"I pretended to be somebody I wanted to be until finally
I became that person. Or he became me." (Cary Grant)
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| Madamina, il catalogo è questo delle belle che amò il padron mio; un catalogo egli è che ho fatt'io: osservate, leggete con me. In Italia seicento e quaranta, in Lamagna duecento e trentuna, cento in Francia, in Turchia novantuna, ma in Ispagna son già mille e tre. V'ha fra queste contadine, cameriere, cittadine, v'han contesse, baronesse, marchesane, principesse, e v'han donne d'ogni grado, d'ogni forma, d'ogni età. Nella bionda egli ha l'usanza di lodar la gentilezza; nella bruna, la costanza; nella bianca, la dolcezza. Vuol d'inverno la grassotta, vuol d'estate la magrotta; è la grande maestosa, la piccina è ognor vezzosa. Delle vecchie fa conquista pel piacer di porle in lista: ma passion predominante è la giovin principiante. Non si picca se sia ricca, se sia brutta, se sia bella: purché porti la gonnella, voi sapete quel che fa. (Dal Don Giovanni, Scena Quinta, Leporello) |
![]() di Pietro Ruggieri |
Potrei definire il teatro visivo dei “Mummenschanz” come una rappresentazione poetica della quotidianità. La compagnia svizzera dei Mummenschanz, che mosse i primi passi agli inizi degli anni ’70 partendo dall’esperienza artistica del mimo e ormai famosa in tutto il mondo, presenta a Roma - per pochi giorni, purtroppo - un “pout-pourri” delle sue esperienze visive più note e di successo. In un’atmosfera da sogno e senza alcun accompagnamento musicale, gli artisti, avvolti completamente da abiti di velluto nero, sono invisibili agli occhi di chi guarda e fanno muovere sul palcoscenico forme di varie dimensioni, creando piccole storie al confine tra gioco e poesia. Ritorno bambino e osservo esseri mutevoli di forma cilindrica giocare insieme al pubblico con un enorme pallone rosso di gomma, sagome di cartone esibirsi da ballerini-giocolieri, massi giganti da fiaba incantata trasformarsi in faccioni ora sorridenti ora arrabbiati e buffi personaggi dialogare tra loro con lunghi srotolamenti di carta igienica colorata.
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Il mondo incantato dei Mummenschanz è adatto a tutti, grandi e piccini, a chi vuole riassaporare, anche solo per la durata di uno spettacolo, uno sguardo su un mondo lontano dalle frenesie che ogni giorno ci privano del sorriso. Resto sorpreso quando gli artisti, tra gli applausi finali, si sfilano dalla testa i cappucci neri, rivelando persone avanti negli anni e con i capelli bianchi. La poesia e il gioco non hanno età, anzi, rendono più giovani. “Mummenschanz - 3 x 11”,
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06mar
![]() di Daniela Di Pietrantonio |
Duecentosessantuno anni sono tantissimi. In quasi tre secoli tutto cambia in un paese: la società, la cultura, il gusto. Eppure una commedia del 1747 può ancora divertire. Quando ci si appresta ad assistere all’opera di un grande autore del passato come Goldoni ci si aspetta fondamentalmente di conoscere un classico della letteratura italiana, di comprendere un’epoca, ma raramente di ridere di gusto. E in effetti, messi di fronte a una scena settecentesca, con tanto di linguaggio affettato e costumi d’epoca, ci si trova un po’ fuori dal tempo. Ma poi entra in scena un uomo che è una maschera comica naturale, che si fa capire anche parlando in bergamasco o veneziano, e ogni distanza temporale tra lo spettatore e la comicità immortale dell’opera è annullata. La scenografia, i costumi, la lingua e la stessa vicenda sono inevitabilmente d’altri tempi: Zanetto e Tonino, gemelli veneziani separati da bambini, si trovano contemporaneamente a Verona per sposare due donne diverse e dall’incontro con gli altri personaggi, che non riescono a distinguerli, nasce una serie di fraintendimenti risolti solo nel finale semi-tragico. La commedia degli equivoci è un classico declinato nelle più diverse maniere, da Plauto a Shakespeare ai film demenziali, e che per questo rischia di risultare banale e addirittura noiosa. Per di più la comprensione della commedia goldoniana viene messa alla prova dall’utilizzo praticamente esclusivo, da parte di alcuni personaggi, del dialetto. Ma a provocare l’ilarità del pubblico basta il talento comico di Massimo Dapporto, che passa con naturalezza dal ruolo dello sciocco e pusillanime Zanetto, caratterizzato da una mimica facciale e una cadenza irresistibili, a quello dell’arguto e coraggioso Tonino. Benché la comicità dell’opera sia affidata in parte anche ad altri personaggi (Arlecchino), il maggior peso della riuscita della rappresentazione è affidato alla versatilità e al talento del protagonista. I temi sono quelli universali dell’amore, l’amicizia, l’onestà, il tradimento e l’interesse, incarnati con leggerezza ed efficacia dalle maschere tradizionali della commedia dell’arte (Brighella, Colombina, Arlecchino). Un’occasione per ridere, riflettere e ammirare l’arte di un drammaturgo intramontabile e di un attore di grandissimo talento. Di Carlo Goldoni, regia di Antonio Calenda, con Massimo Dapporto |
![]() di Daniela Di Pietrantonio |
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Un processo a Dio è paradossale, ma diventa naturale per chi non riesce a trovare più un senso all’esistenza.
Regia di Stefano Fantoni, con Ottavia Piccolo, Vittorio Viviani, Silvano Piccardi, Olek Mincer, Francesco Zecca e Marco Cacciola. |
13dic
![]() di Daniela Di Pietrantonio |
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Il “Jesus Christ Superstar” italiano merita un’ovazione. È potente, coinvolgente e attualissimo. Merito del rock, suonato dal vivo da un’orchestra di 6 elementi, degli ottimi interpreti canori, ma anche dell’adattamento dei testi e della messa in scena di Fabrizio Angelini e Gianfranco Vergoni.
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13dic
![]() di Daniela Di Pietrantonio |
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“Menopause” è un musical simpatico, anzi divertente. Nato in un minuscolo teatrino di Orlando (Florida) nel 2001 per opera dell’autrice e produttrice Jeanie Linders, arriva oggi in Italia in una versione adattata anche nelle musiche. Regia di Manuela Metri, con M. Laurito, F. Mari, Fiordaliso, M. Metri. |

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