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"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
 Galaad Edizioni (del 06/03/2008 @ 14:28:55, in Teatro, linkato 933 volte)


di Daniela Di Pietrantonio

Duecentosessantuno anni sono tantissimi. In quasi tre secoli tutto cambia in un paese: la società, la cultura, il gusto. Eppure una commedia del 1747 può ancora divertire. Quando ci si appresta ad assistere all’opera di un grande autore del passato come Goldoni ci si aspetta fondamentalmente di conoscere un classico della letteratura italiana, di comprendere un’epoca, ma raramente di ridere di gusto. E in effetti, messi di fronte a una scena settecentesca, con tanto di linguaggio affettato e costumi d’epoca, ci si trova un po’ fuori dal tempo. Ma poi entra in scena un uomo che è una maschera comica naturale, che si fa capire anche parlando in bergamasco o veneziano, e ogni distanza temporale tra lo spettatore e la comicità immortale dell’opera è annullata. La scenografia, i costumi, la lingua e la stessa vicenda sono inevitabilmente d’altri tempi: Zanetto e Tonino, gemelli veneziani separati da bambini, si trovano contemporaneamente a Verona per sposare due donne diverse e dall’incontro con gli altri personaggi, che non riescono a distinguerli, nasce una serie di fraintendimenti risolti solo nel finale semi-tragico. La commedia degli equivoci è un classico declinato nelle più diverse maniere, da Plauto a Shakespeare ai film demenziali, e che per questo rischia di risultare banale e addirittura noiosa. Per di più la comprensione della commedia goldoniana viene messa alla prova dall’utilizzo praticamente esclusivo, da parte di alcuni personaggi, del dialetto. Ma a provocare l’ilarità del pubblico basta il talento comico di Massimo Dapporto, che passa con naturalezza dal ruolo dello sciocco e pusillanime Zanetto, caratterizzato da una mimica facciale e una cadenza irresistibili, a quello dell’arguto e coraggioso Tonino. Benché la comicità dell’opera sia affidata in parte anche ad altri personaggi (Arlecchino), il maggior peso della riuscita della rappresentazione è affidato alla versatilità e al talento del protagonista. I temi sono quelli universali dell’amore, l’amicizia, l’onestà, il tradimento e l’interesse, incarnati con leggerezza ed efficacia dalle maschere tradizionali della commedia dell’arte (Brighella, Colombina, Arlecchino). Un’occasione per ridere, riflettere e ammirare l’arte di un drammaturgo intramontabile e di un attore di grandissimo talento.

Di Carlo Goldoni, regia di Antonio Calenda, con Massimo Dapporto

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 Galaad Edizioni (del 04/03/2008 @ 21:54:40, in Video, linkato 540 volte)

The racing rats - The Editors

When the time comes
You're no longer there
Fall down to my knees
Begin my nightmare

Words spill from my drunken mouth
I just can't keep them all in
I keep up with the racing rats
And do my best to win

Slow down little one
You can't keep running away
You mustn't go outside yet
It's not your time to play

Standing at the edge of your town
With the skyline in your eyes
Reaching up to God
The sun says its goodbyes

If a plane were to fall from the sky
How big a hole would it leave
In the surface of the earth

I push my hands up to the sky
Shade my eyes from the sun
As the dust settles around me
Suddenly night time has begun

If a plane were to fall from the sky
How big a hole would it leave
In the surface of the earth

Let's pretend we never met
Let's pretend we're on our own
We'll live different lives
Until our cover's blown

I push my hands up to the sky
Shade my eyes from the sun
As the dust settles around me
Suddenly night time has begun

If a plane were to fall from the sky
How big a hole would it leave
In the surface of the earth, the surface of the earth

Come on now
You knew you were lost
But you carried on anyway

Come on now
You knew you had no time
But you let the day drift away

If a plane were to fall from the sky
How big a hole would it leave

If a plane were to fall from the sky
How big a hole would it make
In the surface of the earth,
the surface of the earth,
the surface of the earth

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 Galaad Edizioni (del 01/03/2008 @ 09:00:00, in Film, linkato 1468 volte)


