti. (…) E se sforzi gli occhi, lo percepisci.” (Murakami Haruki, Dance Dance Dance, traduzione di Giorgio Amitrano, Einaudi 2001)
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24lug
| "Una bella storia da leggere e spiegare ai nostri bambini, perchè contiene, dentro la delicata vicenda di un principe, molti spunti per l'educazione emotiva di una persona, di qualsiasi età essa sia. Come imparare a riconoscere le emozioni negative, e i tanti modi per combatterle e tornare padroni della propria serenità e del proprio tempo; questo è il messaggio più importante, secondo me, ed il più originale di questo racconto." Lidia |

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