"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)
![]() di Giuliana Friscia |
Questo è un diario un po’ speciale, un diario che conserva tra le pagine l’innocenza di una giovane donna costretta a vivere una realtà non sua, ma che gli altri, i “nemici”, le hanno appiccicato addosso. L’altra verità. Diario di una diversa |
![]() (L'Absinthe, Edgar Degas, 1876) |
| Un’alba illanguidita |
27apr
i got two strong arms |
25apr
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Nessuno di coloro che un giorno leggeranno questo mio resoconto si aspetti ch'io riesca a descrivere le indicibili angosce suscitate nel mio animo da questa visione; voglio dire con ciò che, pur trattandosi di un sogno, sognai la mia stessa angoscia; né mi sarebbe più facile descrivere l'impressione che perdurò nel mio spirito quando mi destai e mi resi conto ch'era stato solamente un sogno. (Robinson Crusoe, Daniel Defoe) |
![]() (The day dream, Dante Gabriel Rossetti, 1880) |
| Ho steso ora le ali, sono |
24apr
![]() di Paolo Ruggieri |
“Il cacciatore di aquiloni” è un romanzo che ha appassionato ed emozionato otto milioni di lettori in tutto il mondo. Ma quando la poesia delle parole si unisce alle immagini e alla musica il risultato è un film asciutto e toccante, pervaso dalla convinzione che i bambini siano esseri speciali ai quali non si deve negare il futuro. Mentre l’adulto ha bisogno di una serie di proiezioni artificiali del suo corpo e della sua mente per poter credere di stare bene, a un bambino bastano, per divertirsi ed essere felice, un aquilone e un amico vero. Leggeri e colorati, gli aquiloni si librano nell’azzurro del cielo e un filo sottile li lega alle mani di un bambino, che ne dirige la traiettoria con la grazia di un direttore d’orchestra. Accanto al bambino che tiene i fili dell’aquilone c’è il suo migliore amico: è lui il cacciatore di aquiloni, una sorta di Sancho Panza senza il quale Don Chisciotte neppure esisterebbe. Gli aquiloni si sfidano nel cielo di Kabul in una pacifica gara di abilità, e quando un aquilone ha la peggio e cade a terra il bambino-cacciatore corre per impossessarsi del trofeo della vittoria: non ha bisogno, lui, di guardare il cielo per capire dove l'aquilone atterrerà, lo sa e basta. Vietare il volo di un aquilone significa allora temere l’energia indomabile e anarchica dell’immaginazione. Gli adulti possono odiarsi quanto vogliono, ma non dovrebbero mai, per il loro stesso bene, coinvolgere i bambini nei loro crudeli giochi di morte. Qualunque sia la sua origine o il colore della sua pelle, ogni bambino è un “piccolo principe” e in quanto tale va rispettato e onorato.
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23apr
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Indifferente sono a ogni tortura – Non potresti scalfirla con la sega, |
![]() (L'ange bleu, Marc Chagall, 1969) |
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Questo piccolo spirito è la niña milagrosa, la bambina del miracolo, capace di udire il richiamo, la voce lontana che dice: è tempo di tornare a sé. E’ una parte della nostra natura medianica, che ci forza, perché può udire il richiamo quando viene. Sorge dal sonno, dal letto, dalla casa, si lancia nella notte ventosa e nel mare selvaggio che ci fa affermare: “Dio mi è testimone, continuerò su questa strada”, oppure “Resisterò”, oppure “Non mi lascerò sviare”, o “Troverò il modo per continuare”. |
Io sono un uomo, non un angelo… Sono tempi di insidia, questi, e non ignoro con che facilità le concezioni possano venir distorte da una sola parola detta all’orecchio sbagliato. |
22apr
| Pull the blindfold down So your eyes can't see Now run as fast as you can Through this field of trees Say goodbye to everyone you have ever known You are not gonna see them ever again I can't shake this feeling I've got My dirty hands Have I been in the wars? The saddest thing that I'd ever seen Were smokers outside the hospital doors Someone turn me around Can I start this again? How can we wear our smiles With our mouths wired shut 'Cause you stopped us from singing I can't shake this feeling I've got My dirty hands Have I been in the wars? The saddest thing that I'd ever seen Were smokers outside the hospital doors Someone turn me around Can I start this again? Now someone turn us around Can we start this again? We've all been changed from what we were Our broken hearts left smashed on the floor I can't believe you if I can't hear you I can't believe you if I can't hear you We've all been changed from what we were Our broken hearts smashed on the floor We've all been changed from what we were Our broken hearts smashed on the floor Someone turn me around Can I start this again? Now someone turn us around Can we start this again? Il video è ambientato a Praga, “città per eccellenza dello spaesamento, dello sradicamento, della perdita”. E se è vero che “an end has a start” (così si intitola l’album del 2007 da cui è tratto il singolo di cui sopra), la fuga della bambina con le scarpette rosse e il mantello blu può essere l’inizio della fine. Fine dei sogni inquieti, delle pareti asettiche, del tempo scandito da altri, per correre a perdifiato verso la Moldava e addentrarsi nel bosco.