di Alberto Sannite

Rendition è il film dei contrasti radicatisi nella società contemporanea americana post undici settembre, nel quale si fronteggiano due opposte visioni riguardanti il concetto di individualità e di collettività. È difficile rimanere semplici spettatori di fronte a questo lungometraggio, che costringe il pubblico a porsi una terribile domanda, mettendolo di fronte a una scelta forse impossibile e forse comunque sbagliata, una volta presi in considerazione tutti gli elementi in gioco: la risposta sarebbe infatti sconvolgente o volutamente inesistente.
La pellicola racconta l’uso della “extraordinary rendition”, ovvero il sequestro e la consegna speciale di sospetti terroristi a paesi in cui non vige il rispetto dei diritti umani, rendendo così possibile mettere in piedi interrogatori al limite della tortura fisica, il tutto con la supervisione della CIA.
Anwar El - Ibrahimi è un rispettabile ingegnere chimico egiziano che di egiziano ha ormai soltanto il nome, laureato a New York e residente a Chicago insieme alla moglie americana, e proprio lui, figlio più di tanti altri veri cittadini americani dell’America libera e moderna che accoglie nel proprio grembo chiunque voglia costruirsi una vita rispettabile e soddisfacente lasciandosi alle spalle il passato nel proprio paese di origine, viene arrestato dalla CIA perché accusato di essere coinvolto in un attentato in Nord-Africa, nel quale fra le tante vittime ha perso la vita anche un agente segreto statunitense. La moglie Isabella, incinta e già madre di un bambino di sei anni, non avendo più notizie del marito, decide di rivolgersi a un amico d’infanzia che fa parte dello staff di un senatore, e viene in questo modo a conoscenza del fatto che Anwar è vittima della speciale operazione di intelligence denominata “extraordinary rendition”. Douglas Freeman è l’agente segreto americano che vigila sugli interrogatori e deve ottenere informazioni da mandare al suo superiore, la cinica e senza scrupoli Corinne Whitman, ma è sempre meno convinto della legittimità della propria missione. Abasi, titolare dell’interrogatorio di Anwar, è il capo della polizia nord africana, strettamente legato ai servizi statunitensi e per questo bersaglio dell’attentato con cui si apre il film. Abasi però è anche il padre di Fatima, una ragazza innamorata di un giovane fondamentalista islamico, Khalid, che vede nella jihad e nella vendetta l’unica risposta all’uccisione dell’amato fratello terrorista. Sarà proprio Khalid a scegliere volontariamente l’estremo sacrificio in nome del folle scopo della guerra senza esclusione di colpi contro il sopruso occidentale nella sua terra, trasformando il suo corpo in arma micidiale. È un film a struttura circolare, con i protagonisti che si inseriscono idealmente nella linea curva del cerchio fino ad arrivare a chiuderlo quando, grazie a un sorprendente montaggio, scopriamo che in realtà il cerchio non si chiude ma si sdoppia in due metà, l’una antecedente all’altra che la completa e la spiega, quasi percorrendo a ritroso la vicenda, come in un libro scritto in lingua araba che si legge al contrario, come quel libro fatto di immagini che viene sfogliato alla fine, poco prima di comprendere la realtà che sta per compiersi ma che noi sappiamo essere già avvenuta: una costruzione della sceneggiatura eccellente. La regia minuziosa e frenetica riesce a dirigere un cast stellare, senza mai lasciare troppo spazio a protagonismi che sarebbero risultati controproducenti ai fini del soggetto. È sempre complicato raccontare nell’arco di tempo di un film l’evoluzione di molti personaggi, e lo è ancora di più quando il tema portante è irto di insidie come questo, eppure il regista Gavin Hood ci riesce alla perfezione. Un vero e proprio atto d’accusa contro il metodo, lesivo dei diritti umani ma a vantaggio della sicurezza nazionale, di quella parte conservatrice dell’America che spesso solo in questo modo riesce a salvare la comunità dalle tragedie, imponendo un prezzo altissimo a soggetti non tutelati, vittime di soprusi e insostenibili arbìtri. Il fine giustifica i mezzi? L’annosa questione è più che mai aperta e non si chiuderà mai.
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 Galaad Edizioni (del 26/02/2008 @ 14:51:46, in Video, linkato 740 volte)
Parlami dell'Universo,
di un codice stellare che morire non può.
Di anime in continuo mutamento
e abbracci nucleari estesi nell'immensità,
dove tu mi stai aspettando adesso.
Dentro a una vertigine che danza,
e ci porta al di là del tempo,
sino a ritornare sulle labbra,
l'incanto è lo stesso,
perché niente è cambiato
anche se tutto è diverso.
Cantami dell'Universo
di un codice stellare che mentire non può.
Cadono nel vuoto in un momento
miliardi di segnali che accendono l'immensità,
dove tu lo sai che poi mi perdo
dentro a una vertigine che danza,
e ci porta al di là del tempo,
sino a ritornare sulle labbra,
l'incanto è lo stesso,
perché niente è cambiato anche se tutto è diverso.
Perché niente è cambiato anche se tutto sembra diverso.
Miliardi di segnali che accendono l'immensità
dentro a una vertigine che danza
e ci porta al di là del tempo
sino a ritornare sulle labbra l'incanto è lo stesso
e tu sei dentro a una vertigine che danza
e ci porta al di là del tempo.
Dentro a una vertigine che danza,
ci porta al di là del tempo.
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 Galaad Edizioni (del 25/02/2008 @ 10:08:29, in Film, linkato 1043 volte)


