"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)
08nov
![]() di Danilo Marano |
“La terra del fiore azzurro” è una fiaba contemporanea. Anzi, la definirei una fiaba sempre contemporanea, perché i temi trattati sono più attuali che mai e lo saranno sempre, in quanto legati all'essenza stessa dell'essere umano. Il rapporto con l'ambiente e la natura, la solidarietà verso il proprio fratello, i dualismi guerra-pace, bene-male sono sempre stati e saranno sempre temi cruciali per l’umanità. Molte delle situazioni descritte ne “La terra del fiore azzurro” possiamo osservarle ogni giorno: litigi continui, estenuanti diatribe e discussioni senza sbocchi. Ognuno accampa le sue ragioni e spesso la matassa di rancore e risentimento diventa ancora più enorme e aggrovigliata dei motivi, futili o meno, che l'hanno creata. Le energie e il tempo spesi in conflitti sterili e senza costrutto nessuno ce li restituirà. Quanto tempo inutile sprechiamo nella vita. Tempo che potremmo utilizzare per migliorare la nostra esistenza e la condizione dell'intera società. È la stessa idea che il Vegliardo, figura saggia e carismatica, cerca di inculcare in Amor, futuro re, successore di Mordreth, sovrano di un regno triste e litigioso, fin troppo simile alla società contemporanea. |
13ott
![]() di Giuliana Friscia |
“Per chi scrivo in verità? Certamente non per gli ebrei, perché allora non lo farei in una lingua che un tempo, quando ero bambina, era parlata, letta e amata da tanti ebrei da esser considerata da molti la lingua ebrea per eccellenza, ma che oggi pochissimi ebrei conoscono bene. Scrivo allora per coloro che non vogliono o non possono dividere i sentimenti degli assassini e quelli delle vittime, scrivo per coloro che giudicano poco sano per la psiche leggere e informarsi troppo sui delitti degli uomini? Scrivo per coloro che trovano che io emani un'aura di estraneità impossibile a superarsi? Detto altrimenti, scrivo per i tedeschi. Ma lo siete veramente? Volete veramente essere così?”. Vivere ancora SE, 2005 pp. 239, 9.50euro |
16set
![]() di Daniela Di Pietrantonio |
Non si può vincere il Premio Strega al romanzo d’esordio e convincere tutti. Ma non si può nemmeno vincerlo senza un motivo. “La solitudine dei numeri primi” |
23ago
![]() di Giulia Merisi |
Cosa accade quando una persona, sentendosi inadeguata al mondo reale in cui vive, si crea con le parole o con le immagini un mondo nuovo che gli renda la vita di tutti i giorni più sopportabile? O diventa pazzo oppure diventa un artista. Uno scrittore ad esempio, qual è il nostro autore (tra l’altro Premio Nobel 2006 per la letteratura). |
26giu
![]() di Giulia Merisi |
“Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla.” Lettera a un bambino mai nato |
08giu
![]() di Paolo Ruggieri |
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Più che un romanzo, “Stevenson sotto le palme” di Alberto Manguel è un lungo racconto che concentra in poche pagine una grande varietà di temi, invitandoci a riflettere sull’immenso potere del vero artista. L’artista è colui che è in armonia con la natura e da essa trae ispirazione, riproducendola senza privarla della vita che la anima. Dunque nel vero artista l’arte è natura. Lo scrittore con la “S” maiuscola ha la capacità di ricreare la realtà che lo circonda senza dare l’impressione di crearne un mero duplicato, ma dando vita, con carta e inchiostro, a qualcosa che è esso stesso realtà, che è esso stesso natura, anche se fatto di una sostanza diversa. Dio crea l’albero così come siamo abituati a vederlo, l’artista fa lo stesso ma con materiali diversi. E questo piccolo gioiello narrativo vuol farci capire che Stevenson - Tusitala, il grande narratore, in quanto artista non era semplicemente un uomo che viveva in pace con la natura, ma un essere che della natura era parte