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21apr
![]() di Paolo Ruggieri |
George Clooney adora l’America del passato, quella del proibizionismo, della Grande Guerra, dell’industrializzazione, dell’assenza di regole. E dirige l’ennesimo film a tema, nel quale si ritaglia una parte da protagonista. Corre l’anno 1925, il football americano è agli albori, giocato selvaggiamente con regole e budget ridotti all’osso. Tutto (o quasi) è permesso e il pubblico si diverte a seguire due squadre di uomini che fanno di tutto per riuscire a piazzare una palla ovale dall’altra parte del campo. Clooney è Dodge Connelly, capitano dei Duluth Bulldogs, che per non sfasciare la squadra a corto di soldi ingaggia Carter "The Bullet" Rutheford (John Krasinski), aitante fuoriclasse del football universitario ed eroe della prima guerra mondiale, capace di attirare con la sua sola presenza orde di tifosi osannanti. S’inserisce nella storia una graziosa e ambiziosa giornalista del Chicago Tribune (Renée Zellweger) che segue la squadra per estrarre dall’armadio dell’eroe uno scheletro imbarazzante. “In amore niente regole” (il cui titolo originale, “Leatherheads”, si riferisce ai caschi di cuoio dei giocatori) è una commedia sofisticata che mescola con ironia e arguzia una varietà di temi impegnativi: l’amore che sboccia a poco a poco tra i due protagonisti, un’America che tenta di darsi delle regole mentre si profila lo spettro della Grande Depressione, lo spirito pionieristico di un’umanità eterogenea che si rimbocca le maniche e aguzza l’ingegno per emergere. Ma dietro le perfette ricostruzioni d’epoca e la fotografia seppiata, dietro le schermaglie amorose e i travestimenti che strizzano l’occhio alla coppia Grant – Hepburn, e che faranno la gioia di tanti cinefili, s’intravvedono i temi politici e sociali più cari al regista. A volte gli eroi senza macchia e senza paura sono idoli fasulli, costruiti ad arte per galvanizzare le masse e distrarle dai problemi reali, mentre gli eroi veri rimangono nell’ombra - come Dodge Connelly, charme irriverente da simpatica canaglia, che mette in gioco tutto se stesso pur di dare una speranza e un futuro ai compagni di squadra. Mimetizzarsi nelle file del nemico, per puro caso o volontariamente, non è per forza un atto sleale. Al contrario, se si è schierati dalla parte dei buoni può rivelarsi un formidabile stratagemma per capire chi abbiamo di fronte e neutralizzarlo, impedendo alle menti pericolose di diventare ancor più pericolose. E non è un caso che alla fine, tra leziosaggini e cappellini glamour, sia proprio una donna a sfidare il potere costituito, trovando la verità e l’amore. In fondo, le regole soffocano la fantasia e distruggono le personalità creative e originali, che della fantasia hanno un immenso bisogno. Molti potrebbero obiettare: “Ma senza regole il male ha la meglio!”. Forse sì; o forse basterebbe seguirne una soltanto: rispettare la libertà dell’altro. Allora vivremmo meglio con noi stessi e con i nostri simili, non ingabbiati in circoli di regole di cui non troviamo la via d’uscita.
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