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"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
 Galaad Edizioni (del 31/07/2008 @ 13:46:52, in Nuvole, linkato 243 volte)

Anche noi dovremmo possedere un po’ di quella serena fiducia. Con questa foschia divina di dipendenza assoluta che permea il nostro essere, non c’è da stupirsi se si è tentati, non c’è da stupirsi se, con un sorriso sognante, si soppesa sul palmo l’arma da fuoco compatta nella custodia di camoscio, appena più grande della chiave del portone di un castello o della sacchetta impunturata di un ragazzino imberbe, non c’è da stupirsi se si sbircia oltre il parapetto nell’invitante abisso.

(Vladimir Nabokov, Fuoco Pallido, traduzione di Franca Pece e Anna Raffetto, Adelphi, 2002)

Ci sono tante cose che si capiscono solo quando è tardi.

(Murakami Haruki, Kafka sulla spiaggia, traduzione di Giorgio Amitrano, Einaudi, 2008)
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 Galaad Edizioni (del 30/07/2008 @ 19:16:33, in Video, linkato 252 volte)
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 Galaad Edizioni (del 29/07/2008 @ 16:23:56, in Orme sulla luna, linkato 2869 volte)

C’è rumore di api, odore d’aglio. Per qualche istante perdono di vista Mary, che s’infila in cunicoli di ombra blu, tra fiotti di fiori. Sarebbe, pensa il Reverendo, proprio da lei, sparire come un coniglio in un buco. Ma poi la trovano, ai piedi di un albero più grande degli altri, con una mano, un dito che punta alla cima dell’albero, come una figura in un dipinto allegorico.
(…)
E’ stato allora, mentre la vestivano, che hanno visto i tatuaggi, una pioggia di stelle blu tra coscia e deretano, che si allargava in basso sino all’incavo del ginocchio.
Mary suscita voci, ovviamente. Si parla di fatture, di malocchio, di negromanzia. Eppure in quella straniera vi è una mitezza tale che già al giorno di San Michele, Mrs. Cole, stupendo per prima se stessa, consulta Mary a proposito delle proprie ginocchia gonfie, e Mary la cura, imponendo le proprie mani sulle giunture sinché una pozza di umore si raccoglie ai piedi della cuoca. (…)
Sul finire di questa stagione alcionia, il Reverendo se ne esce di casa alla chetichella, a tarda notte, il gusto del vino ancora sul palato. S’incammina verso il bosco oltre il pascolo. Non ha in mente una destinazione precisa, e solo dopo venti minuti di marcia costante sotto una luna che getta sull’erba dietro di lui un’ombra ben delineata si rende conto di dove sia diretto. L’”anello”, lo chiama lui – per quanto ne sappia non ha un nome, non è segnato su alcuna mappa. In effetti c’è poco o niente da segnare, soltanto un cerchio di querce, benché, mentre coglieva funghi, vi abbia scoperto alcune pietre disposte in maniera suggestiva, che gli hanno fatto ritenere che lì un tempo vi fosse qualcosa, magari un tempio pagano, e gli piace immaginare un qualche suo predecessore biancovestito, intento a officiare davanti agli irsuti avi degli attuali paesani.
Cammina per dieci minuti sotto la volta dei rami, ed entra nell’anello, ormai certo – vedendolo illuminato da cotanta luna – di star penetrando in un terreno sacro.
