"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)
![]() di Pietro Ruggieri |
“La strada” è la storia commovente e drammatica del viaggio di un uomo e di suo figlio in un mondo devastato da una non ben identificata catastrofe: forse una guerra nucleare, o un’alterazione irreversibile delle condizioni climatiche provocata dall’inquinamento, o forse la caduta di un meteorite. I due protagonisti, che restano senza nome fino alla fine, vivono la loro condizione di sopravvissuti in un ambiente prosciugato di ogni risorsa, nel quale la vita è quasi impossibile. Nel loro percorso a piedi verso sud, verso il mare, attraversano città deserte e foreste incenerite che evocano l’anticamera dell’inferno, con la speranza di trovare territori più vivibili di quelli che hanno abbandonato. Vestiti di stracci, i due devono affrontare ogni sorta di orrore: il deperimento per fame, il gelo invernale che penetra nelle ossa, la fuga da uomini divenuti cannibali per mancanza di cibo, la ricerca continua di viveri in case ormai disabitate da anni. Simbolo del peso insopportabile del viaggio è un pesante carrello della spesa che il padre si trascina dietro notte e giorno, colmo di coperte e indumenti per ripararsi dal freddo, di oggetti utili alla sopravvivenza e di cibo, sempre troppo poco, sempre insufficiente. Eppure nulla riesce a ostacolare il loro viaggio, perché ciò che li spinge ad andare avanti è una forza che non si spegne mai, una forza che il bimbo chiama misteriosamente “fuoco”: è l’amore indissolubile che li aiuta a sopportare la disperazione, la miseria, la violenza degli uomini e l’assenza di futuro. Il romanzo non è diviso in capitoli; i dialoghi, non virgolettati, si fondono con il racconto e le frasi sono brevi, scolpite sulla pagina. Un romanzo avvincente e ipnotico, che fa dormire sonni inquieti per diverse notti.
Da leggere d'un fiato con i brividi a fior di pelle. La strada Cormac McCarthy Traduzione di Martina Testa Pagg. 218 Einaudi |
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Tutte le morti ho già provato,
tutte le morti proverò di nuovo, morrò la morte lignea nell'albero, morrò la morte di pietra nella montagna, morte di terra nella sabbia, morte vegetale nell'erba crepitante dell'estate e la morte sanguinosa e misera dell'uomo. Fiore rinascerò, albero ed erba rinascerò, pesce e cervo, uccello e farfalla. E da ogni forma la nostalgia mi trarrà su per i gradini verso l'ultimo dolore verso il dolore dell'uomo. Oh arco teso allo spasimo, quando il pugno folle del dsiderio entrambi i poli della vita pretende di piegare l'un verso l'altro! Spesso e ancora e ancora mi sospingerai dalla morte alla nascita nel corso doloroso delle forme, nel corso mirabile delle forme. (Da "Poesie del pellegrinaggio", Tutte le morti, Hermann Hesse, traduzione di Tiziana Prina, TEA, 1995) |
17mar
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Un filosofo girovagava sempre là dove giocavano i bambini. E, quando vedeva un fanciullo con una trottola , subito si appostava. Non appena la trottola cominciava a girare, il filosofo la inseguiva per prenderla. Non si preoccupava che i bambini facessero chiasso e cercassero di allontanarlo dal loro giocattolo; se riusciva ad afferrare la trottola mentre ancora girava, era felice, ma solo per un attimo, poi la gettava a terra e andava via. Egli credeva che la conoscenza di ogni piccola cosa, quindi ad esempio anche di una trottola che gira, fosse sufficiente per la conoscenza dell’universale. Per questo non si interessava dei grandi problemi, gli sembrava antieconomico. Chi conosce realmente la più piccola cosa, conosce tutto. Perciò si interessava soltanto alla trottola che gira. E ogni volta che venivano fatti i preparativi per far girare la trottola, aveva la speranza di riuscire e, quando la trottola girava, nella corsa affannosa la speranza in lui diveniva certezza, ma poi, quando teneva nelle mani quello stupido pezzo di legno, stava male e le grida dei bambini, che fino ad allora non aveva sentito e che ora all’improvviso gli giungevano alle orecchie, lo scacciavano, ed egli barcollava come una trottola che barcolla per un avvio maldestro. (La trottola, da "Tutti i racconti" di Franz Kafka, traduzione di Luigi Coppé e Giulio Raio, Newton Compton, 1990) |
![]() Fernand Legér, "Cirque", (1950), litografia |
| Avevano preso la strada dello Stagno Rotondo: quel magnifico stagno formato dalle inondazioni di tanto tempo fa. Nessuno ne conosceva la profondità: ed era anche un mistero che fosse quasi un circolo perfetto, tutto contornato di salici e di canneti, sicché l’acqua non si poteva vedere che quando si arrivava proprio sulla riva. […] Maggie pensava che con ogni probabilità i pesci piccoli sarebbero venuti al suo amo, e i grossi a quello di Tom. Ma aveva già dimenticato di pensare ai pesci e guardava incantata lo specchio dell’acqua, allorché Tom le sussurrò con forza: “Guarda, guarda, Maggie!” e venne di corsa per impedirle che si lasciasse strappar via la lenza.
