LA LUCE CHE SI SPENSE
Rudyard Kipling
   

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Traduzione di
Franco De Poli

pp. 254
13x20
14,00 euro
Lumina mundi n.5

Dick Heldar è un pittore. Durante la Guerra in Sudan del 1890 una grave ferita agli occhi lo costringe a far ritorno in Inghilterra, dove decide di mantenersi con la sua arte. I suoi dipinti realistici, raffiguranti scene di guerra in Sudan, conquistano a poco a poco una certa popolarità e il giovane artista è costretto, per sbarcare il lunario, a soggiacere ai gusti del pubblico, realizzando una serie di opere commerciali. Dopo qualche tempo, però, la ferita agli occhi comincia a peggiorare: Dick Heldar si rende conto che sta per diventare cieco. Decide allora di dipingere il suo capolavoro, La Malinconia che trascende ogni intelletto, utilizzando come modella la prostituta Bessie. Per lenire il dolore Dick inizia a ubriacarsi e tormenta la donna per costringerla ad assumere le pose e le espressioni che desidera. Dick porta a termine l’opera e perde la vista per sempre; ma per vendicarsi dei maltrattamenti subiti, Bessie distrugge il dipinto imbrattando la tela. Quando il pittore invita a casa sua Maisie, una giovane donna alla quale era affezionatissimo da bambino, per mostrarle il suo capolavoro, la ragazza non avrà la forza di dirgli che l’opera è rovinata per sempre. Sopraffatto dalla disperazione, il giovane torna in Sudan, in cerca di un impossibile riscatto. Pubblicato nel 1891, La luce che si spense è il primo romanzo di Kipling, quello dove più che in ogni altro emerge il vissuto dello scrittore e trovano espressione le paure e le speranze più intime e personali. L’angoscia di Dick Heldar riflette l’angoscia dello stesso Kipling, che da ragazzo fu sul punto di perdere la vista: un’esperienza che lo segnò per il resto della vita e che non riuscì mai a superare del tutto.