Un uomo sta seduto accanto a un cespuglio al centro dell’anello.
(…)
“Siete voi, dottor Dyer?”
“Sono io.”
Il Reverendo si avvicina, ancora guardingo giacché questa figura, non proprio consistente lì all’ombra del cespuglio, può tuttora rivelarsi finta, una fola della sua mente o, peggio, endemica del luogo. (…)
“Benedetto il Cielo, siete davvero voi, dottor Dyer! Come avete fatto a trovare questo posto?”
“Ci sono finito per caso. Di questi tempi è decisamente poco ciò che faccio di proposito (…)”
“Vedo che avete fatto dei disegni, signore.”
“Mi piace esercitare il tratto. Volete vederli?” Distende sull’erba cinque fogli, ciascuno con su un semplice cerchio, realizzato rozzamente ma con innegabile energia.
“Questi due li ho fatti col dito.” A riprova mostra la macchia scura sul polpastrello dell’indice. “Ho ancora dei fogli bianchi – volete provare anche voi? Il segreto sta nel non pensare a nulla. Non a quanto sia bella la luna, non a quanto sia difficile da riprodurre, e neppure a riprodurla. Vedrete che vi verrà tanto facile da sbalordirvi.”
“Intendete dire che dovrò farlo e al tempo stesso non farlo?”
“Proprio così.”
 (…)
“Dottor Dyer, vorrei complimentarmi per la vostra ripresa, giacché vedo che davvero vi siete ripreso. Vi confesso che a Pasqua eravamo tutti molto preoccupati per voi.”
“Se sto riprendendomi – non direi infatti che mi sia ripreso, almeno non subito – lo debbo alle vostre premure, e a quelle di vostra sorella, dei vostri amici…”
“E di Mary…”
“E ovviamente a quelle di Mary. Mi rendo conto che i suoi modi possono sembrare bizzarri. Già, ma voi questo lo sapete bene. Foste il primo a vederla (…). Una delle sue qualità” dice James, “è quella di essere un giudice infallibile del carattere altrui. Non è stato un caso se mi ha portato qui da voi. (…) Comunque sia, ho riavuto indietro con gli interessi quello che mi era mancato.”
“Sicché è del tutto scomparso?”
“Chi?”
“Il vecchio James Dyer.”
“Del tutto.”
“E non lo rimpiangete?”
(…)
“Forse. Fatto sta che non so cosa io sia, né so cosa aspettarmi. Quel che è certo è che i miei tempi di bisturi sono finiti. Forse potrei guadagnarmi da vivere dipingendo. (…) Anche se, Dio mi è testimone, vorrei tanto che il mio vecchio io venisse obliato come un pugno di terra.”
“Dottore, nessuno vi perseguiterà con la vostra ombra. Dopotutto, un uomo deve essere libero di poter cambiare. Molti sono intrappolati in vecchie pelli di cui amerebbero disfarsi.”
(…)
James alza di scatto una mano, si china in avanti, scrutando, quasi che in quell’aria notturna abbia intravisto qualcosa di grosso e sfuggente, una figura che gli abbia trasmesso un messaggio da cogliere all’istante. Il Reverendo, seguendo il suo sguardo, vede solo una famigliola di conigli, pelo argenteo nella luce della luna, intenti a ruzzare nell’erba a una decina di metri dai loro piedi. Osserva James, sussurra: “Cosa c’è, Signore?”
James si appoggia all’indietro, scuote piano la testa, fiuta l’aria, allunga la mano a prendere il vaso.
“Spettri. Nient’altro che spettri. Stavate dicendo?”
“Nulla, signore. Nulla di nulla.”

