Traduzione e cura di Angiolo Bandinelli
Prefazione di Paolo Simonetti
Cosa ne sarebbe di Melville – il Melville scrittore, intendo – se il 5 giugno del 1839, appena diciannovenne, non si fosse imbarcato, semplice marinaio, sul postale St. Lawrence, in servizio tra New York e Liverpool? Tra questa esperienza e le tante avventure che lo portarono per i mari di tutto il mondo matura lo scrittore che amiamo: non avesse vissuto queste peripezie, non avremmo né Typee né Moby Dick né Benito Cereno o The Piazza Tales. Uno spiraglio di risposta all’interrogativo ce lo aprono i due racconti che qui presentiamo. Vennero pubblicati su un giornaletto di provincia, pochi giorni pri-ma dell’imbarco sul St. Lawrence. Hanno più di un motivo di interesse. In queste storielle leggere e svagate, impreziosite da raffinate, manieristiche citazioni, tutto è spettacolo straordinario: il ragazzo era già uno scrittore. Nel Melville maturo il mondo è sostanzialmente un universo maschile (difficile ricordare un volto femminile nei suoi più noti racconti e romanzi); qui invece i personaggi sono tutti, tranne la voce dell’io narrante, femminili: ragazze belle e saporose, nella loro vita in una provincia tra Jane Austen e la Brontë. Passeggiano per i viali di Lansingburgh, il paesino dove Herman vive con la madre, partecipano a balli di società, sono ammirate e desiderate. Il galante giovane è rapito in estasi, tanto più quando il fascino ha un che di esotico, ed è intriso d’un erotismo malato, di una decadente voluttà. È, diciamo, un altro Melville, insospettato, ambiguamente attraente, ma godibilissimo.
Lilliput n.7
Rassena stampa
Il Venerdì di Repubblica (14 ottobre 2016)