Rip Van Winkle e La leggenda di Sleepy Hollow sono i due racconti più celebri di Washington Irving, nei quali lo scrittore rielabora materiali del folklore europeo per inserirli nel contesto dei giovani Stati Uniti d’America, offrendo un contributo decisivo alla nascita del racconto moderno e anticipando alcuni temi della letteratura fantastica. Il cavaliere senza testa di Sleepy Hollow e Rip con il suo sonno ventennale non sono però semplici espedienti narrativi, ma figure che danno forma ai traumi della Rivoluzione e alle tensioni di una società in rapida trasformazione, divisa tra mito delle origini, etica del lavoro e desiderio di fuga. In questa prospettiva, l’evasione di Rip e l’apparizione soprannaturale a Sleepy Hollow diventano metafore di un’identità collettiva ancora instabile, sospesa tra eredità europea e ambizione di assoluta novità. Questo processo di invenzione culturale, tuttavia, non è mai pedante o didascalico: Irving lo conduce sempre con leggerezza e ironia, grazie a narratori straniati e a un gusto spiccato per il piacere del racconto e per l’esplorazione di un paesaggio ancora tutto da definire, almeno in termini letterari. Ed è forse in questo equilibrio perfetto tra gioco e consapevolezza critica che si manifesta la modernità di Irving, capace di inventare un immaginario che trasforma un territorio “senza storia” in uno spazio letterario.
Lumina Mundi n.20
Traduzione e cura di Giulio Segato
Con testo originale a fronte