"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)
12ago
![]() di Daniela Di Pietrantonio |
Alanis Morissette ha sempre e solo parlato di sé nei suoi album, ma mai come questa volta è stato facile cogliere il nesso tra la sua vita personale, e in particolar modo la fine della storia con Ryan Reynolds (ora tra le braccia di Scarlett Johansson), e i suoi pezzi. E così per molti “Flavors of entanglement” non è altro che il grido di rabbia e di dolore di una donna ferita, e il buco della serratura che permette a noi comuni mortali di spiare cosa accade dietro le quinte di una storia da jet set. Ma non è così. Non ci si può limitare all’interpretazione di questo lavoro come viaggio individuale attraverso le fasi del dolore (shock, contrattazione, rabbia, tristezza, rassegnazione e accettazione), suggerita da Alanis stessa. Perché lei non è mai stata capace di rimanere in superficie, nell’ordinario o nel personale. Quando parla di sé non ha paura di aprire davvero il cuore e la mente, e finisce sempre con lo svelare anche un pezzetto del mondo e dell’uomo. Sarà che i suoi pezzi non sono mai scontati e portano sempre un messaggio inconsueto, un’emozione intensa, una verità profonda dentro. Sarà che Alanis è complicata, un miscuglio intricato di sentimenti forti e opposti e visioni del mondo ferme e originali. Che non sia un’artista scontata lo si capisce già dai titoli degli album - mai banali, fortemente simbolici, sempre scelti all’interno del testo di una delle canzoni della tracklist - e dai testi - ricchi di termini ricercati e neologismi, di riferimenti culturali trasversali e immagini, a volte evidenti, a volte ermetiche. |
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Il parco era rigoglioso, un profumo agreste colmava l’ampia volta celeste. I fiori rossi brillavano come il fuoco, quelli bianchi scintillavano come la neve fresca. Amai subito quel giardino ricco e meraviglioso. (Hans Kruppa, La casa dell’anima, traduzione di Loretta Trinei, Salani, 2002)
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| Lo scafandro e la farfalla |
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| Da vedere perché... Ci sono persone che riescono a emozionarsi alla vista di un battito di ciglia. Quando il pensiero langue e il corpo offeso non reagisce agli stimoli, un atto creativo può restituirci all’originaria compiutezza. Ogni passo avanti nell’espressione di se stessi è una sfida alle leggi di gravità. Anche se il corpo è inchiodato al suolo, la mente può librarsi in volo con la leggerezza di una farfalla e condurci in luoghi che mai avremmo immaginato di poter raggiungere. Quanta fede, quanta immaginazione in quel primo battito d’ali; ma abbiamo trovato il coraggio di compierlo e ora un’energia nuova vibra in ogni cellula del nostro essere, rinnovandoci nel profondo. E’ l’incipit di ogni evoluzione. Lo scafandro è l’involucro che ci avvolge quando ci facciamo vincere dalle nostre paure. La farfalla è l’energia creativa, la vera essenza dell’uomo. Tre sequenze saranno eternamente presenti nella mia memoria: 1) L'occhio cucito. 2) Il fascino della ragazza bionda davanti al mare. 3) La mosca sul naso. Paura. Bellezza. Ossessione. Pensate che la maggior parte degli uomini riuscirà a cogliere il ruolo fondamentale delle donne in questo film? Tutto dipende da quanto saremo accorti nel guardare, e non solo con gli occhi. Quando il cambiamento ci travolge una parte di noi muore; ma se si ha la capacità di trovare, nelle tenebre del dolore, un nucleo di luce pura, ecco che inaspettatamente nasce una persona nuova. Il battito d’ali di una farfalla modifica l’universo.
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08ago
![]() (Wassilj Kandinskij, Composition VIII, 1923) |
Straniero. Dallo Spazio, dallo Spazio, signor mio: e da dove, se no? (Edwin A. Abbott, Flatlandia, traduzione di Masolino d’Amico, Adelphi, 1993)
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Basta coi Pensieri, Filosofo; (Emily Bronte, Poesie, n.28, a cura di Ginevra Bompiani, Einaudi, 1971)
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![]() (Jackson Pollock, Number 8, 1949) |
Mi pare che, se ci fosse un uomo capace di afferrare, per esempio, una sbarra di ferro arroventata e di stringerla nella mano, allo scopo di misurare la propria fermezza, e se poi per dieci secondi vincesse l’intollerabile dolore e finisse col vincerlo, mi pare che quest’uomo sopporterebbe qualcosa di simile a ciò che provò allora, in quei dieci secondi, Nikolaj Vsevolodovic. (Fedor Dostoevskij, I demoni, traduzione di Alfredo Polledro, Einaudi, 1982)
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Gli Annegati formarono un cerchio intorno al ragazzo morto, pregando. Norjen gli afferrò le braccia e iniziò a muoverle avanti e indietro. Rus si inginocchiò accanto al corpo e gli compresse ritmicamente il torace. Ma all’apparire di Aeron tutti si scostarono. Aeron divaricò con le dita le labbra fredde di Emmond e gli diede il bacio della vita. Continuò fino a quando il mare non tornò a erompere dalla sua bocca. Il ragazzo iniziò a tossire e a sputare, i suoi occhi ammiccarono, pieni di paura. "Un altro ha fatto ritorno."
(G.R.R. Martin, Il dominio della Regina, traduzione di S. Altieri e M. Benuzzi, Mondadori, 2006)
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07ago
06ago
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Ridatemi mio padre, ridatemi mia madre Questi alberi (gli aogiri o alberi del parasole) crescevano nel giardino dell’Ufficio Poste e Telecomunicazioni di Hiroshima, a meno di un chilometro e mezzo dall’ipocentro. Furono investiti in pieno dall’esplosione atomica, persero in un istante rami e foglie e sulla corteccia si aprirono squarci profondi che non si rimarginarono mai più. Sembravano morti, ma la primavera successiva i loro rami si coprirono di gemme. La rinascita miracolosa degli aogiri fu un segnale di speranza e infuse nuovo coraggio ai giapponesi provati dalle terribili conseguenze dell’esplosione atomica e dalla guerra. Nel maggio 1973, quando l’Ufficio Postale fu ricostruito, gli alberi furono spostati nel Parco della Pace di Hiroshima, dove tuttora si trovano, testimoni silenziosi dei danni provocati dalla bomba. La gente di Hiroshima temeva che una volta trapiantati gli alberi fenice si sarebbero seccati del tutto e sarebbero morti, ma non fu così. Ancora una volta gli aogiri sopravvissero e continuarono a germogliare, producendo ogni anno nuovi semi. Quei semi vengono offerti in dono sia in Giappone che negli altri paesi. I figli di questi alberi scampati alla distruzione crescono rigogliosi in tutto il mondo.
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