integrante. La storia è molto semplice. Manguel ci racconta gli ultimi giorni di vita di Robert Louis Stevenson nell’isola di Samoa. Stevenson è malato ma continua a scrivere, supportato dall’amorevole moglie Fanny. Sull’isola incontra un predicatore scozzese accecato dall’odio verso i samoani, colpevoli a suo giudizio di abbandonarsi ai piaceri più bassi della carne. Stevenson non è d’accordo con questa visione: lui ama la bellezza incontaminata del luogo e la naturale spontaneità degli indigeni. Ciononostante verrà accusato di aver stuprato e ucciso una ragazza samoana e di aver dato fuoco a un locale frequentatissimo dagli abitanti dell’isola. Dopo qualche giorno, lo scrittore morirà senza aver potuto provare la sua innocenza e lasciando incompiuto il suo ultimo romanzo. Tre sono i profili del racconto sui quali conviene soffermarsi. Il titolo, profondo ed evocativo, va collegato all’ammonimento di Goethe che troviamo in epigrafe: “Nessuno cammina impunemente sotto le palme”. Quando si cammina sotto le palme c’è sempre il pericolo di essere colpiti da una noce di cocco. Come dire: la natura sa riconoscere chi fa del male o nasconde un peccato, ma Stevenson può starsene sotto le palme senza correre alcun pericolo, perché è puro e buono come la natura stessa. Ed è proprio il titolo del romanzo a suggerirci l’innocenza di Stevenson ancor prima che la storia abbia inizio, perché lui non è e non potrebbe mai essere l’autore degli atroci delitti di cui è accusato. Nel racconto si ha l’impressione che il predicatore sia un essere che solo Stevenson vede e che sia lui a commettere gli omicidi. A un certo punto questa misteriosa entità ci appare come una sorta di alter ego dello scrittore, un parto della sua mente, una proiezione degli aspetti malvagi della sua personalità, fino a instillarci il dubbio che sia stato davvero Stevenson a commettere le atrocità di cui è accusato, magari in preda ai deliri della sua malattia. Manguel non si dà pena di sciogliere il mistero, ma insiste più e più volte sul potere della fantasia del vero artista. Così potente è il vero scrittore da riuscire a creare dal nulla situazioni e personaggi che interagiscono con la realtà, producendo effetti reali; ma il vero artista riceve questo dono dalla natura benevola e di conseguenza non può far del male. Infine, l’ultimo spunto di riflessione ci è offerto da una dichiarazione di poetica che lo scrittore argentino inserisce con maestria nel racconto: “Una volta (Stevenson) aveva fatto notare a Henry James che ciò che intendeva fare nei suoi libri era privarli del senso della vista. Lui udiva la gente parlare, li sentiva agire…”. Questo, sembra suggerire il fantasma di Tusitala attraverso l’abile penna di Manguel, è il vero scrittore: colui che narra coinvolgendo tutti i sensi. Stevenson sotto le palme |
![]() di Giulia Merisi |
Or poserai per sempre, Con parole di una disperazione e di un nitore estremi, ci accoglie nel suo mondo interiore Giacomo Leopardi da Recanati. Il Poeta dal cuore di ragazzo che pensava da uomo e non sapeva vivere. Nei suoi versi fatti di seta e di vento canta la solitudine senza consolazione che tutti ci accomuna, che pochi ammettono di soffrire e che soltanto i poeti sanno leggere con dolente disincanto. Ma Giacomo Poeta “puro” che trova pace solo nell’arte, alla speranza di essere accettato ed amato non rinuncia, nonostante ad ascoltar la ragione gli derivi la quasi certezza che la sua sete di affetto rimarrà inappagata. A Recanati come altrove. |
![]() di Giuliana Friscia |
Questo è un diario un po’ speciale, un diario che conserva tra le pagine l’innocenza di una giovane donna costretta a vivere una realtà non sua, ma che gli altri, i “nemici”, le hanno appiccicato addosso. L’altra verità. Diario di una diversa |

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