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"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
 Galaad Edizioni (del 29/01/2009 @ 20:28:36, in Libri, linkato 188 volte)


di Giulia Merisi

Il Gattopardo, ovvero lo strano caso di un romanzo il cui autore decide di dedicarsi seriamente alla scrittura solo a pochi passi dalla morte. Nasce così, in pochi mesi, la vera opera prima di Giuseppe Tomasi duca di Palma e principe di Lampedusa, che per il passato si era limitato ad alcuni saggi e qualche racconto. Una nobile famiglia siciliana, i Salina, lo sbarco dei Mille e il Principe Fabrizio (Il Gattopardo del titolo) che signoreggia sulla storia. Ispirato a un bisnonno dell’autore, è in realtà il suo alter ego. A lui si affida il Tomasi per dirci di sé,del suo sentirsi estraneo a un mondo di simili ma diversi, dove non c’ è posto per gli scrupoli morali delle persone perbene, dei Gattopardi vittime degli sciacalletti come Don Calogero Sedara, borghesi magari ignoranti e malvestiti, ma ben desti a volgere a proprio vantaggio l’ignavia di troppi aristocratici: il tutto raccontato alla luce di un disincanto che non ammette speranza.
Opera colta di un uomo coltissimo, Il Gattopardo ha la stessa ricchezza del torreggiante timballo di maccheroni descritto dal Tomasi con l’amore del buongustaio. Ma profuma di quel senso di morte che alberga in ogni siciliano, come il Principe-Gattopardo tenta di spiegare a uno spaesato e non poco preoccupato ospite piemontese: «Il sonno, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare sia pure per portar loro i più bei regali… la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorzonera o di cannella..

(Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, pp.304, Feltrinelli, 2008)

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 Galaad Edizioni (del 26/01/2009 @ 21:05:57, in Nuvole, linkato 162 volte)

Pronti a morire per toccare il cuore del lettore.

Ho scoperto che la disciplina più difficile nella scrittura è cercare di partecipare al gioco senza lasciarsi sopraffare dall’insicurezza, dalla vanità e dall’egocentrismo. Mostrare al lettore che si è brillanti, spiritosi, pieni di talento e così via, cercare di piacere, sono cose che, anche lasciando da parte la questione dell’onestà, non hanno abbastanza calorie motivazionali per sostenere uno scrittore molto a lungo. Devi disciplinarti e imparare a dar voce solo alla parte di te che ama le cose che scrivi, che ama il testo a cui stai lavorando. Che ama e basta, forse.

Il talento è solo uno strumento. È come avere una penna che scrive invece di una che non scrive. Non sto dicendo che riesco costantemente a rimanere fedele a questi principi quando scrivo, ma mi sembra che la grossa distinzione fra grande arte e arte mediocre si nasconda nello scopo da cui è mosso il cuore di quell’arte, nei fini che si è proposta la coscienza che sta dietro il testo. Ha qualcosa a che fare con l’amore. Con la disciplina che ti permette di far parlare la parte di te che ama, invece che quella che vuole soltanto essere amata. Magari questa è una cosa che non fa molto fico dire, non lo so. Ma mi sembra una delle cose in cui riescono gli scrittori davvero grandi – da Carver a Cechov a Flannery O’Connor al Tolstoj della Morte di Ivan Il’ic al Pynchon dell’Arcobaleno della gravità – sia "dare" qualcosa al lettore. Quando il lettore si allontana dalla vera opera d’arte pesa di più di quando ci si è avvicinato. È più ricco. Tutta l’attenzione e l’impegno e lo sforzo che come scrittore richiedi al lettore non possono essere a tuo vantaggio, devono essere a suo vantaggio. Quello che è velenoso e deleterio, nell’ambiente culturale di oggi, è che rende tutto questo tanto spaventoso da dissuaderci a farlo. Un’opera davvero grande nasce probabilmente da una volontà di svelarci, di aprirci a livello spirituale ed emotivo in un modo che rischia di farci provare davvero qualcosa nel farlo. Significa essere pronti a morire, in un certo senso, pur di riuscire a toccare il cuore del lettore.

