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"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
 Galaad Edizioni (del 19/03/2008 @ 11:54:59, in Libri, linkato 595 volte)


di Pietro Ruggieri

“La strada” è la storia commovente e drammatica del viaggio di un uomo e di suo figlio in un mondo devastato da una non ben identificata catastrofe: forse una guerra nucleare, o un’alterazione irreversibile delle condizioni climatiche provocata dall’inquinamento, o forse la caduta di un meteorite. I due protagonisti, che restano senza nome fino alla fine, vivono la loro condizione di sopravvissuti in un ambiente prosciugato di ogni risorsa, nel quale la vita è quasi impossibile. Nel loro percorso a piedi verso sud, verso il mare, attraversano città deserte e foreste incenerite che evocano l’anticamera dell’inferno, con la speranza di trovare territori più vivibili di quelli che hanno abbandonato. Vestiti di stracci, i due devono affrontare ogni sorta di orrore: il deperimento per fame, il gelo invernale che penetra nelle ossa, la fuga da uomini divenuti cannibali per mancanza di cibo, la ricerca continua di viveri in case ormai disabitate da anni. Simbolo del peso insopportabile del viaggio è un pesante carrello della spesa che il padre si trascina dietro notte e giorno, colmo di coperte e indumenti per ripararsi dal freddo, di oggetti utili alla sopravvivenza e di cibo, sempre troppo poco, sempre insufficiente. Eppure nulla riesce a ostacolare il loro viaggio, perché ciò che li spinge ad andare avanti è una forza che non si spegne mai, una forza che il bimbo chiama misteriosamente “fuoco”: è l’amore indissolubile che li aiuta a sopportare la disperazione, la miseria, la violenza degli uomini e l’assenza di futuro. Il romanzo non è diviso in capitoli; i dialoghi, non virgolettati, si fondono con il racconto e le frasi sono brevi, scolpite sulla pagina. Un romanzo avvincente e ipnotico, che fa dormire sonni inquieti per diverse notti.
Da leggere d'un fiato con i brividi a fior di pelle.

La strada
Cormac McCarthy
Traduzione di Martina Testa
Pagg. 218
Einaudi

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 Galaad Edizioni (del 18/03/2008 @ 18:41:36, in Poesia, linkato 514 volte)

Tutte le morti ho già provato,
tutte le morti proverò di nuovo,
morrò la morte lignea nell'albero,
morrò la morte di pietra nella montagna,
morte di terra nella sabbia,
morte vegetale nell'erba crepitante dell'estate
e la morte sanguinosa e misera dell'uomo.

Fiore rinascerò,
albero ed erba rinascerò,
pesce e cervo, uccello e farfalla.
E da ogni forma
la nostalgia mi trarrà su per i gradini
verso l'ultimo dolore
verso il dolore dell'uomo.

Oh arco teso allo spasimo,
quando il pugno folle del dsiderio
entrambi i poli della vita
pretende di piegare l'un verso l'altro!
Spesso e ancora e ancora
mi sospingerai dalla morte alla nascita
nel corso doloroso delle forme,
nel corso mirabile delle forme.

(Da "Poesie del pellegrinaggio", Tutte le morti, Hermann Hesse, traduzione di Tiziana Prina, TEA, 1995)
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 Galaad Edizioni (del 17/03/2008 @ 18:17:03, in Orme sulla luna, linkato 488 volte)

Un filosofo girovagava sempre là dove giocavano i bambini. E, quando vedeva un fanciullo con una trottola , subito si appostava. Non appena la trottola cominciava a girare, il filosofo la inseguiva per prenderla. Non si preoccupava che i bambini facessero chiasso e cercassero di allontanarlo dal loro giocattolo; se riusciva ad afferrare la trottola mentre ancora girava, era felice, ma solo per un attimo,  poi la gettava a terra e andava via. Egli credeva che la conoscenza di ogni piccola cosa, quindi ad esempio anche di una trottola che gira, fosse sufficiente per la conoscenza dell’universale. Per questo non si interessava dei grandi problemi, gli sembrava antieconomico. Chi conosce realmente la più piccola cosa, conosce tutto. Perciò si interessava soltanto alla trottola che gira. E ogni volta che venivano fatti i preparativi per far girare la trottola, aveva la speranza di riuscire e, quando la trottola girava, nella corsa affannosa la speranza in lui diveniva certezza, ma poi, quando teneva nelle mani quello stupido pezzo di legno, stava male e le grida dei bambini, che fino ad allora non aveva sentito e che ora all’improvviso gli giungevano alle orecchie, lo scacciavano, ed egli barcollava come una trottola che barcolla per un avvio maldestro.

