Galaad Edizioni (clicca qui per tornare al sito)

"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
 Galaad Edizioni (del 21/10/2008 @ 22:23:56, in Video, linkato 232 volte)
Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Galaad Edizioni (del 20/10/2008 @ 16:41:38, in Nuvole, linkato 194 volte)

La poesia, un tempo genere letterario florido, non ha quasi più mercato, e il poeta viene visto dalla società come un imbecille che non fa soldi e ozia improduttivo cincischiando frasi sconnesse. Gli stessi poeti oggi quasi si vergognano di definirsi tali. Ma anche in tempi di maggior rispetto per questo genere, lo stesso Giacomo Leopardi, che a Napoli si ingozzava di gelati e poi si lamentava per l’imbarazzo di stomaco, constatava con umor nero: “In questo naufragio continuo e comune non meno degli scritti nobili che plebei, soli soprannuotano i libri antichi”. Basta aspettare, cioè, e se l’antico è di qualità, qualcosa di buono si salva.
I poeti sono innanzitutto maghi che sanno aprire porte segrete. Sperimentano, da veri scienziati della parola (e del sentimento), prima di tutto se stessi, il potere curativo di un verso, in grado di riconciliare il lettore con la vita.
Bene ha colto il lato segreto del fare poesia Jorge Luis Borges (l’invidioso Guillermo Cabrera Infante lo aveva soprannominato l’Omero dei poveri!), che aveva definito un volume di versi niente altro che una successione di esercizi magici.

(Miro Silvera, Libroterapia – Un viaggio nel mondo infinito dei libri, perché i libri curano l’anima, Salani, 2007)


Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Galaad Edizioni (del 17/10/2008 @ 22:28:14, in Orme sulla luna, linkato 187 volte)

E’ strano che proprio l’accordo di rosso e blu sia stato tanto amato dai primitivi (tedeschi, italiani, ecc.) da giungere fino a noi come una sopravvivenza di quell’epoca (ad esempio nelle forme popolari di arte sacra). Spesso in questi pittori o in queste sculture dipinte si vede la Madonna con una veste rossa sotto il manto azzurro, come se gli artisti volessero indicare la grazia celeste concessa agli uomini sulla terra, e l’umano ricoperto dal divino. La nostra definizione di armonia dimostra che “oggi” la necessità interiore si vale di infiniti mezzi espressivi.

(Wassily Kandinsky, Lo spirituale nell’arte, a cura di Elena Pontiggia, SE, 2005)



(Herbert James Draper, Flying Fish, 1910)

Questa voce che sembra volere me
E quest’altra che urla un dolore sordo
Da dove vengono?
Non tutto quello che c’è posso vederlo
Non tutto quello che posso vedere c’è
Se sono orbo dov’è la bussola per me
Un cane
Un bastone color latteo?
Come fa ognuno a zampettare a zonzo
Ad andare per la strada
Senza vedere l’altro?
Ho solo una brama dentro me ora, prendere un vagone che va lontano, lontano dalle scarsezze della mente, dalle grettezze del mondo e da tutto quello che non rammento ma so che c’è, o almeno c’era nel momento precedente a quello nel quale passò dalle labbra una parola.

(Pietro Dell’Acqua, Saudage, da Zeropuntozero, Galaad Edizioni, 2008)

E’ per questo che in primavera, solo, m’incammino lentamente per i sentieri montani portando la scatola dei colori e il cavalletto. Perché desidero assorbire direttamente dalla natura l’atmosfera poetica di Yuanming e di Wang Wei e, anche per poco tempo, vagare liberamente in un universo lontano dai sentimenti umani. E’ un mio capriccio. (…) Leonardo Da Vinci ebbe a dire a un suo allievo: ”Ascolta il suono di quella campana. La campana è una, ma il suono può sembrare infinitamente diverso.” Un uomo, una donna possono essere giudicati in modo molto differente, dipende dal punto di vista di chi li osserva. In fondo ho intrapreso questo viaggio per conoscere ciò che non è umano, e se con tale intento considererò ora gli uomini, essi mi appariranno forse diversi da quando vivevo angustamente in una casupola di un vicolo del mondo fluttuante.