(David Foster Wallace)

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 Galaad Edizioni (del 19/01/2009 @ 21:35:27, in Orme sulla luna, linkato 212 volte)
 
Dunque gli oggetti naturali ci assistono nell'espressione di particolari significati. Ma quale linguaggio straordinario per esprimere informazioni così insignificanti! C'era forse bisogno di creature di razza così nobile, di questa profusione di forme, di questa moltitudine di orbite nel cielo, per fornire all'uomo il dizionario e la grammatica del suo discorso municipale? Mentre ci serviamo di questo grandioso cifrario per il disbrigo delle nostre faccende domestiche, sentiamo che non abbiamo ancora cominciato a usarlo veramente, e che non ne siamo neppure capaci. Siamo come viaggiatori che usano le ceneri di un vulcano per cuocere le uova. Mentre vediamo che è sempre pronto a fornire le parole di quello che vogliamo dire, non possiamo evitare la domanda se i caratteri siano o no significanti di per sé. Le montagne, le onde e i cieli non hanno altro significato di quello che consapevolmente attribuiamo loro quando li usiamo come emblemi del nostro pensiero? Il mondo è emblematico. Parti del discorso possono essere metafore, perché l'intera natura è una metafora della mente umana.

(R. W. Emerson, Natura)
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 Galaad Edizioni (del 16/01/2009 @ 16:21:38, in Nuvole, linkato 218 volte)

“Dove potrei procurarmi del tè bianco?”
[…]
“Lì dove abita Lu Chen”
“E dove abita Lu Chen?”
“Alla sorgente del fiume verde, o almeno così dicono… Dicono che Lu Chen sia rintanato nei pressi della sorgente, praticamente nel cuore della regione del tè, un luogo tagliato fuori dal resto del mondo. Per quanto mi risulta, tuttavia, e nonostante in molti sostengano il contrario, Lu Chen non l’ha mai visto nessuno.”
“Come mai?”
“Forse perché si nasconde talmente bene da diventare invisibile.”
(Maxence Fermine, Opium, traduzione di Sergio Claudio Perroni, Bompiani 2003)


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 Galaad Edizioni (del 12/01/2009 @ 21:48:07, in Poesia, linkato 189 volte)

Luna gentile, spargi la tua voce
di voluttà su me come la tua
morbida, chiara luce, trasportata
dall'ombra estiva, avvolge il marinaio
per isole tranquille
in ogni tempo. Cara luna, giunge
al fondo della mia gloria il cristallo
della tua voce che ammalia feroci
gioie che, come tigri, san lasciare
ferite che han bisogno del tuo balsamo.

(Shelley, Poesie, da "Prometeo liberato" Atto IV, traduzione di Franco Giovanelli, Newton Compton, 2008)

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 Galaad Edizioni (del 08/01/2009 @ 19:30:37, in Nuvole, linkato 164 volte)

Con Sethi, l'avvenire era sembrato roseo: bastava ascoltarne i consigli, obbedirgli, seguire il suo esempio. Ai suoi ordini sarebbe stato così semplice e gioioso regnare! Neppure per un istante Ramses aveva immaginato di essere solo, senza quel padre il cui sguardo dissipava le tenebre.
[...] Lo meritava davvero, quello schiacciante nome di Figlio della Luce?

(Christian Jacq, Il romanzo di Ramses - Il figlio della luce, traduzione di Francesca Saba Sardi, Mondadori, 1997)

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 Galaad Edizioni (del 05/01/2009 @ 21:43:41, in Poesia, linkato 183 volte)

Coloro che son favoriti dalle proprie stelle
si vantino pure dei loro pubblici incarichi e sonanti titoli;
io invece, cui fortuna ha negato simili trionfi,
godo di isperata gioia in chi più onoro.
I favoriti dei grandi principi non schiudono i loro petali
se non come calendule sotto l’occhio del sole,
ma in se stessi han tomba del loro orgoglio
poiché, a un aggrottar di ciglia, la loro gloria muore.
Il valido guerriero, noto per le sue gesta,
se dopo mille vittorie è sconfitto,
è per sempre radiato dal libro dell’onore,
e tutto quel ch’ei fece viene scordato.
E allora, fortunato me, che amo e sono riamato
da chi non posso perdere, né essere abbandonato.

(Shakespeare, Sonetti, sonetto 25, traduzione di Giovanni Cecchin, Mondadori, 1993)


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 Galaad Edizioni (del 02/01/2009 @ 17:08:10, in Video, linkato 199 volte)
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"Nessuno può mai essere veramente ferito se non da ciò che altera la sua natura."
(Storia di una fattoria africana, Olive Schreiner)

"Nessuno sa quante ribellioni fermentano nelle masse di esseri viventi che popolano la terra."
(Jane Eyre, Charlotte Bronte) 

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