(La trottola, da "Tutti i racconti" di Franz Kafka, traduzione di Luigi Coppé e Giulio Raio, Newton Compton, 1990)


Fernand Legér, "Cirque", (1950), litografia
 
Avevano preso la strada dello Stagno Rotondo: quel magnifico stagno formato dalle inondazioni di tanto tempo fa. Nessuno ne conosceva la profondità: ed era anche un mistero che fosse quasi un circolo perfetto, tutto contornato di salici e di canneti, sicché l’acqua non si poteva vedere che quando si arrivava proprio sulla riva. […] Maggie pensava che con ogni probabilità i pesci piccoli sarebbero venuti al suo amo, e i grossi a quello di Tom. Ma aveva già dimenticato di pensare ai pesci e guardava incantata lo specchio dell’acqua, allorché Tom le sussurrò con forza: “Guarda, guarda, Maggie!” e venne di corsa per impedirle che si lasciasse strappar via la lenza.

(Da "Il mulino sulla Floss" di George Eliot, traduzione di Giacomo Debenedetti, Mondadori, 1980)
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 Galaad Edizioni (del 15/03/2008 @ 17:22:12, in Video, linkato 505 volte)
 I'm a new soul,
I came to this strange world,
Hoping I could learn a bit about how to give and take.
But since I came here,
Felt the joy and the fear,
Finding myself making every possible mistake.

La-la-la-la-la-la-la-la...
La-la-la-la-la-la-la-la...


I'm a young soul,
In this very strange world,
Hoping I could learn a bit about what is true and fake.
But why all this hate?
Try to communicate.
Finding trust and love is not always easy to make.

La-la-la-la-la-la-la-la...
La-la-la-la-la-la-la-la...

This is a happy end,
'Cause you don't understand,
Everything you have done.
Why's everything so wrong?
This is a happy end,
Come and give me your hand,
I'll take your far away.


I'm a new soul,
I came to this strange world,
Hoping I could learn a bit about how to give and take.
But since I came here,
Felt the joy and the fear,
Finding myself making every possible mistake.
The new soul,
In this very strange world,
Possible mistakes, possible mistakes,
Every possible mistakes,
Mistakes, mistakes, mistakes,
Mistakes.
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 Galaad Edizioni (del 14/03/2008 @ 20:43:10, in Mostre, linkato 483 volte)


di Pietro Ruggieri


Ancora una volta il Complesso del Vittoriano di Roma accoglie un’esposizione unica nel suo genere, dedicata agli ultimi quarant’ anni della produzione artistica di Pierre Auguste Renoir (1841-1919). In un’unica sede sono riunite numerose opere (circa centotrenta) risalenti al periodo della maturità, che mostrano ai non addetti ai lavori un volto di Renoir diverso da quello impressionista, che in genere si è soliti ricordare.
Renoir non rinnega mai l’esperienza del periodo impressionista, che ci ha lasciato in eredità celeberrimi capolavori, ma il viaggio in Italia del 1881 determina una svolta nella sua produzione artistica. Renoir rimane abbagliato dalle pitture rinascimentali, in particolare da Raffaello, e dalle opere dell’antichità romana e, grazie all’esperienza italiana, approda a una rappresentazione pittorica di tipo classico, dai contorni ben definiti, senza troppe sfumature, fatta di pennellate nette, che nulla hanno a che vedere con i brevi tratti degli impressionisti. In seguito, in una seconda fase, l’artista rielabora la sua nuova tecnica alla luce dell’esperienza precedente e i tratti si ammorbidiscono, si sfumano, regalandoci opere di rara bellezza, cariche di luce e serenità.

I soggetti amati da Renoir, oltre ai paesaggi e alle nature morte, sono i ritratti: immagini rubate all’intimità della sua famiglia, con i figli e la moglie Aline, nudi di donne dall’aspetto matronale, immortalate in gesti semplici e quotidiani, momenti tratti dalla vita domestica. E traspare da ogni quadro un senso di serenità e di gioia, un’atmosfera felice e in continuo movimento e mutamento, come la Natura stessa, che Renoir cerca di fissare nei suoi capolavori. L’Artista è dunque il messaggero della natura che si incarna nell’uomo e nelle cose, colui che dà forma alla luce per esprimere il mistero e la bellezza della vita.