(Andrew Miller, Il talento del dolore, traduzione di Sergio Claudio Perroni, Bompiani 2000)


(Salvador Dali, Birth of a New World, 1942)

Il punto è, per tornare alla questione della sacralità naturale, che la quintessenza di questa natura si presenta appunto come una quintessenza sonora, ancorché impercettibile all’orecchio ordinario. E di questa quintessenza Elias è come il veggente solitario, il tramite incompreso. Elias possiede quello che Ernst Joachim Berendt definiva “il terzo orecchio” (per analogia con “il terzo occhio” della mistica tibetana). Ossia la facoltà di risalire dalla musica come fatto culturale alla musica come fatto naturale, dalla musica humana alla musica mundana.

(Flavio Cuniberto, nota a Robert Schneider, Le voci del mondo, traduzione di Flavio Cuniberto, Einaudi 1994)

(Salvador Dali, Metamorphosis of Narcissus, 1937)

In mezzo a tanta costernazione, Quiqueg cadde agilmente in ginocchio, e strisciando sotto lo spazio della boma s’impadronì d’un cavo, ne assicurò una cima alla murata e poi, gettando l’altra come un laccio, l’impigliò alla boma che gli spazzava sul capo. Al balzo seguente, la trave venne così fermata e fu tutto al sicuro. (…) Io cercavo quell’altro, l’eroe, ma non vidi più nessuno. Il novellino era già andato sotto. Scattando perpendicolarmente su dall’acqua, Quiqueg diede allora in giro l’occhiata di un attimo e, sembrando vedere come stessero le cose, si tuffò e scomparve. Qualche minuto e venne su, con un braccio steso al nuoto e con l’altro che tirava un corpo esanime. (…) I marinai in massa proclamarono Quiqueg un nobile cuore e il capitano gli fece le sue scuse. Da allora io stetti attaccato al mio Quiqueg come un cirripede, sempre, finché il povero Quiqueg non fece l’ultimo gran tuffo.
C’è mai stata un’ingenuità simile? Egli non parve affatto credere di aver meritata una medaglia dalle Associazioni umanitarie del Coraggio. Egli chiese soltanto dell’acqua, acqua dolce, qualcosa per detergersi la salsedine; il che fatto, si vestì di abiti asciutti, accese la pipa e piegandosi sulle murate e sbirciando con calma quelli intorno, parve dire a se stesso: “Questo mondo è un gran mutuo ad azioni, sotto tutti i meridiani. Noi cannibali dobbiamo aiutarli questi cristiani.”

(Herman Melville, Moby Dick, traduzione di Cesare Pavese, Adelphi, settembre 1994)

(Salvador Dali, Geopoliticus Child Watching the Birth of the New Man, 1943)

E’ istruttivo pensare che non c’è in questa stanza, né in alcun’altra stanza al mondo, una sola persona che, in qualche punto ben scelto dello spazio – tempo storico, non sarebbe stata messa a morte, là e allora, qui e ora, da una maggioranza di persone di senso comune virtuosamente infuriate. Il colore del credo, delle cravatte, degli occhi, dei pensieri, dei modi, dei toni di voce s’imbatte sicuramente, in qualche punto del tempo e dello spazio, nella fatale obiezione di una folla che odia quel particolare tono. E quanto più un uomo è brillante, quanto più è insolito, tanto più è vicino al rogo. Stranger rima sempre con danger.
Il mite profeta, il mago nella sua grotta, l’artista indignato, lo scolaretto non conformista partecipano di questo sacro pericolo. Stando così le cose, ringraziamoli, ringraziamo i diversi; perché nell’evoluzione naturale delle cose, la scimmia forse non sarebbe mai diventata uomo se non fosse mai apparso un diverso in famiglia. Chiunque abbia una mente così fiera da impedirgli di creare secondo le regole porta segretamente una bomba in qualche angolo del proprio cervello; e di conseguenza io propongo, per puro divertimento, di prendere questa bomba personale e di lasciarla cadere con precisione sulla città modello del senso comune. Nella luce vivida dell’esplosione che ne seguirà appariranno molte cose curiose: i nostri sensi più elevati soppianteranno per un breve intervallo la volgarità dominante che stringe il collo di Sinbad nell’incontro di catch tra l’io adottato e l’io interiore. Mescolo trionfalmente le metafore perché è esattamente a questo che sono destinate quando seguono il corso dei loro collegamenti segreti…

(Vladimir Nabokov, L’arte della letteratura e il senso comune, in Lezioni di letteratura, traduzione di Ettore Capriolo, Garzanti 1992)
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 Galaad Edizioni (del 27/07/2008 @ 17:48:31, in Video, linkato 282 volte)
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 Galaad Edizioni (del 26/07/2008 @ 18:18:50, in Nuvole, linkato 254 volte)

67 (365)

A SUSAN GILBERT DICKINSON

circa 1871

Meglio la Fiducia del Contratto, perché l’uno è inamovibile, ma l’altra vacilla.

Emily

76 (394)

A LOUISE E FRANCES NORCROSS

settembre 1873

Care Sorelle,

vi vorrei con me, non proprio qui, ma in quelle dolci case che la mente ama immaginare. Esistono oppure no? Noi crediamo che possano esistere, ma poi esistono davvero, come facciamo a saperlo? “La luce che non ha mai brillato né sul mare né sulla terra” la si potrebbe possedere prestissimo, bussando alla porta. (…)

 

(Emily Dickinson, Lettere 1845-1886, a cura di Barbara Lanati, Einaudi 2006)
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 Galaad Edizioni (del 25/07/2008 @ 18:46:04, in Orme sulla luna, linkato 310 volte)

