"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)
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Non si dica che non ho detto niente di nuovo: la disposizione della materia è nuova; quando si gioca a palla, è sempre la stessa palla con cui giocano l’uno e l’altro, ma uno dei due la lancia meglio. Tanto varrebbe rimproverarmi di essermi servito di parole antiche: come se gli stessi pensieri non formassero un altro discorso per una disposizione diversa, nello stesso modo che le medesime parole disposte diversamente formano altri pensieri. (Blaise Pascal, Pensieri, traduzione di Franco De Poli, Fabbri, 1969) |
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Ogni due o tre anni salta fuori una nuova teoria sulla probabile posizione dell’Eden, che contraddice tutte le teorie precedenti. Solo su un punto sono tutti d’accordo, e cioè che non esiste più, che è finito per sempre. Ma io ti dico: non importa dove sia stato, l’importante è solo che non c’è più. E si trovasse in Mongolia o altrove – in ogni caso là dove un tempo sorse l’Eden oggi deve esserci l’inferno. Perché non è pensabile che si sia tramutato in una contrada come tante. Sarebbe stata una mezza misura che dall’Eden non mi aspetterei mai. Deve essersi tramutato invece nel suo esatto, infernale contrario. Perché le cose, tutte le cose, o restano come sono o altrimenti si trasformano nell’estremo opposto.
(Un sogno in rosso, Alexander Lernet-Holenia, traduzione di Elisabetta Dell'Anna Ciancia, Adelphi, 2006) |
22giu
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Ho stappato lo champagne e l’ho versato nei calici. Ho passato personalmente a ognuno di loro un calice, sorridendo. Poi ho preso il mio.
"Prima di bere, vorrei dire due parole a tutti voi." Audrey mi ha stretto la mano. È sceso il silenzio. Mi sono schiarita la voce. "Volevo ringraziarvi tutti. Mi avete dato molto. Mi avete accolto nel vostro gruppo, mi avete fatto sentire accettata. E per questo vi ringrazio. Siete i miei amici, e in ognuno di voi c’è qualcosa di me. Forse è questo il motivo per cui vi piace tanto stare con me e confidarvi. Conservo gelosamente la memoria di ogni singolo istante che abbiamo passato insieme. Mi accompagnerà ovunque..." (Gregory Milton, L'ultima notte, Galaad Edizioni, 2007) |
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La santità del libro, in generale, consiste nel fatto che il libro, allo stesso tempo, si pone e si impone ogni volta come un’entità data, compiuta, integrale e non modificabile, pur aprendosi liberamente alla lettura che non la finirà mai di aprirlo più ampiamente o più profondamente, di dargli mille sensi, mille segreti, di riscriverlo alla fine in mille modi. (Jean-Luc Nancy, Del libro e della libreria, Raffaello Cortina Editore, 2006) |
04lug
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Si limitò a gettarmi un'occhiata, leggendomi in volto tutta la storia, e mormorò: "La conoscenza è forza, non è vero?". Poi tornò a leggere. (David Grossman, Ci sono bambini a zigzag, traduzione di S. Kaminski e E. Loewenthal, Mondadori, 1996) |
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Io e te dobbiamo fare un patto. Ci ho pensato tutta la notte... nel senso che anch'io ho una cosa da chiederti, dunque a ben vedere è piuttosto un baratto.
(Antonio Tabucchi, Tristano muore, Feltrinelli, 2004) |
14lug
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In momenti così il telefono sembra una bomba a orologeria. Nessuno sa quando scoppierà, ma il tempo è scandito da questa possibilità. Il telefono ha una forma strana. Molto strana. Di solito non ci si fa caso, ma a guardarlo con attenzione si comincia a notare la sua singolare presenza nello spazio. A volte lo guardi e ti sembra che abbia un disperato bisogno di dire qualcosa, altre volte è come se si sentisse oppresso dalle proprie funzioni. Un puro concetto a cui è stato affidato un corpo inadeguato. (…) Ma mettiamo il caso che io riuscissi a superare i suddetti ostacoli, e a telefonare a Yuki. Potrebbe benissimo dirmi “adesso non mi va di parlare. Ciao”, e chiudermi il telefono in faccia. In quel caso non si produrrebbe alcuna conversazione. Sarebbe solo un esempio di interesse unilaterale. (…) |
22lug
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…incontrai gli occhi di Demian. […] Non solo notai che non aveva un viso di fanciullo ma d’uomo: credetti addirittura di vedere o di sentire che il suo non era neanche un viso d’uomo, ma qualche cosa di diverso. Ci doveva essere un che di femminile, e per un istante quel volto non mi parve né maschile o puerile, né vecchio o giovane, ma in qualche modo millenario, fuori del tempo, con l’impronta di secoli diversi dai nostri. Così possono essere animali o alberi o astri, non avrei saputo dire; non sentivo esattamente ciò che ne dico ora da adulto, ma qualcosa di simile. Forse era bello e mi piaceva, forse mi era antipatico, ma nemmeno questo era decisivo. Vidi soltanto che era diverso da noi come un animale o come uno spirito: non so com’era, ma era diverso, incredibilmente diverso da tutti noi. (Herman Hesse, Demian, traduzione di Ervino Pocar, Mondadori, 1979) |

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