Renoir. La maturità tra classico e moderno.
Roma, Complesso del Vittoriano.
8.3.2008 - 29.6.2008

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 Galaad Edizioni (del 11/03/2008 @ 14:18:16, in Film, linkato 707 volte)


di Giuliana Friscia

Il musical è ormai un genere che emoziona, attrae, diverte e coinvolge. Sarà l’intreccio musica-prosa, sarà l’alternarsi di una comunicazione visiva con quella acustica, sarà l’atmosfera surreale che si respira. Comunque sia, oggigiorno tanti “vecchi” musicals  vengono ripresi e riadattati per il cinema.
È questo il caso di Tim Burton, geniale regista di storie fantastiche, che si cimenta stavolta, assieme al suo fedelissimo Johnny Depp, con un genere mai frequentato, e mette in musica la storia di un sanguinario barbiere – Sweeney Todd, un personaggio realmente esistito nella seconda metà del ‘700 – un uomo accecato dalla rabbia e dalla sete di vendetta.
L’amore è solo uno dei filoni percorribili della storia; in questo film troviamo anche gelosia e violenza, corruzione e una sfrenata voglia di protagonismo. Ogni personaggio, infatti, tende a prevaricare sugli altri e si definisce perfettamente nei propri tratti distintivi. Così Sweeney Todd non è l’unica star che ricorderemo, ma rimarrà nella nostra memoria anche la strategica Miss Nellie Lovett – moglie nella vita di Johnny Depp – che, fingendo ingenuità, realizza una vera e propria fabbrica della morte. Chissà, forse la vera “carnefice” della storia è proprio lei. Altra figura di spicco è il giudice Turpin, individuo perverso e invidioso. E poi ancora la misteriosa mendicante, che porta dentro di sé un atroce segreto.
Il regista è riuscito a riunire un coro di solisti in cui ognuno è necessario solo a se stesso e l’unico elemento essenziale in comune è l’orrore che ci ispirano i sentimenti più terribili dell’uomo.
La perfezione dell’intreccio nasce dalla sintonia tra Tim Burton e Johnny Depp, l’uno ingegnoso e l’altro istrionico. Una coppia cinematografica che regala al pubblico ironia, professionalità e magia a piene mani. Burton regista di Depp è una formula che non cessa di stupire, perché la complicità tra i due traspare da ogni inquadratura e lo spettatore ne trae un autentico godimento.
Naturalmente la musica è un aspetto preponderante della pellicola e ciò che più affascina è il senso di inquietudine che essa suscita. Stephen Sondheim esprime con le note tutta l’angoscia di una storia drammatica e terrificante. L’unico spiraglio di tenerezza che si intravede viene lasciato incompiuto, cosicché il pubblico non saprà mai se almeno quel piccolo barlume di speranza possa sopravvivere a tanta malvagità.

“Sweeney Todd” non vuole intenerire né commuovere; il suo punto focale è lo sbalordimento che lascia nello spettatore. Quando si crede che sia stato raggiunto il culmine del terrore, ecco che la scena successiva uccide quella convinzione.

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 Galaad Edizioni (del 11/03/2008 @ 13:41:23, in Poesia, linkato 455 volte)
 

Molta follia è saggezza divina
per chi è in grado di capire
Molta saggezza pura follia
Ma è la maggioranza in questo, in tutto che decide
Conformati: sarai sano di mente
Obietta: sarai pazzo da legare,
immediatamente pericoloso e presto incatenato.
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 Galaad Edizioni (del 10/03/2008 @ 20:49:24, in Video, linkato 452 volte)

I fly like paper, get high like planes
If you catch me at the border I got visas in my name
If you come around here, I make 'em all day
I get one down in a second if you wait
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"Nessuno può mai essere veramente ferito se non da ciò che altera la sua natura."
(Storia di una fattoria africana, Olive Schreiner)

"Nessuno sa quante ribellioni fermentano nelle masse di esseri viventi che popolano la terra."
(Jane Eyre, Charlotte Bronte) 

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