…e talvolta vedeva. Che cosa? Sophy non coglieva una grande discontinuità tra le creature e gli oggetti incontrati in sogno, le creature e gli oggetti intravisti dalla finestra, o lassù sopra il frangiflutti, le creature e gli oggetti evocati dalle poesie o dalla Bibbia, o le creature che venivano dal nulla e si trattenevano un momento: potevano essere descritte, viste, odorate, udite, quasi toccate e gustate - alcune erano dolci, altre sapevano di fumo. La sera, distesa a letto in attesa di addormentarsi, vedeva processioni di ogni tipo, che talvolta attraversavano l’aria scura, talvolta portavano con sé un proprio mondo, insolito o familiare, dune, boscaglie, l’interno di credenze buie, calore di fuochi, alberi carichi di frutti. (…) Molte di queste visioni non tentava neppure di descriverle. Erano il suo mondo. (…) Quel giorno, concentrandosi, sentiva che la stanza era piena di attività. Per abitudine osservava i membri del circolo uno dopo l’altro, “vedendoli” in maniera quasi distaccata, quasi soppesando col proprio sangue e ossa gli assilli e il divagare delle loro menti, per poi separarsene, e mettersi in ascolto. Spesso intorno al circolo dei vivi ne scorgeva un secondo, composto da creature che si accalcavano, ansiose e attente, ansiose di avere un pubblico, pronte a una turbinosa esibizione o a ridacchiare o ululare. (…) Aveva i suoi metodi per uscire da se stessa, che da piccola aveva creduto del tutto naturali, alla portata di chiunque, come bere un bicchier d’acqua, o usare il vaso da notte, o lavarsi le mani. Trattenendo il fiato in un certo modo, o arcuando il corpo sul letto e lasciandolo cadere, rapidamente, ritmicamente, scopriva una sorta di Sophy fluttuante, che si librava dolcemente fino al soffitto e osservava placidamente l’involucro, l’involucro pallido che si era lasciata dietro, con labbra semiaperte e palpebre chiuse.

(Antonia S. Byatt, Angeli e insetti, traduzione di Anna Nadotti e Fausto Galuzzi, Einaudi 1994)


(Magritte - Key to the fields)

“Ho imparato a rivolgere lo sguardo nel mondo interiore; la realtà manifesta per me non ha valore. C’è un mondo invisibile che solo l’anima sa scorgere. (…) Io non vedo il tuo corpo, ma vedo la tua anima, la tua luce interiore. Intuisco la tua ricerca e ti porto rispetto (…).”

(Hans Kruppa,  La casa dell’anima, traduzione di Loretta Trinei, Salani 2002)

“E’ molto forte. Come un’energia. E se quest’energia c’è, io la percepisco. C’è in me come una rispondenza. E a modo mia la vedo anche. Ma non come un sogno. Forse come un sogno a occhi aperti. (…) E se sforzi gli occhi, lo percepisci.”

(Murakami Haruki, Dance Dance Dance, traduzione di Giorgio Amitrano, Einaudi 2001)
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"Una bella storia da leggere e spiegare ai nostri bambini, perchè contiene, dentro la delicata vicenda di un principe, molti spunti per l'educazione emotiva di una persona, di qualsiasi età essa sia.
Come imparare a riconoscere le emozioni negative, e i tanti modi per combatterle e tornare padroni della propria serenità e del proprio tempo; questo è il messaggio più importante, secondo me, ed il più originale di questo racconto."

Lidia
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 Galaad Edizioni (del 23/07/2008 @ 18:55:37, in Video, linkato 238 volte)
 
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"Nessuno può mai essere veramente ferito se non da ciò che altera la sua natura."
(Storia di una fattoria africana, Olive Schreiner)

"Nessuno sa quante ribellioni fermentano nelle masse di esseri viventi che popolano la terra."
(Jane Eyre, Charlotte Bronte) 

PREFERRED GUYS:
Charlie Chaplin
Helen Mirren
Hugh Laurie
Cary Grant
Spencer Tracy
Franz Kafka
Haruki Murakami
Sigourney Weaver
Jamie Bell
Michael C. Hall
Jeff Bridges
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