(Natsume Soseki, Guanciale d’erba, traduzione di Lydia Origlia, 2005 Neri Pozza Editore)
Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Galaad Edizioni (del 16/10/2008 @ 18:32:12, in Video, linkato 178 volte)
Articolo (p)Link Commenti Commenti (4)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Galaad Edizioni (del 14/10/2008 @ 22:58:18, in Poesia, linkato 197 volte)

Lo splendore dell'amicizia
non è la mano tesa
né il sorriso gentile
né la gioia della compagnia:
è l'ispirazione spirituale
quando scopriamo
che qualcuno crede in noi
ed è disposto a fidarsi di noi.

R.W.Emerson


Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Galaad Edizioni (del 13/10/2008 @ 21:31:39, in Libri, linkato 194 volte)


di Giuliana Friscia

“Per chi scrivo in verità? Certamente non per gli ebrei, perché allora non lo farei in una lingua che un tempo, quando ero bambina, era parlata, letta e amata da tanti ebrei da esser considerata da molti la lingua ebrea per eccellenza, ma che oggi pochissimi ebrei conoscono bene. Scrivo allora per coloro che non vogliono o non possono dividere i sentimenti degli assassini e quelli delle vittime, scrivo per coloro che giudicano poco sano per la psiche leggere e informarsi troppo sui delitti degli uomini? Scrivo per coloro che trovano che io emani un'aura di estraneità impossibile a superarsi? Detto altrimenti, scrivo per i tedeschi. Ma lo siete veramente? Volete veramente essere così?”.
Passo dopo passo, esperienza dopo esperienza, una bambina innocente dipana la matassa aggrovigliata dei ricordi e riempie le pagine di un libro che rappresenterà il suo ricordo perenne.
“Vivere ancora” non sembra scritto con il pacato distacco che ci si aspetterebbe da un’adulta che ha ormai elaborato il “lutto” e accantonato i vecchi rancori; probabilmente perché non si può dimenticare né elaborare l’esperienza del lager. È come essere chiusi in una gabbia tra mille altre gabbie, sottoposti ad angherie e soprusi di ogni genere senza essersi macchiati di alcuna colpa, mentre davanti alle sbarre i carnefici passeggiano fieri e trionfanti. Credo che la rabbia esploda dentro con una tale intensità da consumare il corpo e divorare l’anima.
Non è una semplice testimonianza, né la solita autobiografia di un sopravvissuto; ma non è neanche il diario di una ragazzina che ha incontrato una morte precoce e insensata senza poter vedere pubblicati i suoi ricordi più intimi (chissà se Anne Frank desiderava far conoscere al mondo intero i suoi segreti).
“Vivere ancora” è un inno alla vita e alla morte, alla poesia e allo sterminio, alla speranza e alla paura. I temi più drammatici sono affrontati con amara, tagliente ironia. Non dimentica niente, quella bambina che ha trascorso gli anni dell’infanzia in un lager, insieme a una madre ambigua, ostile e oppressiva.
“Vivere ancora” suona come un ammonimento che la scrittrice rivolge a se stessa, come se si rimproverasse il fatto di essersi salvata al posto di tanti altri, le cui vite si sono spente e bruciate nel lager.
Per lo spirito che la pervade e i temi di fondo, vorrei accostare quest’opera di Ruth Klugër a “L’altra verità. Diario di una diversa” di Alda Merini. Entrambe le scrittrici affrontano la sofferenza, il dolore e la disumanizzazione. Entrambe furono prigioniere senza causa ed entrambe sopravvissero alla crudeltà umana, scegliendo poi di passare il resto della vita a raccontarla.

Due donne che hanno immaginato il proprio suicidio e sono sopravvissute anche a questo. Due donne che difendono a spada tratta la condizione femminile. La Klugër, in particolare, esprime a più riprese il suo disprezzo per gli uomini con una frase lapidaria: “Le guerre appartengono agli uomini”.

