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"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
 Galaad Edizioni (del 29/07/2009 @ 20:50:33, in Poesia, linkato 146 volte)
Quando ti vidi la prima volta
M’apparve un monte innevato
Sulla cima ghiaccio ustionante
Alle falde boschi e muschio profumato.
Varchi non ve n’erano
Ma la curiosità era traboccante
Volevo scoprirne il cuore
L’istinto non m’ingannava.
Neve soffice all’esterno
Luce bianca all’interno
Roccia solida e irregolare
Spirito forte e prismatico.
Ogni volta che quell’apparizione
Innanzi mi si parava
Le mie paure s’allontanavano
E un nuovo passo avanti tentavo.
Poi una luce m’abbagliò
Mi feci scudo con la mano
Uno spiraglio nella roccia
E la visione di immensi tesori
Maledetta la pioggia improvvisa
E il fango che giù m’ha trascinato
Perché scarpe robuste non avevo
L’inesperienza m’ha spintonato.
Da quaggiù il monte più non si vede
Lo spiraglio s’è richiuso
Il tesoro è di nuovo nascosto
Ed io sono afflitto.
Mi rialzo, pulisco le mie vesti
Mi scrollo di dosso il fango
Ma tu monte innevato mostrati ancora
Permettimi di calpestare il tuo suolo.

anonimo
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 Galaad Edizioni (del 27/07/2009 @ 11:18:06, in Mostre, linkato 185 volte)


di Pietro Ruggieri
Utagawa Hiroshige (1797-1858) è considerato uno dei più grandi artisti figurativi giapponesi. Eseguì le sue opere principalmente con la tecnica della stampa policroma, felice connubio di ispirazione artistica e sapiente tecnica artigianale incisoria, di attenzione per i particolari e gusto nella scelta dei colori. La mostra, che espone una parte della sua rilevante produzione artistica, si snoda in un’atmosfera rarefatta, che richiama i colori e i suoni del Sol Levante. Si percorre un cammino attraverso giardini giapponesi, pontili in legno, porte orientali, ideogrammi e pittogrammi che rievocano gli ambienti e i luoghi in cui l’artista visse e operò. Un motivo dominante caratterizza le opere di Hiroshige, che avranno grande influenza sulla pittura impressionista: il respiro profondo della natura, celebrata in tutte le sue forme e sfumature. Non possiamo non restare affascinati dalle stampe di fiori, piante, pesci, uccelli. Gli elementi della natura sono rappresentati in un attimo particolare della loro esistenza, colti nell’atto di sbocciare, posarsi, volare o in relazione ai mutamenti del clima e delle stagioni, di cui Hiroshige fu un sottile e attento osservatore.
La sua capacità di riprodurre un paesaggio sotto un temporale improvviso gli valse l’appellativo, già presso i contemporanei, di “maestro della pioggia”. La natura si esprime in un tramonto, nel tumulto delle correnti marine, in un paesaggio ammantato di neve, nella luna piena che illumina il monte Fuji, nelle vedute e negli scorci di alcuni luoghi del Giappone, i quali, proprio grazie alla diffusione delle stampe di Hiroshige, divennero famosi e meta di viaggi da parte dei Giapponesi. La natura è un entità dotata di una forza vitale misteriosa e palpitante che affianca, senza mai sopraffarla, l’esistenza quotidiana degli uomini - artigiani, mercanti, venditori di riso, contadini - rappresentati in alcuni momenti della loro attività lavorativa. Anche nelle opere del ciclo dedicato alla città di Edo (Tokyo), il richiamo alla natura e all’uomo è sempre presente. Per Hiroshige, la natura è espressione dell’universo, fonte inesauribile di armonia e bellezza. Solo aprendosi alla sua indecifrabile malia l’uomo coglie il senso della propria vita e si avvicina ai misteri del cosmo.

Hiroshige, Il maestro della natura
Roma, Museo Fondazione Roma
17.3.2009-13.9.2009.
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 Galaad Edizioni (del 21/07/2009 @ 10:22:06, in Nuvole, linkato 158 volte)
Era una sera d’estate, alla vigilia di una festa. Me ne stavo davanti ai tabelloni della Pro loco, sistemati in un angolo della piazza piena di gente, a leggere uno di quei manifesti che Nazareno, il segretario, scriveva coi pennarelli rossi e blu. All’improvviso, mi ritrovai in mutande. Berardo s’era chinato dietro di me, aveva afferrato i bordi dei miei pantaloncini e con un colpo secco li aveva tirati giù. Adesso era a qualche metro da me e rideva, come ridevano i tanti che avevano assistito alla scena. Ero già arrabbiato, mentre mi tiravo su i pantaloni e maledicevo quel maledetto elastico alla vita che aveva permesso lo scempio, ma quando m’accorsi che tra quelli che sghignazzavano alle mie spalle c’era anche Diana, la bellissima bambina che veniva ogni anno al paese da Roma per le vacanze e mi piaceva tanto, vidi rosso e mi lanciai contro il verme, deciso a distruggerlo. Mi aveva ridicolizzato davanti a lei, e non avrei avuto più il coraggio di avvicinarla: dovevo mangiarmelo vivo, come minimo, scarpe da tennis comprese.