di Paolo Ruggieri

Tratto dal romanzo omonimo diCormac McCarthy e candidato a otto premi Oscar, “Non è un paese per vecchi” è solo in apparenza la storia di un pugno di uomini disposti a fare qualunque cosa per recuperare una valigetta con dentro due milioni di dollari. Infatti alla fine della pellicola il danaro sembra svanire nel nulla, perdendo definitivamente la sua fittizia centralità, e ci rendiamo conto che il film non è altro che la profonda analisi psicologica di tre uomini in apparenza diversi l’uno dall’altro ma accomunati dalle stesse deviazioni mentali. E i fratelli Coen si dimostrano abilissimi nel mostrarci poco per volta i tormenti dei protagonisti: un assassino psicopatico, un ex saldatore e uno sceriffo. I tre ruotano attorno alla fatale valigetta come tre squali attorno a una preda evanescente, e quando sferrano l’attacco decisivo non trovano ciò che cercavano, ma cozzano l’uno contro l’altro scontrandosi con ciò che è reale. E la cosa reale può infliggere ferite letali a chi ha vissuto una vita che non ha scelto davvero, ma che gli è stata imposta da qualcosa di esterno alla propria volontà. L’ex saldatore (Josh Brolin), il primo a trovare i soldi e che fino all’ultimo è determinato a tenerli per sé battendosi con le unghie e con i denti, è un reduce del Vietnam e viene spontaneo pensare che se non fosse stato in guerra avrebbe avuto una vita diversa, nella quale avrebbe potuto far fruttare la prontezza e la sagacia di cui dà prova per quasi tutto il film. Come l’avrebbe avuta lo sceriffo (Tommy Lee Jones), costretto a indossare la divisa più per non turbare una lunga e solida tradizione di famiglia che per intima convinzione - e in realtà, dietro la scorza del duro, s’intravvede un animo poetico e raffinato, più portato alla speculazione che all’azione. E sarebbe di certo stata diversa la vita dell’assassino psicopatico interpretato dall’immenso Javier Bardem, un essere cupo e privo di umanità, una macchina di morte, ma anche lui deviato dal Male o da qualche personalità malvagia. Emblematica a tal proposito la scena finale: per un unico istante il killer, in fuga a bordo dell’ennesima auto rubata dopo l’ennesimo omicidio, indugia con lo sguardo su due ragazzi spensierati che vanno in bicicletta, passa con il rosso e rimane coinvolto in un banalissimo incidente stradale. E forse è proprio così, a causa di un evento in apparenza casuale e imprevedibile come il testa o croce di una moneta, che la sua vita si è fermata in gioventù, deviando dal suo percorso quando il folle assassino era una persona reale, quando era ancora se stesso.


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 Galaad Edizioni (del 22/02/2008 @ 21:15:57, in Libri, linkato 602 volte)


di Giuliana Friscia

La psiche umana è alla base di ogni rapporto tra gli esseri viventi perché l’individuo è anche e soprattutto il risultato di ciò che vive, subisce, ricorda e rimuove. Il passato influenza l’avvenire ed è impresa ardua non lasciarsi condizionare dal proprio vissuto. Non esistono uomini senza passato, ma è facile incontrare uomini che un’esperienza negativa ha privato di un futuro, di una speranza, di una possibilità di rinascita.
Le esperienze vissute disegnano i contorni del carattere e possono enfatizzarne i punti deboli; ognuno di noi cerca di nascondere con cura i piccoli o grandi traumi subiti, ma quando ciò avviene quei traumi hanno già modificato il volto della propria vittima e si specchiano su un’anima ferita, spossata, debilitata. Qualcuno prova a reagire, qualcun altro dimentica, altri ancora fingono di essersi lustrati l’anima da qualsiasi dolore e infine c’è chi mostra l’aspetto più labile e oscuro della propria natura: la follia.
Trauma” non è un libro di folli né tantomeno per folli. Più semplicemente, esso racconta come la pazzia possa annidarsi nelle profondità dell’animo e come sia facile farla emergere, ‘basta’ subire un trauma. La storia intreccia alcuni personaggi segnati da uno shock, al quale ognuno reagisce in modo diverso. Charles Weir, ad esempio, diventa uno psichiatra che odia il termine “strizzacervelli”, e questo particolare, che sembra inizialmente non avere alcuna importanza, si rivela decisivo quando alla fine del romanzo viene a galla la verità.
E' un thriller psicologico avvincente e scorrevole, nel quale il carattere dei singoli personaggi emerge pagina dopo pagina, come se fosse il lettore a scoprirlo e non lo scrittore a tratteggiarlo con sapienza.
Tema dominante del romanzo  è il senso di abbandono che incombe sull’esistenza  dei folli; la sensazione di vivere soli e isolati, privati di ogni affetto. La continua ricerca di cure si scontra con la paura di un’ulteriore delusione. Così, più si ha bisogno di attenzione più si vive nell’oscurità e nella negazione del proprio male.