Ruth Kluger
Vivere ancora
SE, 2005
pp. 239, 9.50euro

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Galaad Edizioni (del 08/10/2008 @ 11:39:55, in Video, linkato 218 volte)
Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
 Galaad Edizioni (del 07/10/2008 @ 11:47:24, in Film, linkato 396 volte)


di Giulia Merisi

Finalmente! Finalmente un film che non ripropone lo stereotipo stanco di un’umanità che corre, parla (di sciocchezze varie) al cellulare,mangia cibi surgelati a pranzo e cena. Finalmente un film scritto con l’intelligenza attenta per nulla accondiscendente tipica della miglior commedia all’italiana, guardando alla vecchiaia per quella che è: un’età senza un vero futuro, ma meno amara se nutrita di piccole gioie.
Il protagonista Gianni, è un cinquantenne che vive con la madre vedova. Tutto ha inizio alla vigilia di Ferragosto in una Roma bollente e semideserta. Quando l’amministratore del condominio in cui i due abitano propone a Gianni di tenergli per un paio di giorni la madre, in cambio gli scalerà alcune delle molte spese condominiali non ancora pagate. Seppure a malincuore lui accetta. Sennonché, approfittando della situazione, l’amministratore oltre alla madre porta anche la zia, e per tacitare le giustificate obiezioni di Gianni gli offre in aggiunta del danaro. Alla simpatica compagnia si aggrega in extremis anche la madre di un amico di Gianni, che gliela affida tra mille raccomandazioni. Ma i caratteri delle donne sono spigolosi e organizzare una tranquilla convivenza non sarà facile. Finché la voglia di parlare e la buona tavola frequentata con sana lentezza le avvicineranno. Aprendo a un finale che sa di dolceamaro.
Gianni Di Gregorio, già sceneggiatore di Garrone (qui in veste di produttore), esordisce con questo film che è un esempio di perfetta autarchia: suoi sono infatti soggetto, sceneggiatura e regia, oltreché la parte del protagonista. Non solo, all’ultimo Festival di Venezia arriva e vince il premio Luigi De Laurentiis per la miglior opera prima. Della serie “Quando le idee e il saper lavorare pagano”. All’esordiente stagionato, così si è autodefinito quando ha ritirato il premio, un grande applauso. A lui, come pure alle quattro protagoniste, tutte rigorosamente ultrasettantenni, e tutte alla loro prima esperienza cinematografica. Senza di loro il film non avrebbe quel brio canagliesco che incanta.

PRANZO DI FERRAGOSTO, di Gianni Di Gregorio, con Gianni Di Gregorio, Valeria De Franciscis, Marina Cacciotti, Maria Calì, Grazia Cesarini Sforza, Italia 2008.

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

Calendario

< settembre 2010 >
L
M
M
G
V
S
D
  
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
     
             

"Nessuno può mai essere veramente ferito se non da ciò che altera la sua natura."
(Storia di una fattoria africana, Olive Schreiner)

"Nessuno sa quante ribellioni fermentano nelle masse di esseri viventi che popolano la terra."
(Jane Eyre, Charlotte Bronte) 

PREFERRED GUYS:
Charlie Chaplin
Helen Mirren
Hugh Laurie
Cary Grant
Spencer Tracy
Franz Kafka
Haruki Murakami
Sigourney Weaver
Jamie Bell
Michael C. Hall
Jeff Bridges
Sofia Carlotta di Hannover
Ramin Bahrami
Ray Bradbury
Gabriele D’Annunzio
Primo Levi
Ang Lee
Paul Auster
Donald Sutherland
Marlene Dietrich
Katharine Hepburn
William Butler Yeats
John Malkovich
Terrence Malick
Glenn Close
David Bowie
Steven Patrick Morrissey
Vladimir Nabokov
John Bayley
Patricia Clarkson
Max Bruch
J.D. Salinger
Jeff Goldblum
Kristen Stewart
Herman Melville
Julian Hawthorne
Ralph Waldo Emerson
David Grossman
Daniele Groff

Michael Stipe
Meryl Streep
Luca Bernardini
Umberto Broccoli
Joan Crawford