Roberto Michilli, L'inseguimento
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 Galaad Edizioni (del 18/07/2009 @ 08:36:22, in Poesia, linkato 139 volte)
Dicono che la Speranza sia felicità,
ma il vero Amore deve amare il passato,
e il Ricordo risveglia i pensieri felici che primi sorgono e ultimi svaniscono.
E tutto ciò che il Ricordo ama di più un tempo fu Speranza solamente;
e quel che amò e perse la Speranza
oramai è circonfuso nel Ricordo.
È triste! È tutto un’illusione:
il futuro ci inganna da lontano,
non siamo più quel che ricordiamo,
né osiamo pensare a ciò che siamo.

Lord Byron
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 Galaad Edizioni (del 09/07/2009 @ 16:39:07, in Video, linkato 125 volte)
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 Galaad Edizioni (del 05/07/2009 @ 21:54:21, in Nuvole, linkato 134 volte)
Prima parlavate del senso della nostra vita, del disinteresse per l’arte. Ecco, per esempio, la musica. La musica è legata ben poco alla realtà, o meglio, anche se è legata lo è senza ideologie, meccanicamente, come un suono vuoto senza associazioni. E tuttavia la musica, per un qualche miracolo, penetra l’animo umano. Cosa risuona in noi in risposta al rumore elevato ad armonia. E come si trasforma per noi nella fonte di un immenso piacere, e unisce e commuove. A cosa serve questo. E soprattutto a chi. Risponderete: a nessuno e a nulla, così, disinteressatamente. Oh no, è improbabile perché tutto in fin dei conti ha un senso, un senso e una ragione.

(Stalker, regia di Andrej Tarkovskij, 1979)
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 Galaad Edizioni (del 03/07/2009 @ 14:22:25, in Mostre, linkato 145 volte)


di Pietro Ruggieri
Giotto di Bondone.
Quando, alcuni giorni fa, ho varcato la soglia del Complesso del Vittoriano, che in questo periodo ospita la mostra dedicata a Giotto (1266-1336) e ad altri artisti del Trecento che da lui furono ispirati, le mie aspettative di visitatore erano altissime, Purtroppo ho dovuto ricredermi, in quanto solo la sala centrale è stata allestita con una ventina di capolavori del maestro toscano, che sono comunque di fondamentale importanza nel suo percorso artistico. A ben riflettere, non poteva essere diversamente: l’allestimento, pur sempre di grande valore e interesse per chi voglia ripercorrere l’esperienza artistica di Giotto, è stato predisposto con le opere trasportabili. La produzione eccellente di Giotto è legata a opere stanziali, vale a dire agli affreschi di ampie dimensioni eseguiti direttamente sulle pareti di siti sacri e che possono quindi essere ammirati solo nelle sedi per le quali furono concepiti. Tale produzione, alla cui naturale assenza nella mostra il Vittoriano sopperisce con l’aiuto dei mezzi tecnologici multimediali, è legata a tre periodi fondamentali della carriera artistica di Giotto: il primo, tra il 1295 e il 1300, con il ciclo di affreschi delle Storie di S. Francesco della Basilica Superiore di Assisi; il secondo, tra il 1303 e il 1305, con i dipinti del programma iconografico ispirato alle Storie della Vergine e di Cristo e al Giudizio Universale nella Cappella dell’Arena a Padova (meglio conosciuta come Cappella degli Scrovegni); l’ultimo, tra il 1315 e il 1320, con gli affreschi che illustrano le Storie dei Santi Giovanni Battista e Evangelista (Cappella Peruzzi) e le Storie di S. Francesco (Cappella Bardi) nella Basilica di S. Croce a Firenze.
La pittura di Giotto rappresenta una svolta fondamentale nella storia dell’arte italiana e occidentale, sia per l’influenza che esercitò sulla pittura, sulla miniatura dei manoscritti, sull’oreficeria, sia perché in essa si rinvengono gli elementi anticipatori dell’arte rinascimentale: il richiamo alla classicità, acquisito da Giotto nel corso del suo apprendistato a Roma, la naturalezza delle forme e delle figure, la tensione verso una rappresentazione aderente alla realtà, l’interesse per gli stati psicologici dei personaggi. Esempi mirabili di questa nuova concezione sono i Polittici esposti in mostra: è impossibile non essere catturati dall’espressività dei volti del Bambin Gesù, della Vergine e dei Santi; i loro sguardi e la loro mite gestualità contribuiscono a metterli in relazione gli uni con gli altri e con lo spettatore. Nelle opere esposte emergono le problematiche che Giotto si pose in relazione alla volumetria, alla tridimensionalità delle figure umane e alla prospettiva. In virtù di questa impostazione pittorica e del carattere nazionale della sua attività artistica, esercitata in ben otto regioni d’Italia, Giotto può essere considerato a tutti gli effetti il padre ante litteram della pittura del Rinascimento. Dopo di lui la pittura non sarà più la stessa.
Giotto e il Trecento,
Roma, Complesso del Vittoriano

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"Nessuno può mai essere veramente ferito se non da ciò che altera la sua natura."
(Storia di una fattoria africana, Olive Schreiner)

"Nessuno sa quante ribellioni fermentano nelle masse di esseri viventi che popolano la terra."
(Jane Eyre, Charlotte Bronte) 

PREFERRED GUYS:
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