"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)
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L'immagine dell'esser mio fecondo sparì. Foglia d'autunno cadde sul mio capo stanco. Ed ingiallii. Ma la radice al piede incerto s'avvinghiò. L'antico immenso legno mi tenne stretto a sè. M'aveva riconosciuto. Anonimo |
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"Chi, se urlassi mi sentirebbe fra le schiere degli angeli e se anche improvvisamente uno dovesse portarmi al suo cuore morirei della sua presenza più forte poiché il Bello non è nient’altro che il Tremendo al suo inizio solo appena sopportabile e lo ammiriamo a tal punto che serenamente sdegna distruggerci ogni angelo è terribile così mi tengo sotto controllo e inghiotto il richiamo di oscuri singhiozzi ah, di chi mai ci possiamo valere non degli angeli non degli uomini e gli astuti animali hanno da tempo notato che non siamo per niente sicuri o a nostro agio nel mondo interpretato" (Kenneth White, Lungo la costa, traduzione di Silvia Mondino, Amos, 2007) |
05gen
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Coloro che son favoriti dalle proprie stelle |
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Luna gentile, spargi la tua voce
di voluttà su me come la tua morbida, chiara luce, trasportata dall'ombra estiva, avvolge il marinaio per isole tranquille in ogni tempo. Cara luna, giunge al fondo della mia gloria il cristallo della tua voce che ammalia feroci gioie che, come tigri, san lasciare ferite che han bisogno del tuo balsamo. (Shelley, Poesie, da "Prometeo liberato" Atto IV, traduzione di Franco Giovanelli, Newton Compton, 2008) |
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Le mie canzoni stanno
alla tua porta timide e bussano e s'inchinano: mi apri? [...] Le mie canzoni sanno somigliare a te splendido. Sulla porta s'inchinano: mi apri? (Hermann Hesse, Sull'amore, traduzione di Bruna Bianchi, Mondadori, 1988) |
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Le braccia torte alcune e altre già scuoiate, al ciel protende, livido e immoto, la quercia morta; ripensa al seme, che la generò, ai nidi, ai cinguettii che l’hanno rallegrata, ai tanti frutti che ha donato, alle stagioni trapassate e alla cagione che la fe’ perire. E disperatamente l’ascia attende e il sudato lamento di coloro che le misere spoglie abbrancheranno. (Domenico Andrea Asfalto, Aceto di vino, Galaad Edizioni, 2008) |
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C'è un antro nel mio corpo dove abita un'ombra: corre sulle nude pareti rocciose umide fredde senza sosta cerca qualcosa. Ho posto una pietra sull'unica entrata: sepolcro è l'antro. Mai ribaltare il masso, l'ombra la luce ucciderebbe. Anonimo |

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