(Da "Il mulino sulla Floss" di George Eliot, traduzione di Giacomo Debenedetti, Mondadori, 1980) |
| I'm a new soul, I came to this strange world, Hoping I could learn a bit about how to give and take. But since I came here, Felt the joy and the fear, Finding myself making every possible mistake. La-la-la-la-la-la-la-la... La-la-la-la-la-la-la-la... I'm a young soul, In this very strange world, Hoping I could learn a bit about what is true and fake. But why all this hate? Try to communicate. Finding trust and love is not always easy to make. La-la-la-la-la-la-la-la... La-la-la-la-la-la-la-la... This is a happy end, 'Cause you don't understand, Everything you have done. Why's everything so wrong? This is a happy end, Come and give me your hand, I'll take your far away. I'm a new soul, I came to this strange world, Hoping I could learn a bit about how to give and take. But since I came here, Felt the joy and the fear, Finding myself making every possible mistake. The new soul, In this very strange world, Possible mistakes, possible mistakes, Every possible mistakes, Mistakes, mistakes, mistakes, Mistakes. |
14mar
![]() di Pietro Ruggieri |
Ancora una volta il Complesso del Vittoriano di Roma accoglie un’esposizione unica nel suo genere, dedicata agli ultimi quarant’ anni della produzione artistica di Pierre Auguste Renoir (1841-1919). In un’unica sede sono riunite numerose opere (circa centotrenta) risalenti al periodo della maturità, che mostrano ai non addetti ai lavori un volto di Renoir diverso da quello impressionista, che in genere si è soliti ricordare. |
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I soggetti amati da Renoir, oltre ai paesaggi e alle nature morte, sono i ritratti: immagini rubate all’intimità della sua famiglia, con i figli e la moglie Aline, nudi di donne dall’aspetto matronale, immortalate in gesti semplici e quotidiani, momenti tratti dalla vita domestica. E traspare da ogni quadro un senso di serenità e di gioia, un’atmosfera felice e in continuo movimento e mutamento, come la Natura stessa, che Renoir cerca di fissare nei suoi capolavori. L’Artista è dunque il messaggero della natura che si incarna nell’uomo e nelle cose, colui che dà forma alla luce per esprimere il mistero e la bellezza della vita. Renoir. La maturità tra classico e moderno. |
![]() di Giuliana Friscia |
Il musical è ormai un genere che emoziona, attrae, diverte e coinvolge. Sarà l’intreccio musica-prosa, sarà l’alternarsi di una comunicazione visiva con quella acustica, sarà l’atmosfera surreale che si respira. Comunque sia, oggigiorno tanti “vecchi” musicals vengono ripresi e riadattati per il cinema. |
Molta follia è saggezza divina per chi è in grado di capire Molta saggezza pura follia Ma è la maggioranza in questo, in tutto che decide Conformati: sarai sano di mente Obietta: sarai pazzo da legare, immediatamente pericoloso e presto incatenato. |
10mar
I fly like paper, get high like planes If you catch me at the border I got visas in my name If you come around here, I make 'em all day I get one down in a second if you wait |

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