“Trauma”  invita il lettore a porsi una domanda fondamentale: perché noi oggi siamo quello che siamo? E gli suggerisce una risposta, che è a sua volta un importante spunto di riflessione: per capire se stessi e non precipitare nel baratro della follia o della negazione di sé bisogna  ripercorrere ogni fase della vita trascorsa e soffermarsi a guardare nella propria anima, in quei luoghi oscuri dove nascondiamo segreti sepolti ma mai risolti.

Trauma
Patrick McGrath
Traduzione di A. Cristofori
Pagg. 252
Ed. Bompiani

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 Galaad Edizioni (del 14/02/2008 @ 16:24:00, in Video, linkato 2418 volte)

If you were a sailboat (Katie Melua)

If you're a cowboy I would trail you
If you're a piece of wood I'd nail you to the floor
If you're a sailboat I would sail you to the shore
If you're a river I would swim you
If you're a house I would live in you all my days
If you're a preacher I'd begin to change my ways

Sometimes I believe in fate
But the chances we create
Always seem to ring more true
You took a chance on loving me
I took a chance on loving you

If I was in jail I know you'd spring me
If I was a telephone you'd ring me all day long
If was in pain I know you'd sing me soothing songs

Sometimes I believe in fate
But the chances we create
Always seem to ring more true
You took a chance on loving me
I took a chance on loving you

If I was hungry you would feed me
If I was in darkness you would lead me to the light
If I was a book I know you'd read me every night

If you're a cowboy I would trail you
If you're a piece of wood I'd nail you to the floor
If you're a sailboat I would sail you to the shore
If you're a sailboat I would sail you to the shore
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 Galaad Edizioni (del 12/02/2008 @ 22:26:55, in Libri, linkato 917 volte)


di Paolo Ruggieri

Perché ad alcune persone viene offerta la possibilità di viaggiare nel tempo? E come vive un uomo al quale la Natura concede una facoltà del genere? A queste domande tenta di dare risposta Audrey Niffenegger ne “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”, e lo fa percorrendo la via del sentimento. All’autrice non interessa descrivere un viaggiatore temporale che ha il compito di usare i suoi poteri straordinari per compiere imprese mirabolanti e magari “salvare il mondo”, tanto che Henry, il protagonista del romanzo, non alza un dito per scongiurare l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre. Per Henry la “cronodisfunzione” da cui è affetto è solo una malattia, un impaccio che gli impedisce di vivere appieno il suo amore per Clare, non una condizione privilegiata o una benedizione celeste. Nel corso delle sue scorribande temporali Henry incontra se stesso fanciullo e gli insegna a cavarsela nelle situazioni più assurde; conosce Clare, la sua futura moglie, quando è ancora una bambina e se ne prende cura finché lei non raggiunge l’età in cui sboccerà il loro amore; torna al passato per rivedere la madre, morta quando lui era piccolo, in modo da tenerne vivo il ricordo; ma non può far nulla per salvarla. In altre parole, Henry può viaggiare nel tempo ma non può mutare il corso degli eventi: tutto è già scritto. E non potrà neppure salvare se stesso. A cosa serve allora viaggiare nel tempo? La Niffenegger non ci offre una risposta esauriente, ma si limita a raccontarci la vita di un uomo che si ritrova suo malgrado nella più assurda e paradossale delle situazioni. Solo l’amore ha la capacità di abbattere le barriere dello spazio e del tempo, solo un sentimento autentico, puro e assoluto può spingere Clare ad accettare fin da bambina un uomo tanto problematico, superando qualsiasi ostacolo. Henry è una persona nuova nel panorama delle tipologie umane e sua figlia erediterà le sue peculiari facoltà. E allora il problema da risolvere sarà un altro: come ci si deve porre di fronte a una “persona nuova”? Bisogna accettarla, seguendo l’esempio di Claire, risponde la scrittrice, perché se la Natura crea un essere nuovo lo fa per uno scopo ben preciso, forse oscuro per la limitata comprensione degli uomini, ma senza dubbio benefico.

La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo
Audrey Niffenegger
2006, 503 p.
Traduzione K. Bagnoli
Mondadori (Oscar bestsellers)

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"Nessuno può mai essere veramente ferito se non da ciò che altera la sua natura."
(Storia di una fattoria africana, Olive Schreiner)

"Nessuno sa quante ribellioni fermentano nelle masse di esseri viventi che popolano la terra."
(Jane Eyre, Charlotte Bronte) 

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